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Dopo il successo al Festival di Venezia con il biopic Duse, Gaja Masciale non rallenta: la giovane attrice pugliese continua a muoversi tra cinema e palcoscenico, puntando su ruoli che rimettono al centro temi di attualità. Il suo ultimo impegno teatrale — una riscrittura contemporanea de La locandiera — trasforma la maschera goldoniana in un racconto che indaga la violenza di genere e il prezzo della ribellione femminile.
Dal set al palco: una carriera in costruzione
Formata a Roma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, Masciale ha attirato l’attenzione del pubblico con la partecipazione a Duse di Pietro Marcello, presentato a Venezia, dove interpreta Cecilia Rinaldi, personaggio immaginario che incrocia la vicenda della grande attrice italiana. Ma è il teatro che definisce la sua identità artistica: lì sente di dare il meglio di sé e di esplorare dimensioni personali e sociali complesse.
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Mirandolina oggi: dalla commedia alla tragedia
Nella versione diretta da Caitríona McLaughlin, ambientata in Irlanda, la tradizionale Mirandolina viene ripensata come una giovane travolta dal lutto e dalla rabbia, costretta a giocare su più fronti per difendere la propria autonomia. La messa in scena sposta la prospettiva dalla beffa alla frattura interiore, trasformando la pièce in un’indagine sulla forza e sulla vulnerabilità femminile.
La riscrittura di Marina Carr è al centro di questo riadattamento: il testo mette in crisi l’impianto originale di Goldoni e porta sul palco la questione della violenza di genere in modo diretto e spesso drammatico. Masciale sottolinea come il confronto con un personaggio così complesso abbia amplificato il suo interesse per sfide attoriali non banali.
- Temi principali: violenza di genere, lutto, identità femminile.
- Direzione artistica: Caitríona McLaughlin (Abbey Theatre, Dublino).
- Testo: adattamento di Marina Carr basato su La locandiera di Carlo Goldoni.
- Contesto: ambientazione contemporanea in Irlanda, passaggio dalla commedia alla tragedia.
Tra istinto e formazione
Per Masciale il teatro resta la passione che l’ha accompagnata fin dall’adolescenza: una scelta maturata quasi per caso alle medie e poi coltivata fino all’Accademia. Ma l’esperienza cinematografica ha lasciato un segno: lavorare con Valeria Bruni Tedeschi in Duse le ha aperto nuove possibilità interpretative, sbloccando una parte istintiva del suo modo di recitare.
Fuori dal palco e dal set, la sua vita mantiene un profilo creativo e variegato: ama la musica elettronica e suonare alla consolle, scrive per il teatro con una compagnia che stima e spera di mettere in scena i propri testi. Tra i desideri professionali anche il cinema di genere: un giorno le piacerebbe recitare in un fantasy.
Radici e prossimi passi
Originaria di Bitonto, porta con sé il dialetto e la memoria della «terra rossa» pugliese, elementi che dice la aiutano a restare connessa alle proprie radici e a entrare con autentica verità in certi ruoli.
Sul fronte dei nuovi progetti, Masciale segnala impegni sia teatrali sia per il piccolo schermo: di recente ha interpretato la moglie dell’atleta Abdon Pamich in un film per la Rai ispirato alla sua vita, e lavorerà ancora su più fronti nei prossimi mesi.
Per il pubblico rimane interessante seguire il percorso di un’attrice che alterna formazione classica e scelte moderne, puntando su testi che parlano al presente. La sua traiettoria suggerisce un attore che cerca ruoli capaci di lasciare un segno e di stimolare un confronto pubblico su temi urgenti.










