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Il nuovo capitolo della saga animata arriva nelle sale il 18 giugno 2026 e porta in primo piano una domanda molto attuale: cosa succede quando la tecnologia sottrae spazio al gioco fisico e all’immaginazione? Con Toy Story 5, Pixar mette al centro di una trama toccante e familiare un dispositivo a forma di rana che ridefinisce relazioni e ruoli all’interno del mondo dei giocattoli.
Tecnologia che cambia il gioco
La protagonista umana, Bonnie, trova conforto e compagnia in un tablet chiamato Lilypad, un oggetto high-tech che trasforma il modo in cui interagisce con il mondo. Le app, le chat e le animazioni digitali prendono il posto dei giochi sul pavimento, mettendo alla prova gli affetti consolidati di Woody, Buzz e della loro comunità.
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Dietro la macchina da presa ci sono il premio Oscar Andrew Stanton e la co-regista Kenna Harris: la regia usa l’espediente tecnologico per esplorare temi profondi, tra cui la paura dell’abbandono, il tempo che passa e la necessità di reinventarsi senza perdere radici emotive.
Tra noia, creatività e responsabilità genitoriale
Nel doppiaggio italiano la voce dell’app è affidata a Katia Follesa, che sottolinea un punto cruciale suggerito dal film: la noia non è un vuoto da riempire a ogni costo, ma uno spazio dove può nascere l’invenzione. È un invito implicito a non sostituire sempre la scoperta con contenuti preconfezionati.
Sal Da Vinci, che doppia uno dei giocattoli dimenticati, ricorda come queste storie aiutino le famiglie a confrontarsi con messaggi semplici ma profondi. Il film sembra infatti dialogare con il passato affettivo della saga mentre guarda al futuro tecnologico con lucidità.
Voci italiane e generazioni a confronto
Con loro, al microfono ci sono anche Federico Basso — interprete di Smarty Pants, un gadget per l’addestramento al vasino — e Gianluca Gazzoli, che dà voce a Bullseye “Perfido”, la versione antagonista del celebre destriero. Tutti e due evidenziano la sensazione di chi è cresciuto fra l’analogico e il digitale: vantaggi, rimpianti e la responsabilità di guidare i più giovani verso un uso equilibrato della tecnologia.
Il film non demonizza gli schermi, ma invita a ragionare sul valore delle relazioni vere, sul tempo condiviso e sulla qualità delle connessioni piuttosto che sulla loro quantità.
- Messaggi chiave: amicizia, identità, comunità e il rapporto fra generazioni.
- Per i genitori: suggerimenti pratici per coltivare la creatività non digitale nei bambini.
- Per gli educatori: spunti per usare il film come punto di partenza su temi come schermi e socialità.
In concreto, le implicazioni per chi ha figli o lavora con i bambini sono immediate: Toy Story 5 offre uno specchio per valutare abitudini quotidiane e per ripensare tempi e modalità dell’esperienza ludica, senza ricorrere a moralismi facili.
Perché vale la pena vederlo
La pellicola bilancia commozione e ironia, alternando scene che ricordano il passato della saga a momenti che parlano del presente digitale. Per spettatori di tutte le età è un’occasione per confrontarsi — con leggerezza e profondità — su come la tecnologia cambia i legami affettivi e la crescita dei più piccoli.
Se l’uscita del 18 giugno apre un dibattito pubblico attuale, il film mette sul tavolo anche un invito pratico: trovare un equilibrio tra analogico e digitale, dare valore alla noia creativa e coltivare connessioni autentiche. In sala, il racconto funziona sia come intrattenimento sia come stimolo per riflettere su scelte quotidiane.












