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Alexander Zverev arriva a Montreal con il morale alto dopo il primo titolo del Roland Garros e la successiva finale a Wimbledon: risultati che hanno rilanciato la sua candidatura ai piani alti del tennis mondiale. L’intervista rilasciata al popolare conduttore tedesco Knossi chiarisce lo stato d’animo del tedesco e offre indizi utili per capire cosa aspettarsi dal Masters 1000 che parte il 2 agosto.
Pronto per il cemento canadese
Dopo l’exploit sulla terra parigina e la corsa fino all’ultimo atto sull’erba londinese, Zverev riprende il circuito sul duro di Montreal con la classifica e la fiducia in crescita. Per i tifosi e per la corsa alle posizioni di vertice, questo torneo rappresenta una prima verifica importante prima dello US Open.
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Scontro con i campioni di sempre
Nel colloquio con Knossi, Zverev ha ricostruito il suo rapporto con i cosiddetti Big Three, spiegando come siano cambiati nel tempo gli equilibri in campo. Ha ricordato di aver preparato partite specifiche contro Roger Federer e di aver ottenuto più vittorie di quante ne abbia subite in certe fasi della carriera.
Sulla sfida con Rafael Nadal, il tedesco ha sottolineato come all’inizio fosse penalizzato dalla differenza fisica; soltanto intorno ai 23-24 anni sarebbe riuscito a ribaltare quella tendenza, inanellando una serie di successi consecutivi. Con Novak Djokovic, invece, Zverev descrive match di alto livello e sempre combattuti, in cui il serbo è spesso uscito vincitore, coerentemente con il suo palmarès.
Chi è più difficile: Sinner o Alcaraz?
Domanda diretta durante l’intervista: preferirebbe affrontare Jannik Sinner o Carlos Alcaraz? La risposta è netta ma misurata. Zverev ammette di aver trovato più difficoltà ultimamente con Sinner, che ha alzato il livello di continuità e lo ha messo in difficoltà nelle ultime sfide.
Alcaraz resta per lui un avversario stimolante: i loro duelli sono descritti come straordinari per intensità e spettacolo — anche quando la durata è estrema, come nella maratona all’Australian Open di quest’anno, che Zverev ha perso ma ricordato come una battaglia appassionante.
- Forma attuale: fiducia dopo il Roland Garros, prova su cemento utile per lo US Open.
- Rivalità con Sinner: Sinner ha migliorato la costanza; Zverev ha perso gli ultimi incontri.
- Duelli con Alcaraz: confronti molto equilibrati e spettacolari, senza un dominio netto.
- Big Three: approcci diversi: tattica con Federer, adattamento fisico con Nadal, confronti sempre duri con Djokovic.
Questa lista sintetizza i punti che influiranno sul rendimento del tedesco nelle prossime settimane e sulle possibili scelte tattiche dei suoi avversari.
Il valore del Roland Garros e dell’oro olimpico
Zverev ha spiegato come la conquista del Roland Garros rappresenti il tassello mancante nella sua carriera: a 29 anni quel titolo ha un peso emotivo e storico diverso rispetto a vittorie ottenute in precedenza. Ha confessato di aver gestito il nervosismo durante il torneo e di aver sentito la pressione speciale della finale, giocata contro Flavio Cobolli.
Ancora più netta la riflessione sull’oro olimpico: per Zverev la medaglia è stata un’esperienza carica di significato simbolico, superiore per intensità emotiva rispetto a uno Slam. Ha ricordato l’atmosfera del Villaggio Olimpico e la risonanza nazionale che ha accompagnato il successo, suggerendo che per lui quel trionfo rimane qualcosa di unico.
La domanda finale che lascia aperta è se, nel valore percepito di un atleta e dell’opinione pubblica, una medaglia olimpica possa davvero pesare più di un titolo del Grande Slam. Zverev sembra convinto che, sul piano emotivo, la risposta sia sì.
Per i lettori italiani e gli appassionati: il Masters 1000 di Montreal sarà una tappa da seguire per valutare la tenuta fisica e mentale di Zverev, il suo approccio tattico contro i migliori e le possibili indicazioni in vista dello US Open.












