Mimmo Rotella precursore dello scorrimento visivo: sempre in cerca di ispirazioni

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A Palazzo Ducale di Genova una grande retrospettiva ripercorre sessant’anni di sperimentazione visiva di Mimmo Rotella, dall’uso della carta strappata alle incisioni sulla memoria dei manifesti. La mostra ricostruisce perché il suo lavoro resta oggi rilevante: anticipa il modo in cui immagini e messaggi si sovrappongono e si consumano nella nostra vita quotidiana.

Rotella investì la pubblicità e il materiale affisso in strada trasformandoli in materia sonora e visiva. Nella pratica dello strappo, il gesto distruttivo diventa invece un atto di recupero: ciò che sembra perdita si trasforma in traccia, superficie e racconto.

Un percorso che ricostruisce l’opera

La grande mostra, curata da Alberto Fiz e prodotta da MetaMorfosi Eventi in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, raccoglie oltre cento lavori. La selezione parte dagli esordi figurativi e dalle prime poesie scritte su fogli diici postali, per arrivare alle tecniche che hanno reso celebre l’artista.

Tra i pezzi esposti si trova anche il riferimento alla sua performance genovese del 2004, quando Rotella realizzò pubblicamente il proprio gesto di lacerazione sui manifesti della sua mostra — un atto simbolico che combina provocazione e riflessione sulla visibilità.

La materia e il gesto

Nella sua pratica convivono parole chiave come dècollage, retro d’affiche, effaçage, blank e artypo. Ogni tecnica agisce su livelli diversi: c’è chi annulla, chi sovrappone, chi riporta alla luce segni sottostanti. L’effetto è sempre quello di mettere in crisi l’immagine pubblica per rivelarne la stratificazione.

Rotella non trattava la carta come semplice supporto: riconosceva in essa la storia degli spazi urbani, il tempo atmosferico, l’usura; elementi che, una volta integrati nell’opera, attestano un’esistenza materiale anteriore alla cifra autoriale.

Dettagli della mostra
Titolo Mimmo Rotella. 1945–2005
Curatela Alberto Fiz
Sede Palazzo Ducale, Genova
Opera esposte Oltre 100 lavori tra dècollage, retro d’affiche, foto-serie e opere su tela
Periodo Visitabile fino al 13 settembre
Collaborazione Fondazione Mimmo Rotella; produzione MetaMorfosi Eventi

Il montaggio è essenziale e rimanda all’estetica dell’artista: luci misurate, spazi che lasciano respirare le superfici, poche sovrastrutture espositive. Questa scelta evidenzia la fisicità del materiale e la complessità di una pratica che ha attraversato molte avanguardie, senza abbracciarne una sola in modo totale.

Perché conta oggi

Il curatore sottolinea come Rotella abbia «anticipato» la nostra esperienza mediale: la sovrapposizione di immagini e messaggi, la fruizione rapida e contraddittoria dei contenuti. Il gesto dello strappo viene paragonato al gesto quotidiano di scorrere i feed, dove informazioni serie e banali convivono in un’unica successione visiva.

Negli anni Settanta, su tela fotosensibile, Rotella trasformò immagini di cronaca in strumenti di critica; filmò la realtà mediatica per prendere posizione sulla sua capacità di riorganizzare il reale. È questo interesse critico — non celebrativo — che lo distingue dalle correnti che lo affiancano superficialmente, come la Pop Art.

  • Stratificazione: la ripetizione e la sovrapposizione come metodo per leggere l’immagine contemporanea.
  • Materialità: carta, colla e segni atmosferici come tracce storiche.
  • Performatività: l’opera come gesto pubblico e azione rituale.
  • Rilevanza mediale: la foresta di segnali che anticipa l’attuale infosfera digitale.

La mostra invita a considerare le immagini non solo come contenuti da consumare, ma come oggetti con una storia materiale. Questa prospettiva ha implicazioni concrete: ripensa il modo in cui leggiamo pubblicità, notizie e icone culturali, e ci costringe a interrogare il confine tra consumo e memoria collettiva.

Il percorso espositivo lascia emergere anche momenti di ironia e autoironia: autoritratti giocosi, riferimenti alla cultura americana vissuta dall’artista negli anni Cinquanta, e quelle trovate visive che hanno sempre oscillato tra il tragico e il grottesco.

Nel complesso, la retrospettiva a Genova riafferma Rotella come figura che ha saputo trasformare un gesto semplice — quello di strappare un manifesto — in una forma di indagine sulla modernità. Per chi visita la mostra, l’esperienza è meno la contemplazione di immagini perfette e più la scoperta di come le immagini raccontino, si consumino e si rigenerino.

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