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Un progetto teatrale entra in una RSA e la trasforma in luogo di scambio: non uno spettacolo da palcoscenico, ma un percorso condiviso che rimette al centro dignità, ricordi e relazioni. È ciò che propone Promemoria di Davide Iodice, presentato alla Biennale Teatro di Venezia e in programma fino a domenica 14 giugno — un’esperienza che spinge a interrogarsi su come trattiamo gli anziani oggi.
All’ingresso ci danno un cartoncino con il nome e un pennarello; lo appuntiamo al petto. Intorno, gli oggetti sono etichettati — porte, finestre, quadri — come segnali per chi fatica a orientarsi nel tempo e nello spazio. Non è una messa in scena tradizionale: pubblico e ospiti della residenza si muovono insieme, si ascoltano, raccontano e costruiscono momenti condivisi.
Un laboratorio di ascolto e attenzione
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Chi ha ideato l’intervento non si limita a portare gli anziani sulla scena: li ha incontrati, frequentati e ascoltati per mesi. Ne è nato un percorso che valorizza la soggettività degli ospiti — le storie, gli sguardi, i gesti quotidiani — e li reintegra nella relazione con i visitatori.
All’interno del chiostro, una donna curatrice delle rose fatica a trovare le parole ma trasmette una presenza potente. In palestra, una signora danza con un attore come se non esistessero limiti di età; in una stanza, una ex stenodattilografa serve il caffè e racconta Milano; in ufficio un uomo col piglio da comandante riassume avventure private, perfino un’avventura sull’Empire State Building.
Questi incontri non sono semplici mostrine: ci sono ricordi di guerra, amori lontani, lavori, sogni notturni che diventano mezzo per viaggiare ancora. La modalità è partecipativa: piccoli gruppi, corridoi che diventano percorsi, stanze che si trasformano in palcoscenico e, più spesso, in luoghi di dialogo.
Perché questa esperienza conta adesso
In un’Italia che invecchia, iniziative come questa mettono in discussione il modo in cui pensiamo le strutture di cura e il rapporto tra generazioni. Non si tratta soltanto di cultura: è una proposta pratica per restituire dignità e senso alle vite segnate dall’età e dalla fragilità.
- Ridare voce agli ospiti: storie personali trasformate in azioni condivise, non in esibizioni.
- Colmare il divario generazionale: pubblico giovane e anziani interagiscono direttamente, proponendo un modello di vicinanza.
- Risonanza emotiva: l’esperienza lavora sulla memoria e sull’empatia, producendo riflessioni che restano oltre l’evento.
- Ripensare le RSA: la residenza diventa luogo pubblico di cultura e scambio, non solo contenitore di assistenza.
La parola “risonanza”, come la usa il sociologo Hartmut Rosa, aiuta a descrivere quello che succede: non solo leggere o guardare, ma entrare in una vibrazione reciproca che modifica chi partecipa. In molti momenti ho visto sorrisi, lacrime e silenzi carichi di significato: la passerella finale, gli applausi, ma soprattutto gli sguardi degli ospiti che riconoscono se stessi nel racconto collettivo.
Scenari e conseguenze
Dal punto di vista culturale, Promemoria propone una forma di teatro che si fa cura e comunità. Sul piano sociale solleva domande pratiche: le istituzioni culturali e sanitarie sono pronte a sostenerne la diffusione? Le famiglie e i cittadini vogliono modelli di incontro che vadano oltre la visita episodica?
Se l’arte può suggerire pratiche alternative di accompagnamento alla vecchiaia, ci sono anche implicazioni di policy: formazione degli operatori, risorse per attività partecipative nelle strutture, programmazione di progetti intergenerazionali a livello territoriale. È un modello che può essere replicato, ma richiede tempo, ascolto e investimenti.
Alla Biennale, questa tappa è una piccola grande dimostrazione di come il teatro possa uscire dalla fissità della sala e diventare strumento per restituire umanità a chi spesso è invisibile. Uscendo dalla Rsa rimane la sensazione che ciò che si è visto non è soltanto arte: è un invito a ripensare il modo in cui stiamo insieme, ora e nell’età che verrà.











