Attacchi alle scuole fuori controllo: minaccia si estende oltre i teatri di guerra

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Un nuovo dossier internazionale documenta un’impennata degli attacchi contro scuole e studenti tra il 2024 e il 2025: l’istruzione è sotto pressione non solo nelle zone di guerra, ma anche in Paesi che formalmente non sono in conflitto. Le ricadute colpiscono milioni di famiglie e minacciano il diritto all’apprendimento a livello globale.

I dati che cambiano il quadro

Il rapporto Education Under Attack 2026, curato dalla Coalizione Globale per la Protezione dell’Istruzione dagli Attacchi (GCPEA), registra almeno 8.500 attacchi contro scuole e strutture educative nel biennio 2024–2025, un aumento superiore al 40% rispetto al periodo precedente. Oltre 10.600 persone — tra studenti, insegnanti e altro personale scolastico — sono state vittime dirette di queste aggressioni.

Questi episodi sono stati segnalati in 83 Paesi, e preoccupa il fatto che 55 di questi non risultino formalmente teatro di conflitti armati attivi: la minaccia all’istruzione si è quindi espansa oltre i fronti tradizionali.

La responsabile della ricerca, Felicity Pearce, avverte che i numeri probabilmente sottostimano l’entità reale: l’aumento dei conflitti, l’accesso umanitario limitato e vuoti informativi fanno sì che molti episodi rimangano non documentati o non denunciati.

Dove avvengono gli attacchi e chi ne paga il prezzo

La GCPEA individua i maggiori focolai in America Latina, Africa, Medio Oriente e Europa orientale. Tra i Paesi più colpiti ci sono Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, Palestina e Ucraina.

Alcuni elementi salienti del rapporto:

  • Oltre 2.000 bombardamenti hanno preso di mira strutture educative in Palestina; alla fine del 2025 quasi tutte le scuole nella Striscia di Gaza risultavano danneggiate o distrutte.
  • In Ucraina sono stati documentati più di 900 attacchi alle scuole.
  • Haiti ha subito più di 400 aggressioni contro istituti scolastici.
  • Il maggior numero di persone uccise o ferite è stato registrato in Myanmar, Nigeria, Yemen e Camerun.

Attacchi mirati e discriminazione di genere

Il rapporto mette in evidenza come le ragazze e le scuole femminili siano state spesso obiettivi specifici. In Paesi come Camerun, Repubblica Centrafricana, Colombia, Haiti e Nigeria si segnalano attacchi mirati che hanno aumentato il rischio di violenza sessuale, esclusione dalla scuola e abusi correlati.

In Afghanistan, inoltre, le autorità hanno imposto la chiusura di tutti i centri di apprendimento per ragazze a partire dalla sesta elementare e sono state documentate retate contro insegnanti donne, confermando politiche sistematiche di negazione del diritto all’istruzione femminile.

Scuole usate come basi militari e nuovi modi di colpire

Un altro fenomeno in crescita è l’uso delle strutture educative per finalità militari: il rapporto identifica oltre 1.900 casi di scuole occupate da forze o gruppi armati, cifra raddoppiata rispetto ai due anni precedenti al 2024. Le occupazioni sono concentrate soprattutto in Colombia, Repubblica Democratica del Congo ed Etiopia.

L’uso di scuole come basi aumenta i rischi di reclutamento di minori, ritorsioni e abusi sessuali, oltre a interrompere l’attività didattica e danneggiare infrastrutture già fragili.

Si segnala inoltre un uso più frequente di armi esplosive in zone densamente popolate — incluse munizioni sganciate da droni — spesso durante l’orario scolastico, con conseguenze mortali per studenti e insegnanti e chiusure prolungate degli istituti.

Perché questa realtà riguarda anche chi non vive in prima linea

La perdita di anni scolastici ha effetti a catena: riduce le prospettive economiche delle future generazioni, indebolisce la coesione sociale e complica gli interventi di emergenza e recupero post-conflitto. La diffusione degli attacchi in Paesi non in guerra mostra quanto siano fragili le garanzie istituzionali e quanto sia necessario intervenire anche sul piano della protezione civile e dell’accesso umanitario.

  • Cosa cambia per le famiglie: meno giorni di scuola, rischio di abbandono, costi psicologici e materiali.
  • Per le autorità e le organizzazioni: serve monitoraggio più capillare, percorsi di segnalazione sicuri e misure di protezione nelle scuole.
  • Per la comunità internazionale: la tutela dell’istruzione richiede pressioni diplomatiche, responsabilità per gli abusi e investimenti in infrastrutture resilienti.

Il rapporto GCPEA rilancia dunque un appello chiaro: considerare le scuole come spazi inviolabili e rafforzare i meccanismi di prevenzione, raccolta dati e responsabilizzazione. Senza azioni concrete, il rischio è che l’interruzione dell’apprendimento diventi una nuova normalità per milioni di bambini e adolescenti.

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