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Un nuovo dossier di Human Rights Watch accusa una società con sede ad Abu Dhabi di aver arruolato mercenari colombiani per sostenere le Forze di Supporto Rapido (RSF) nel conflitto contro le Forze Armate Sudanesi, aggravando una crisi che negli ultimi anni ha già provocato gravi violazioni dei diritti umani. La rivelazione, che si collega a conferme e segnalazioni delle Nazioni Unite risalenti al 2024, riporta sotto i riflettori il ruolo di attori privati e l’impatto sulle popolazioni del Darfur.
Le accuse e le prove raccolte
Secondo il rapporto, la società in questione, identificata come Global Security Services Group (GSSG), avrebbe cominciato a reclutare combattenti sudamericani dal 2024 per impiegarli a fianco delle RSF nelle operazioni contro le forze governative. Investigatori di HRW affermano di aver raccolto diversi elementi a sostegno dell’accusa: interviste con ex dipendenti e miliziani, testimonianze di residenti di El Fasher e analisi di documenti e materiale multimediale geolocalizzato.
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Le presenze straniere nella città di El Fasher sono state documentate in più occasioni: HRW segnala immagini e video che mostrerebbero combattenti non sudanesi impegnati nelle fasi in cui le RSF hanno preso il controllo della città nell’autunno del 2025, periodo in cui sono stati denunciati omicidi, stupri e attacchi mirati contro categorie vulnerabili.
Rotte di arrivo e addestramento negli Emirati
Le reclute, secondo le ricostruzioni investigative, avrebbero transitato attraverso basi negli Emirati Arabi Uniti, in particolare nell’area di Abu Dhabi a Ghiyathi e ad Al Wathba, dove avrebbero ricevuto addestramento prima di essere trasferite in Sudan. Un testimone ha riferito che al suo arrivo negli Emirati il passaporto non è stato timbrato e che è stato immediatamente condotto nella base militare.
Elementi materiali rintracciati nei filmati — tra cui munizionamento compatibile con scorte note degli Emirati — hanno ulteriormente sollevato interrogativi sul reale coinvolgimento di risorse esterne nel conflitto.
Arruolamento di minori e violazioni documentate
Una delle accuse più gravi riguarda l’uso di reclute minorenni. Testimonianze citate dal dossier descrivono campi di addestramento attorno a Nyala dove sarebbero stati istruiti anche giovani, ipotesi che riprende report precedenti: il Segretario Generale delle Nazioni Unite aveva già verificato nel 2024 diversi casi di arruolamento di minori da parte delle RSF.
Il quadro si inserisce in un contesto più ampio: il Darfur è soggetto a un embargo sulle armi dal 2004 e da anni sono documentate pratiche di assedio e privazione della popolazione civile come strumenti di conflitto.
- Cosa segnala HRW: reclutamento di mercenari colombiani da parte di una società UAE-oriented dal 2024.
- Dove: basi di addestramento ad Abu Dhabi (Ghiyathi, Al Wathba) e operazioni documentate a El Fasher e Nyala, in Darfur.
- Tipi di prove: interviste a reclute ed ex dipendenti, immagini geolocalizzate, registri aziendali esaminati.
- Questioni critiche: presenza di munizionamento compatibile con scorte emiratine; segnalazioni di arruolamento di minori; violazioni gravi dei diritti umani durante le offensive.
Chi è la GSSG e quale ruolo viene contestato
I report investigativi citati da HRW individuano nella Global Security Services Group, fondata nel 2016, un attore legato a figure di rilievo negli Emirati. Documenti pubblici e analisi di ONG internazionali suggeriscono legami con personalità vicine a vertici istituzionali dell’Emirato, mentre la società rivendica di aver ottenuto licenze per operazioni di sicurezza armata.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno ripetutamente negato forniture di supporto militare alle RSF, affermando di limitare la propria azione ad aiuti umanitari. Le nuove rivelazioni sollevano però dubbi sulla coerenza tra le dichiarazioni ufficiali e attività di operatori privati collegabili al territorio emiratino.
Perché questa inchiesta conta oggi
Le implicazioni sono immediate: se confermate, le accuse indicano un coinvolgimento transnazionale in un conflitto caratterizzato da crimini contro i civili, e pongono domande su responsabilità legali e politiche. La presenza di contractor esterni può alimentare ulteriori escalation e complicare sforzi di mediazione e assistenza umanitaria.
Allo stesso tempo, la ricomparsa di elementi già segnalati dalle Nazioni Unite nel 2024 — come l’arruolamento di minori — mostra come alcune dinamiche violente persistano nonostante embargo e attenzione internazionale.
Le autorità internazionali e le organizzazioni per i diritti umani chiedono indagini indipendenti e trasparenti. La comunità internazionale dovrà valutare risposte che includano misure investigative e possibili sanzioni se emergeranno responsabilità dirette di società o Stati.
Per ora, HRW chiede chiarimenti pubblici e passi concreti per fermare il flusso di combattenti e proteggere i civili; la questione resta aperta e rilevante per chi monitora la stabilità della regione e il rispetto delle norme umanitarie internazionali.












