Influencer della manosfera: profili spavaldi online, nella vita reale sono meno estremi

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Il nuovo documentario di Louis Theroux su Netflix getta luce su un ecosistema digitale che continua a influenzare giovani e adulti: la manosphere, fatta di creator che vendono un modello di mascolinità aggressiva e profitti facili. Perché conta ora? Perché questi messaggi circolano su piattaforme largamente frequentate, attraggono follower minorenni e generano ricadute concrete sulla vita privata e sui soldi delle persone.

Theroux entra in contatto con alcuni dei protagonisti più controversi di quella galassia: uomini che non sono necessariamente parte degli incel ma che sono diventati punti di riferimento per chi consuma contenuti anti-femministi e di autoaffermazione tossica. Il documentario non si limita a mostrare le dirette e i post più provocatori: cerca di capire come funzionano la retorica, le strategie di guadagno e l’impatto sui fan.

Apparenze e business dietro il palco

Dietro la vetrina di donne disponibili, auto lusso e discorsi su virilità e successo, Theroux documenta una rete di monetizzazione mista: promozioni incrociate con creatrici di contenuti per adulti, canali meno regolamentati come Telegram e consigli finanziari discutibili. In più di un caso, la promessa di diventare «uomini migliori» si traduce in suggerimenti di investimento che finiscono per danneggiare i seguaci.

Theroux prova sulla propria pelle una raccomandazione: investe 500 dollari su una piattaforma sponsorizzata dai creator e perde quasi l’intero importo, un episodio che illustra come molti schemi circolino fra intrattenimento e soldi facili.

Relazioni, controllo e narrazioni di potere

Un tema ricorrente è la visione delle relazioni come un gioco di dominio. Alcuni influencer vantano relazioni aperte gestite a senso unico; altri invocano la necessità per gli uomini di mantenere il controllo. In più casi, partner e familiari emergono come voci critiche: amici, compagne o madri spesso mostrano preoccupazione o imbarazzo di fronte alle prese di posizione pubbliche.

La dinamica risulta evidente nel racconto di una coppia seguita dal documentario: promesse di pluralità affettiva che non reggono alla realtà quotidiana, e una rottura che alla fine conferma le tensioni rappresentate on air.

Non tutti gli uomini ripresi sono aggressivi in privato; il loro tono diventa invece più duro e teatrale davanti alla telecamera, un comportamento studiato per aumentare visibilità e coinvolgimento.

  • Monetizzazione: promozione di creatrici OnlyFans, referral su Telegram e consigli d’investimento discutibili.
  • Modelli di relazione: retoriche che esaltano il controllo maschile e giustificano relazioni asimmetriche.
  • Influenza sui giovani: seguaci adolescenti che idolatrano i creator e imitano comportamenti rischiosi.
  • Rischi economici: consigli finanziari non verificati con potenziali perdite per gli investitori inesperti.

Il pubblico che segue e il piccolo passato di grandi profeti

La scena più inquietante è forse quella in cui Theroux segue file di fan — spesso molto giovani — che inseguono gli influencer per un selfie. Questi seguaci interiorizzano messaggi che danno priorità all’aspetto fisico e al valore misurato in successo e denaro.

Il documentario mostra anche vecchi video dei protagonisti, quando erano ragazzini con aspirazioni diverse: promessa di carriere rispettabili, hobby ingenui, climi di giocosità che contrastano con l’immagine adulta e inflessibile che offrono oggi.

Quel confronto mette in evidenza una trasformazione: contenuti cresciuti in pubblico, modelli personali radicalizzati da fame di attenzione e monetizzazione.

Perché è un tema che richiede attenzione

La manosfera non è solo un fenomeno di nicchia: i suoi messaggi arrivano a scuole, famiglie e portafogli. Ciò che Theroux documenta suggerisce tre questioni concrete per la società:

  • La facilità con cui idee radicali si diffondono su piattaforme globali.
  • La vulnerabilità dei follower, spesso giovani, di fronte a consigli emotivi e finanziari non verificati.
  • Il confine labile tra intrattenimento provocatorio e istigazione a comportamenti dannosi.

Theroux non offre soluzioni semplici, ma il film funziona come campanello d’allarme: invita a osservare da vicino chi parla ai ragazzi online e a valutare quali misure — educative, regolatorie, familiari — possano ridurre danni concreti.

In conclusione, il documentario mette in luce un circuito dove la performance mediatica, la ricerca di denaro e una certa ideologia maschile si alimentano a vicenda. Il risultato non è solo spettacolo: produce conseguenze reali sulle relazioni, sulle scelte economiche e sulla formazione delle nuove generazioni.

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