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Secondo un nuovo rapporto di Oxfam, la tregua annunciata in Libano è in gran parte teorica: le operazioni militari continuano a causare vittime, sfollamenti e danni massicci alle infrastrutture, in uno scenario che l’organizzazione paragona a quanto già vissuto nella Striscia di Gaza. La portata delle distruzioni e le ricadute economiche rendono urgente una risposta umanitaria coordinata.
Il documento, intitolato The Gaza Playbook, analizza le tattiche impiegate dalle forze israeliane e denuncia una strategia che — secondo Oxfam — ripropone modalità di attacco già osservate a Gaza, con conseguenze sistemiche per la popolazione civile. L’organizzazione evidenzia come il presunto cessate il fuoco, entrato in vigore il 17 aprile, sia stato frequentemente violato e non abbia impedito nuove ondate di distruzione.
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Le ripetute operazioni hanno prodotto danni estesi a case, infrastrutture e terreni agricoli, con impatti diretti sulla vita quotidiana e sulle possibilità di sopravvivenza delle comunità locali.
- Vittime e feriti: centinaia di morti segnalati dall’inizio della tregua; nelle settimane precedenti, il conflitto aveva già provocato migliaia di vittime civili e numerosi feriti.
- Sfollamenti: oltre 1,3 milioni di persone risultano sfollate, con spostamenti forzati che riguardano quasi il 20% della popolazione nelle aree più colpite.
- Abitazioni distrutte o gravemente danneggiate: decine di migliaia di edifici colpiti, con centinaia di villaggi interessati da demolizioni su larga scala.
- Agricoltura e ambiente: quasi 50.000 ettari di coltivazioni compromessi; la Banca Mondiale stima perdite agricole nell’ordine di 512 milioni di dollari.
- Infrastrutture essenziali: ospedali, scuole e impianti idrici danneggiati o fuori servizio, con gravi ripercussioni sui servizi sanitari e sull’accesso all’acqua potabile.
Oxfam segnala inoltre ripetute segnalazioni sull’uso di fosforo bianco in aree densamente popolate, un elemento che, se confermato, costituisce una grave violazione del diritto internazionale e ha effetti devastanti sull’ambiente e sui mezzi di sussistenza.
Rischi legali e impatto sociale
Nel rapporto si definisce come parte della strategia anche il confinamento forzato di civili in aree ristrette e l’occupazione temporanea di territori libanesi, misure che l’organizzazione interpreta come possibili crimini di guerra alla luce delle normative internazionali. La conseguenza è l’impossibilità per molte comunità di tornare alle proprie abitazioni e di ricostruire, con effetti a medio e lungo termine sull’economia locale.
Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, sottolinea che, oltre alle vite spezzate, il costo stimato per la ricostruzione supera già i 14 miliardi di dollari, cifra che non include l’ulteriore impatto dell’ultima intensificazione degli attacchi.
Interventi sul terreno
Per far fronte all’emergenza, Oxfam dichiara di aver attivato progetti di soccorso nelle aree più colpite del Libano, con distribuzione di acqua potabile, kit igienico-sanitari e coperte. Gli operatori hanno inoltre installato servizi igienici in rifugi collettivi e avviato lavori di riparazione su impianti idrici che riforniscono decine di migliaia di persone.
Gli interventi si concentrano soprattutto nei governatorati del Monte Libano e della Bekaa, dove la mancanza di acqua e servizi sanitari aggrava il rischio di crisi sanitaria.
La situazione rimane volatile: la continuità degli attacchi, le difficoltà di accesso per gli aiuti umanitari e l’ampiezza dei danni materiali rendono urgente una risposta internazionale più decisa per proteggere i civili e avviare la ricostruzione.












