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Elena Sofia Ricci riapre il dibattito sugli orari sempre più tardivi della prima serata proprio alla vigilia del ritorno televisivo: la terza stagione de I casi di Teresa Battaglia sarà in onda da lunedì 12 ottobre. La sua presa di posizione solleva una domanda pratica e attuale: chi perde quando il prime time si sposta sempre più in avanti?
All’incontro con la stampa l’attrice ha criticato con tono netto lo slittamento delle serie verso orari che, secondo lei, sottraggono valore al lavoro di troupe e cast e penalizzano il pubblico. Ricci ha sottolineato l’impegno richiesto per realizzare una fiction — dal set alle riprese in condizioni difficili — e ha messo in luce il paradosso di produzioni curate ma poi programmate come se fossero da seconda serata.
- Per il pubblico: orari tardivi rendono più difficile la fruizione serale per chi lavora o ha bambini.
- Per la produzione: il senso del lavoro collettivo rischia di essere svalutato se la programmazione non riconosce la fascia di “prima serata”.
- Per la televisione pubblica e gli inserzionisti: spostamenti del palinsesto influenzano audience e ricavi, soprattutto in un panorama competitivo tra reti e piattaforme.
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Ricci ha poi toccato la distinzione tra guardare una serie in streaming e viverla come evento condiviso: la disponibilità degli episodi su RaiPlay non sostituisce, a suo dire, il momento della visione collettiva davanti alla televisione di casa. Per l’attrice, la fruizione individuale su piattaforme digitali non riproduce la stessa esperienza sociale della tv lineare.
Perché il problema è oggi più rilevante
Il movimento degli orari non è solo una questione di gusti: influisce sulle abitudini quotidiane e sulla capacità delle produzioni di raggiungere pubblici più ampi. Negli ultimi anni il prime time si è progressivamente avvicinato alle 22, comprimendo gli slot tradizionali che un tempo seguivano subito il telegiornale serale.

Questo cambiamento è alimentato da dinamiche complesse: la competizione tra reti, il peso crescente delle piattaforme di streaming e nuovi metodi di misurazione dell’audience che includono la fruizione on demand. Secondo la Rai, citata durante la conferenza stampa, le scelte di palinsesto non dipendono solo dalla singola azienda ma da un equilibrio tra più operatori che concorrono per gli stessi spettatori.
La risposta ufficiale
La Rai ha risposto assicurando di aver recepito la sollecitazione: l’azienda ha spiegato che sta lavorando per trovare soluzioni che permettano un anticipo dei principali appuntamenti serali. Nel commento è stato richiamato anche il ruolo sempre più centrale di RaiPlay e del nuovo sistema di rilevazione della Total Audience, che ora considera anche l’ascolto attraverso le piattaforme digitali.
Non è stata però pronunciata una data di cambiamento concreto: si tratta al momento di impegni e verifiche in un contesto dove orari, concorrenza e abitudini degli spettatori sono interconnessi.
Con la fiction di Ricci attesa lunedì 12 ottobre, la questione resta aperta: se la programmazione non si adeguerà, il rischio è che produzioni importanti continuino a perdere visibilità nonostante la qualità artistica e l’investimento professionale dietro le quinte.












