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Dopo anni lontano dai riflettori, Raffaele Sollecito torna a raccontare la sua versione dei fatti in televisione: l’intervista a Belve Crime riaccende il dibattito sul caso di Perugia e mette in luce conseguenze personali e professionali che, secondo lui, permangono ancora oggi. Perché conta: le sue parole riguardano non solo un processo ormai concluso, ma anche la percezione pubblica della giustizia e il rapporto tra indagini e diritti delle persone coinvolte.
La puntata, condotta da Francesca Fagnani su Rai 2, propone un faccia a faccia in cui Sollecito ripercorre momenti chiave dell’inchiesta, dalle prime ore dopo il ritrovamento del corpo di Meredith Kercher al periodo in carcere, fino alle ripercussioni successive all’assoluzione. L’intervista è in programma martedì 19 maggio alle 21.20.
Quel 2 novembre e il lungo iter giudiziario
La mattina del 2 novembre 2007 l’omicidio di Meredith Kercher scosse l’opinione pubblica. Inizialmente al centro delle indagini finirono Amanda Knox e il suo allora fidanzato, Raffaele Sollecito. Dopo anni di detenzione preventiva e un contenzioso giudiziario che si è protratto per circa otto anni, la Corte ha assolto entrambi nel 2015; l’unica condanna definitiva per l’omicidio riguarda Rudy Guede.
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Oggi, a distanza di quasi due decenni, Sollecito sostiene che la narrazione pubblica del caso non si sia mai realmente capovolta e che il prezzo personale sia stato alto e duraturo.
Accuse di pressioni durante le indagini
Tra le dichiarazioni più dure, l’ex studente di ingegneria ripercorre i primi rapporti con gli investigatori: afferma di aver firmato verbali su indicazione degli agenti e di essere stato costretto, sotto minaccia verbale, ad accettare alcune versioni dei fatti. Sollecito racconta anche di notti passate in questura senza l’assistenza di un avvocato e di frasi intimidatorie che, a suo dire, miravano a piegarlo.
Racconti che toccano aspetti procedurali sensibili: la presenza di un difensore, le modalità di raccolta delle dichiarazioni e l’uso di pressioni durante gli interrogatori sono elementi che, se confermati, sollevano interrogativi sul rispetto delle garanzie difensive.
- Pressioni agli interrogatori: Sollecito sostiene di aver ricevuto suggerimenti e minacce mentre era in questura.
- Impatto professionale: denuncia la perdita di contratti di lavoro dopo che aziende hanno scoperto il suo coinvolgimento mediatico.
- Isolamento carcerario: parla di sofferenze psicologiche e di momenti in cui temeva per la propria stabilità mentale.
- Immagini e narrazioni: la foto del bacio con Amanda Knox è descritta come una rappresentazione manipolata, pensata per condizionare l’opinione pubblica.
«Molte persone pensano che io abbia pagato troppo poco», dice Sollecito durante il dialogo, stimando che una parte consistente dell’opinione pubblica lo ritenga ancora colpevole. Questo senso di stigma, aggiunge, si è tradotto in effetti concreti sulla carriera e sulla vita privata.
Non manca un passaggio sulla relazione con Amanda Knox: la coppia, secondo Sollecito, attraversò un periodo di grande tensione fino al definitivo distacco, e la comunicazione interrotta — anche tramite lettere scritte dal carcere — rimase inascoltata.
La dimensione umana
Le condizioni subite in detenzione emergono come il lato più intimo e doloroso dell’intervista. Sollecito descrive episodi di deprivazione sensoriale e momenti di grande smarrimento: «Ho avuto paura di impazzire», afferma, raccontando la fragilità che ha segnato quei mesi.
Raccontare oggi quel vissuto, secondo l’intervistato, serve anche a ricordare che dietro le vicende giudiziarie ci sono persone le cui vite possono essere profondamente segnate, a prescindere dall’esito processuale.
La trasmissione è prodotta da Rai in collaborazione con Fremantle e punta a riaprire, sul piano mediatico e civile, la discussione su un caso che continua a suscitare interesse e domande. Le parole di Sollecito rilanciano due questioni chiave per il pubblico: la distanza fra verità giudiziaria e percezione collettiva, e il modo in cui indagini e copertura mediatica possono incidere sul destino personale di chi viene coinvolto.












