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Dopo settant’anni di servizio, il celebre fuoristrada britannico lascia le linee: il ritiro della flotta militare apre una fase di rinnovamento che influirà su capacità operative, industria nazionale e sulle missioni all’estero. Entro il 2030 l’Esercito britannico intende sostituire questi veicoli storici con mezzi più adatti alle esigenze contemporanee.
Un simbolo che esce di scena
Le automobili, nate dal progetto di Maurice Wilks nel dopoguerra, hanno accompagnato le forze britanniche in teatri molto diversi: dal deserto a operazioni a lungo raggio, fino alle montagne dell’Afghanistan. La loro semplicità e adattabilità le hanno rese un punto di riferimento per i trasporti tattici e la logistica su terreni difficili.
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Ora l’Esercito ha lanciato il piano di dismissione: saranno progressivamente tolti dal servizio quasi 5.000 veicoli 4×4, con una roadmap che fissa il pensionamento completo entro il 2030. Allo stesso tempo è partita la ricerca del successore.
Varianti che hanno fatto la storia
- Ambulanze Serie IIA – Versioni adattate per il trasporto medico, capaci di accogliere barelle e personale sanitario.
- Versioni per forze speciali – Modifiche specifiche per operazioni a lungo raggio e ricognizioni in ambienti desertici e ostili.
- Prototipi anfibi – Soluzioni sperimentali pensate per sbarchi, mai adottate su larga scala.
- Semicingolati V8 Centaur – Tentativi di combinare mobilità stradale e trazione a cingoli per compiti specializzati.
Queste trasformazioni dimostrano la versatilità della piattaforma originaria, capace di adattarsi a ruoli molto diversi senza perdere affidabilità.
Cosa cambia e perché conta oggi
Il rimpiazzo non è solo una questione di estetica: le minacce contemporanee e i teatri di operazione richiedono protezione maggiore, connettività, modularità per diversi carichi e la possibilità di integrare sensori e sistemi di comunicazione. In questo quadro è nato il Land Mobility Programme, l’iniziativa chiamata a scegliere la nuova piattaforma leggera dell’Esercito.
Il Ministro per la Prontezza della Difesa e l’Industria ha ricordato, durante l’evento celebrativo presso la Scuola per Veicoli Corazzati da Combattimento, il valore storico della flotta, sottolineando però che è necessario guardare avanti: le prossime forniture dovranno rispondere a requisiti operativi evoluti e offrire opportunità al settore industriale britannico.
Alcuni test sono già in corso: tra le opzioni valutate figura il veicolo tattico Fering Pioneer X, impiegato in prove per le forze speciali. La sfida è trovare un mezzo che unisca la stessa elasticità d’uso dei modelli come Defender (nelle varianti 90 e 110) o Wolf, senza sacrificare sicurezza e tecnologie moderne.
Implicazioni pratiche
Per chi opera sul campo il cambiamento può tradursi in vantaggi concreti: maggiore protezione per l’equipaggio, autonomia energetica migliorata, interoperabilità con asset digitali e spazio per attrezzature modulari. Per l’industria, invece, la gara rappresenta un’occasione per innovare e rafforzare la filiera nazionale.
- Termine del ritiro: entro il 2030.
- Obiettivi del successore: protezione, connettività, modularità, facilità di manutenzione.
- Opportunità industriali: sviluppo di soluzioni nazionali e cooperazione con fornitori NATO.
Con le prime unità storiche già avviate al ritiro, si chiude un capitolo importante della mobilità militare britannica. Resta aperta la domanda se i nuovi mezzi sapranno garantire la stessa affidabilità sul terreno, ma il processo di selezione punta a coniugare esperienza consolidata e tecnologie del presente.
Il passaggio verso una nuova generazione di veicoli non è dunque solo un atto commemorativo: è una risposta alle esigenze operative del XXI secolo e una partita significativa per il settore difesa del Regno Unito.












