Mostra sommario Nascondi sommario
Durante l’appuntamento milanese di “Le sfide di Domani” Valeria Golino ha tracciato la sua visione sul rapporto oggi tra narrativa e cinema, spiegando perché adattare un romanzo spesso richiede scelte drastiche e a volte impopolari. Il tema è attuale: con serie lunghe e piattaforme in crescita, decidere cosa conservare o cambiare ha conseguenze concrete sul modo in cui le storie raggiungono il pubblico.
Attrice e regista con una carriera che abbraccia decenni, Golino ha ripercorso il percorso che l’ha portata da Miele (2013) alle più recenti interpretazioni e produzioni, come la serie L’arte della gioia — definita da lei quasi come «un lungo film» — e la sua partecipazione in Fuori di Mario Martone nei panni legati a Goliarda Sapienza. Nel dialogo con i direttori Emiliano Fittipaldi e Beppe Cottafavi, la regista ha spiegato perché spesso è necessario distanziare il film dal testo originale per ottenere un’opera cinematografica davvero autonoma.
Dal libro allo schermo: scegliere cosa salvare
Secondo Golino non tutti i romanzi sono pensati per il cinema. La scrittura e il linguaggio visivo funzionano con logiche diverse: il grande schermo privilegia l’immagine e la pregnanza scenica, non la densità verbale. Per questo, quando un romanzo offre personaggi dal forte potenziale visivo, l’adattamento diventa più naturale; in altri casi, invece, gran parte del materiale va rimodulato o lasciato fuori.
Pirelli P Zero per BMW iX3: rivoluzione delle gomme per auto elettriche
Shakira libera da accuse fiscali in Spagna: 60 milioni più interessi in arrivo
La regista ha raccontato di aver preso distanze dal testo originale in più occasioni, non tanto per snaturarlo quanto per isolare ciò che poteva funzionare sullo schermo. Ha definito questo passaggio come un lavoro di selezione e riorganizzazione: non si tratta di tradire lo spirito dell’autore, ma di trasformarlo in termini cinematografici.
Quando il film inventa personaggi
Golino ha portato l’esempio de L’arte della gioia per spiegare una pratica comune negli adattamenti: introdurre figure inedite per alimentare il conflitto e tenere alta la tensione drammatica. Nel romanzo il percorso della protagonista appare senza rivali; nella versione per lo schermo sono stati invece immaginati antagonisti che la mettono in pericolo, creando suspense e punti di rottura che sul libro non esistono.
La scelta di aggiungere elementi nuovi non è casuale: la regista si interroga su come rendere organiche quelle invenzioni, provando a pensare a cosa avrebbe gradito l’autore. Quando l’operazione riesce, i nuovi personaggi appaiono «naturali» e molti spettatori non si accorgono che non erano nel testo di partenza.
- Individuare i personaggi visivi: scegliere elementi che funzionino per immagini, non solo per parole.
- Sfrondare senza snaturare: eliminare ciò che appesantisce il racconto cinematografico mantenendo lo spirito dell’opera.
- Integrare con coerenza: aggiungere temi o figure che risultino plausibili rispetto all’universo narrativo originale.
- Dialogo con l’autore: trovare il giusto equilibrio tra rispetto del testo e autonomia della sceneggiatura.
Il rapporto con gli scrittori e la scrittura
Golino ha ricordato anche i rapporti con gli autori: l’intesa ideale, secondo lei, è quando lo scrittore cede i diritti ma non impone la fedeltà alla pagina. Ha citato esperienze diverse, compresa la collaborazione — non sempre semplice — con figure della narrativa contemporanea, e ha sottolineato che il coinvolgimento eccessivo dell’autore può complicare il lavoro della regia.
Questo equilibrio diventa ancora più delicato in un momento in cui molte opere letterarie vengono pensate fin dall’inizio per diventare serie o film: le piattaforme chiedono adattamenti che parlino al pubblico contemporaneo, ma il mestiere del regista resta quello di trasformare, non di riprodurre pedissequamente.
Attori e preparazione: la fase teorica
Prima di arrivare sul set, Golino dedica tempo alla riflessione insieme agli interpreti: una fase preparatoria in cui si discutono le ragioni profonde dei personaggi e il loro contesto letterario. Spiega che questa «teorizzazione» è parte integrante del suo metodo, perché poi sul set non sempre si trova spazio per enunciare lunghe spiegazioni.
Trattare gli attori con cura è per lei fondamentale: quando chi è davanti alla macchina da presa si sente accolto e guidato, la recitazione guadagna in libertà creativa, anche se sul set restano inevitabili tensioni professionali.
Un progetto originale e la gratitudine per la letteratura
Golino ha confermato di essere al lavoro su un soggetto originale — una sfida, ha osservato, più complessa rispetto all’adattamento di un romanzo. Per questo motivo lei e molti colleghi registi continuano a considerare la letteratura una risorsa preziosa: offre materiali, suggestioni e personaggi pronti a essere riletto in termini visivi.
Al momento non ha ancora individuato un libro da trasformare in futuro progetto: preferisce lasciare aperta la ricerca, consapevole che l’equilibrio tra fedeltà e invenzione resta il nodo cruciale di ogni trasposizione.
Perché conta oggi: in un panorama produttivo dominato da serie lunghe e dall’attenzione del pubblico al racconto seriale, le decisioni prese in fase di adattamento determinano non solo la resa artistica di un’opera, ma anche la sua capacità di raggiungere nuovi spettatori e sopravvivere nel tempo.












