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Un nuovo rapporto di OXFAM, pubblicato alla vigilia del vertice del G7 a Evian, mette in luce come l’accelerazione delle tensioni in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi energetici abbiano alimentato guadagni giganteschi per pochissimi mentre milioni di persone affrontano tagli agli aiuti e crescente povertà. La questione è urgente: le scelte dei governi del G7 determinano chi paga il conto della crisi e chi, invece, si arricchisce.
Secondo il dossier, nei primi due mesi e mezzo dall’escalation dei combattimenti in Medio Oriente il patrimonio complessivo di 41 miliardari del settore energetico residenti nei Paesi del G7 è aumentato di circa 23,5 miliardi di dollari, una crescita impressionante in poche settimane. A livello globale, invece, i miliardari hanno visto la loro ricchezza salire di circa 9.800 miliardi di dollari dal 2020.
Le ragioni sono semplici e inquietanti: l’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari traduce direttamente in profitti record per poche grandi aziende, mentre famiglie e governi più fragili sopportano i costi. Le proiezioni citate da Oxfam indicano che le sei principali compagnie petrolifere potrebbero registrare per il 2026 profitti complessivi intorno ai 152 miliardi di dollari — circa 416 milioni al giorno — rispetto alle stime precedenti all’escalation.
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Non è solo il petrolio. Anche il settore dei fertilizzanti beneficia dell’ondata di prezzo: le tre maggiori aziende mondiali del segmento dovrebbero incassare un aumento dei profitti stimato intorno al 23% (circa 928 milioni di dollari in più rispetto al quadro precedente). Allo stesso modo, per molte società dell’indice S&P 1200 con sede in Paesi G7 si prevede un incremento medio dei risultati operativi pari a circa 413 milioni di euro rispetto alle attese pre-crisi.
Chi guadagna e chi perde
L’analisi dell’organizzazione sottolinea un meccanismo strutturale: ricchezza che scivola verso l’alto mentre servizi essenziali e protezioni sociali vengono erose. Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia, avverte che i conflitti in corso stanno “arricchendo pochi a scapito delle comunità più vulnerabili”, mettendo in pericolo la sicurezza alimentare e aggravando crisi umanitarie già esplosive.
Di fronte a questa dinamica, la scelta politica dei Paesi del G7 è cruciale. Oxfam evidenzia due segnali preoccupanti: la riduzione degli stanziamenti per lo sviluppo e la mancanza di risposte coordinate simili a quelle adottate in passato in occasione della pandemia e della guerra in Ucraina.
- Tagli all’aiuto: tra il 2024 e il 2025 i governi del G7 hanno ridotto l’aiuto pubblico allo sviluppo di circa 48 miliardi di dollari, la contrazione più pronunciata mai registrata.
- Guadagni rapidi: la stessa cifra che i governi hanno ritirato dagli aiuti sarebbe stata incassata dai miliardari dei Paesi G7 in soli nove giorni nel periodo analizzato.
Impatto umano e rischio geopolitico
Le conseguenze sul terreno sono pesanti: Oxfam quantifica in modo allarmante l’aumento delle persone in stato di emergenza umanitaria dall’inizio del mandato presidenziale in Francia, segnalando inoltre la recrudescenza di crisi sanitarie e conflitti regionali che trovano scarse risposte multilaterali. La combinazione tra escalation bellica, riduzione degli aiuti e smantellamento del coordinamento internazionale mette a rischio la stabilità di intere aree e la vita di milioni di cittadini.
Petrelli richiama i leader: anche se l’adesione statunitense al G7 è incerta su alcuni temi, gli altri sei Paesi — il cosiddetto G6 — possiedono ancora leva economica e diplomatica per intervenire. Rinunciare a politiche ambiziose per compiacere un partner non è, nelle sue parole, una strategia accettabile di fronte alle crisi in corso.
Le proposte di Oxfam per il G7
- Tassare gli extra profitti delle grandi imprese e i patrimoni molto alti per ridurre le disuguaglianze che si sono amplificate con la crisi dei prezzi.
- Sospendere e cancellare il debito dei Paesi a basso e medio reddito, replicando i meccanismi utilizzati durante la pandemia e costringendo anche i creditori privati a partecipare a soluzioni condivise.
- Ripristinare e aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo per rispettare l’impegno dello 0,70% del Reddito Nazionale Lordo e sostenere risposte umanitarie immediate.
- Emettere nuovi Diritti Speciali di Prelievo (SDR) attraverso il FMI, svincolandoli dalle quote di partecipazione tradizionali per immettere liquidità senza aggravare il debito dei Paesi fragili.
- Finanziamenti d’emergenza senza condizionalità da parte delle istituzioni finanziarie internazionali, come avvenuto nella fase acuta della pandemia, per evitare che le misure di salvataggio impongano tagli ai servizi essenziali.
Perché tutto questo conta oggi: la combinazione tra profitti straordinari per pochi, tagli agli aiuti e assenza di risposte coordinate espone il pianeta a una doppia minaccia — una crisi economica che si traduce in emergenze umanitarie e una perdita di credibilità del multilateralismo. Le decisioni che usciranno da Evian potranno accelerare la polarizzazione delle disuguaglianze o, al contrario, segnare un punto di svolta se il G7 sceglierà politiche redistributive e misure di solidarietà concreta.












