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Le Nazioni Unite segnalano che nelle ultime due settimane circa 30.000 persone hanno abbandonato le proprie case in Haiti a causa di una nuova ondata di violenza: la capitale e i sobborghi sono nuovamente teatro di scontri che aggravano una crisi umanitaria già profonda. La novità è l’intervento internazionale autorizzato dall’ONU il 1° giugno, ma resta incerto se basterà a proteggere i civili e soprattutto i bambini.
Ai soccorritori arrivati nei quartieri assediati – in particolare a Cité Soleil, da tempo tra i più colpiti – arrivano descrizioni di appartamenti dati alle fiamme, saccheggi e attacchi mirati contro chi prova a fuggire. Molte famiglie hanno lasciato tutto con pochissimi beni; l’accesso a cibo, acqua e riparo è ormai limitato o inesistente per migliaia di persone.
Una crisi che si è estesa fino al tessuto sociale
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Secondo i rapporti dell’ONU, le bande armate controllano una porzione vasta di Port-au-Prince: la lotta per il territorio e le risorse ha trasformato intere aree in zone di dominio di gruppi criminali, con checkpoint illegali e richieste di estorsione che rendono impossibile la normale circolazione. Nel 2025 si stimano circa 6.000 vittime riconducibili alla violenza delle gang.
Tra gli effetti più drammatici c’è il sempre più massiccio reclutamento dei giovani: oggi quasi la metà dei membri delle bande risulta essere minorenne. I bambini e gli adolescenti non sono solo presenza forzata nei gruppi armati, ma spesso rientrano nelle statistiche come vittime di omicidi, mutilazioni e abusi sessuali, strumenti usati per terrorizzare comunità intere.
Bambini privati di tutele e istruzione
Le agenzie umanitarie denunciano condizioni gravi nelle strutture di detenzione: al Cermicol, un centro di Port-au-Prince, sono segnalati circa ottanta minori trattenuti da anni senza accuse formali e quasi senza contatti con le famiglie o con la giustizia. La mancanza di processi regolari e di sorveglianza legale solleva preoccupazioni sui diritti dei più giovani.
La violenza ha anche cancellato la frequenza scolastica su larga scala: oltre 18.000 scuole sono state danneggiate o riconvertite in rifugi per sfollati. Per molti bambini l’istruzione è sospesa e l’ingresso nelle bande diventa una possibilità, se non l’unica, per procurarsi cibo o un reddito.
- Impatto immediato: sfollamento di massa, riduzione dell’accesso a cibo, acqua e servizi sanitari.
- Protezione: minorenni reclutati, detenuti senza processi e aumento delle violenze sessuali.
- Istruzione: scuole chiuse o adibite a centri di emergenza, interruzione dell’apprendimento per migliaia di studenti.
- Assistenza: servizi sanitari e di base dipendono in larga parte da ONG e agenzie ONU.
Un vuoto politico che alimenta il caos
La vita politica haitiana resta instabile: non si vota su scala nazionale dal 2016. L’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021 ha aperto una fase di incertezza prolungata; governi e istituzioni internazionali si sono alternati nel tentativo di stabilizzare il Paese senza risultati decisivi.
Nel 2024 è stato creato un organo di transizione per preparare elezioni entro il 2028, ma il mandato si è esaurito senza successo e, a febbraio 2026, i poteri sono confluiti nelle mani del Primo Ministro Alix Didier Fils-Aimé. Questa successione di organi provvisori ha lasciato ampi spazi di potere alle gang sul terreno.
Il 1° giugno è partita l’operazione della Forza di Repressione delle Bande (GSF), autorizzata dal Consiglio di Sicurezza ONU: l’obiettivo dichiarato è ripristinare la sicurezza, contrastare le gang e ridurre gli abusi contro la popolazione vulnerabile. Tuttavia, osservatori e operatori umanitari avvertono che l’efficacia dell’azione dipenderà da logistica, cooperazione locale e garanzie sui diritti umani.
Cosa monitorare nelle prossime settimane
La situazione resterà fluida: la sequenza di eventi da seguire include la capacità della GSF di assicurare corridoi umanitari, la riapertura o la messa in sicurezza delle scuole, e il ritorno a canali di assistenza sanitaria più stabili. Anche la pressione internazionale sul governo provvisorio per misure politiche coerenti sarà un elemento chiave.
Per i residenti e per le organizzazioni sul campo, la priorità resta proteggere le persone più vulnerabili, in particolare i minori, e garantire l’accesso ad aiuti alimentari e servizi sanitari. Senza una strategia integrata che combini sicurezza, diritti e ricostruzione sociale, il rischio è che lo sfollamento e la violenza diventino una condizione permanente per molte comunità haitiane.












