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Kaze, attrice e cantante afroitaliana, racconta come aver portato taniche d’acqua in un villaggio del Kenya le abbia cambiato la percezione delle piccole difficoltà quotidiane: un gesto che oggi illumina una crisi che resta largamente ignorata. Sul campo, operatori umanitari segnalano una situazione di emergenza tra siccità persistente e ondate di pioggia inaspettate che hanno conseguenze immediate su salute, istruzione e mezzi di sussistenza.
Un carico che pesa più della fatica
Durante la Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo) l’ONU ha scelto il tema Acqua e Genere per mettere in luce la disparità nella gestione delle risorse idriche. In molte aree dell’Africa subsahariana sono donne e bambine a farsi carico della raccolta dell’acqua, con percentuali che oscillano tra il 70% e il 76%. Questo peso limita il loro accesso all’istruzione e alla sicurezza psicofisica: servizi igienico-sanitari insufficienti nelle scuole spingono molte ragazze ad abbandonare gli studi durante l’adolescenza.
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Roberta Rughetti, direttrice di Amref Italia, richiama l’attenzione sulla gravità del fenomeno: molte morti legate a condizioni igienico-sanitarie precarie sono prevenibili, e restano inaccettabili nel mondo contemporaneo.
Dati che chiariscono l’urgenza
La crisi idrica è vasta e concreta.
- Nel mondo circa 2,2 miliardi di persone non dispongono di acqua potabile gestita in modo sicuro; in Africa sono stimate 845 milioni.
- Ogni giorno quasi 1.000 bambini sotto i cinque anni muoiono per malattie diarroiche legate a acqua non sicura e condizioni igieniche insufficienti, con il maggior numero di casi in Africa.
- Nelle comunità rurali africane la quota di mortalità attribuita a malattie trasmissibili legate all’acqua si avvicina al 50%.
Il paradosso climatico: piogge intense, ma non basta
Negli ultimi mesi il Corno d’Africa ha registrato sia precipitazioni eccezionali sia periodi di grave aridità. Gli operatori di campo descrivono scenari contraddittori: in alcune aree le piogge hanno provocato inondazioni e vittime, mentre in altre la scarsità d’acqua è peggiorata.
Nel nord-ovest del Kenya, nelle contee di Isiolo e Marsabit, gli operatori segnalano che circa il 20% dei pozzi è fuori uso a causa dell’uso eccessivo; coltivazioni e raccolti sono falliti in massa e il bestiame è costretto a percorrere distanze fino a 15 km per raggiungere una fonte d’acqua. Le piogge fra ottobre e dicembre 2025 si sono fermate tra il 30% e il 60% della media stagionale in molte aree, configurando una delle stagioni più siccitose dal 1981.
Etiopia: il quadro nella Liben Zone
Nel Filtu Woreda, nella Liben Zone (regione Somala dell’Etiopia), la combinazione di secche prolungate e conflitti ha reso l’altopiano particolarmente vulnerabile. Rapporti sul campo parlano di costi dell’acqua insostenibili per le famiglie, circa la metà delle strutture sanitarie senza approvvigionamento idrico funzionante, un aumento delle malattie infettive e una crescita della malnutrizione acuta nei bambini. Osservatori locali definiscono la crisi come la peggiore degli ultimi 25 anni, conseguenza del ripetersi del fallimento delle stagioni delle piogge nel 2025.
Queste condizioni mostrano come la salute ambientale, animale e umana si intreccino strettamente: dove l’acqua manca, aumentano i rischi per tutti.
Cosa stanno facendo gli operatori e cosa serve adesso
Sul terreno, organizzazioni come Amref continuano interventi di emergenza — rifornimenti idrici, supporto sanitario e programmi di prevenzione — ma le risposte devono essere ampliate e sostenute nel tempo. Rughetti insiste sulla necessità di rafforzare iniziative coordinate tra medici, veterinari ed esperti climatici, ossia progetti One Health che affrontino simultaneamente le interazioni tra ambiente, animali e persone.
- Interventi a breve termine: distribuzione di acqua potabile, riparazione di pozzi e servizi igienici nelle scuole.
- Azioni di medio-lungo periodo: infrastrutture idriche resilienti, programmi di raccolta e gestione dell’acqua, formazione locale per la manutenzione.
- Politica e finanziamenti: investimenti pubblici e cooperazione internazionale per raggiungere obiettivi di sostenibilità concordati a livello continentale entro il 2026.
Perché questo conta oggi: il cambiamento climatico rende gli eventi meteorologici più imprevedibili e frequenti, mettendo a rischio la vita e il futuro di milioni di persone. Affrontare la crisi idrica significa proteggere la salute, l’istruzione e i mezzi di sussistenza — elementi essenziali per la stabilità delle comunità più esposte.
Le testimonianze come quella di Kaze e i resoconti degli operatori sul campo confermano che dietro i numeri ci sono storie concrete e scelte politiche da prendere ora, non domani.












