La campagna per istituire un nuovo modello di difesa civile ha superato quota 14.000 firme e oggi è stata presentata al Senato: l’obiettivo è raggiungere le 50.000 firme necessarie per avviare l’iter parlamentare di una legge che punta a rendere la protezione del Paese meno dipendente dalle armi e più basata sulla prevenzione. La proposta promette ripercussioni concrete sulla gestione delle crisi, dalle aree di conflitto agli eventi climatici estremi.
L’incontro si è svolto nella Sala “Caduti di Nassirya” a Piazza Madama, promosso da Rete Italiana Pace e Disarmo insieme alla Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile (CNESC) e a Sbilanciamoci!, con il sostegno della senatrice Aurora Floridia. I promotori hanno aggiornato il conto delle sottoscrizioni e illustrato contenuti e passaggi procedurali della proposta di legge d’iniziativa popolare.
- Servizio civile: potenziamento dell’istituto come strumento di difesa civile non armata, in armonia con i principi costituzionali.
- Corpi civili di pace: formazioni specializzate per intervenire nelle aree a rischio prima che scoppi la violenza armata.
- Protezione civile: rafforzamento delle capacità di risposta ai disastri ambientali e climatici a difesa del territorio.
- Centro di ricerca per pace e disarmo: un istituto dedicato a studi e politiche su prevenzione, mediazione e riduzione degli armamenti, finanziato da un fondo pluriennale stabile e dalla possibilità di destinare il 6 per mille dell’IRPEF.
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Secondo i promotori, la proposta non è solo un pacchetto di misure tecniche: serve a modificare il paradigma della sicurezza nazionale. Giulio Marcon (Sbilanciamoci!) e Rossano Salvatore (CNESC) hanno sottolineato che la svolta sarebbe basata su tre direttrici operative: prevenire le cause profonde dei conflitti, gestire le tensioni con strumenti nonviolenti come mediazione e diplomazia locale, e favorire la ricostruzione delle relazioni nelle comunità colpite.
Per Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, la spinta arriva anche dal contesto internazionale, «dove la tensione richiede strumenti d’intervento prima che si arrivi alla guerra». Ha richiamato la responsabilità della politica e della società: più firme significheranno una pressione maggiore sui partiti e un dibattito pubblico sulla scelta tra investire in strumenti di guerra o in misure di pace.
Il percorso procedurale è chiaro: servono 50.000 sottoscrizioni entro il 15 settembre 2026 per poter depositare la proposta in Parlamento. Quando verrà raggiunta la soglia, la legge di iniziativa popolare sarà assegnata alle Commissioni competenti del Senato (Affari costituzionali e Affari esteri e Difesa) e i promotori avranno l’opportunità di presentarla all’apertura della discussione.
Chi intende firmare può farlo online sulla piattaforma del Ministero della Giustizia, autenticandosi con SPID o Carta d’Identità Elettronica (CIE). L’accesso è possibile anche attraverso il sito della campagna (difesacivilenonviolenta.org) o direttamente sulla pagina delle firme pubbliche del Ministero. I promotori invitano a controllare i termini e le modalità sul portale istituzionale prima della sottoscrizione.
Il dibattito avviato dalla campagna riguarda decisioni pratiche e di spesa pubblica: oltre a ridefinire ruoli e funzioni, la proposta introduce modalità di finanziamento alternative e la possibilità per i cittadini di indirizzare risorse verso attività nonviolente. Per questo motivo, spiegano gli organizzatori, la raccolta firme è pensata anche come strumento per stimolare un confronto pubblico più ampio su sicurezza, difesa e prevenzione.
La strada verso il traguardo resta aperta: la raccolta prosegue e i promotori puntano a intensificare la mobilitazione territoriale e online nelle prossime settimane, nella speranza di trasformare la proposta popolare in un dossier concreto da discutere in Aula.












