Attacchi a giornaliste cresciuti del 50% dal 2020: allarme per la libertà di stampa

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Un nuovo rapporto di UN Women, diffuso in occasione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, avverte che l’uso dell’intelligenza artificiale sta rendendo gli abusi online contro le donne nei ruoli pubblici più sofisticati e pericolosi. Le conseguenze sono immediate: minano la libertà d’informazione, spingono professioniste a ritirarsi dal dibattito pubblico e aumentano il rischio per la loro sicurezza personale e psicologica.

Cosa emerge dal dossier

La ricerca, intitolata “Tipping point: Online violence impacts, manifestations and redress in the AI age”, si basa su un sondaggio condotto nel 2025 con 641 partecipanti provenienti da 119 Paesi. I dati fotografano un fenomeno in rapida evoluzione, dove strumenti digitali avanzati vengono usati per attaccare attiviste, giornaliste e operatrici dei media.

  • 12% delle intervistate ha subito la diffusione non autorizzata di immagini personali, comprese foto intime;
  • 6% è stata vittima di deepfake, cioè immagini o video manipolati con l’IA;
  • Circa un terzo ha ricevuto proposte sessuali indesiderate via rete;
  • 41% dichiara di praticare autocensura sui social per evitare molestie, mentre il 19% si autocensura sul posto di lavoro.

Un problema che colpisce in modo acuto i media

Per le giornaliste la pressione è aumentata notevolmente: l’autocensura tra chi lavora nei media è salita del 50% rispetto al 2020, segno che molte professioniste modificano contenuti o evitano temi per timore di ritorsioni. Allo stesso tempo cresce la propensione a denunciare gli abusi: il 22% delle giornaliste ha segnalato episodi online, rispetto all’11% di cinque anni fa, e più vittime stanno valutando azioni legali contro autori e piattaforme.

Una testimonianza raccolta dal rapporto racconta come ondate di messaggi accusatori e campagne coordinate possano rendere insostenibile la vita quotidiana di una giornalista, fino a costringerla a cambiare abitudini o a lasciare il Paese.

Le tecniche d’abuso e la portata tecnologica

Tra le modalità più preoccupanti figura la generazione di immagini false: app e servizi basati su IA possono creare volti, nudi non reali o interi video che simulano violenze sessuali. Un’analisi del Center for Countering Digital Hate stima che una singola applicazione possa arrivare a produrre migliaia di immagini all’ora, rendendo la diffusione rapida e quasi incontrollabile.

Questi attacchi non sono più isolati: ciò che fino a poco tempo fa sembrava raro ora compone una quota importante dell’ecosistema della violenza online.

Impatto sulla salute e sulle tutele legali

Le ricadute sulla salute mentale sono significative. Quasi un quarto delle professioniste dei media risulta in cura per ansia o depressione e quasi il 13% ha ricevuto una diagnosi di disturbo da stress post-traumatico. Allo stesso tempo, la protezione normativa è insufficiente: dati della Banca Mondiale indicano che meno del 40% dei Paesi dispone di leggi efficaci contro molestie e stalking online.

Cosa cambia — e quali sono le implicazioni

Il rapporto mette in luce una dinamica che va oltre il singolo abuso: la combinazione di tecnologia accessibile, impunità e retoriche misogine sta erodendo spazi di partecipazione pubblica. Per i lettori questo significa meno voci femminili nei media e un’informazione più povera e sbilanciata.

Per provare a contenere il fenomeno serve una risposta multipla: rafforzare le leggi, chiedere maggiore responsabilità alle piattaforme digitali, offrire assistenza legale e psicologica alle vittime e promuovere pratiche redazionali che proteggano le giornaliste. Anche gli strumenti tecnologici possono essere riprogettati per ridurre gli abusi, ma senza misure normative e culturali il rischio è che l’IA amplifichi ulteriormente i danni.

Il tema resta attuale e urgente: con il rapido sviluppo dell’IA, la posta in gioco è la capacità delle società di garantire la sicurezza e la libertà di chi racconta i fatti. Le prossime mosse di governi, piattaforme e organizzazioni della società civile saranno determinanti per stabilire se questo “tipping point” segnerà un punto di rottura o l’inizio di una risposta efficace.

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