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Una sentenza emessa il 2 aprile 2026 ha ridimensionato le accuse mosse da Blake Lively contro Justin Baldoni: su 13 capi originari ne restano soltanto tre. La decisione modifica significativamente il quadro in vista del processo civile fissato per il 18 maggio a New York e pone interrogativi pratici sull’applicabilità delle norme tra stati diversi.
Cosa è successo
La controversia risale al 2024, quando Lively ha citato Baldoni lamentando presunti comportamenti illeciti durante e dopo le riprese del film It Ends with Us. L’attore ha negato le accuse e ha controricorso con proprie denunce. Nel corso degli anni la disputa legale ha subito diversi passaggi: nel 2025 il giudice Lewis Liman rigettò la controquerela promossa dall’attore; ora, con la nuova ordinanza, il tribunale ha scartato dieci delle 13 accuse iniziali rivolte da Lively.
Le accuse che restano e quelle respinte
- Accuse ancora in campo (processo civile previsto il 18 maggio a New York):
- violazione di contratto
- ritorsione
- favoreggiamento di ritorsione
- Capo d’accusa respinti (tra gli altri): molestie e diffamazione; alcune contestazioni relative al comportamento dell’avvocato di Baldoni sono state considerate parte dell’attività difensiva e quindi non ammesse.
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Secondo il giudice, alcune denunce presentate sotto la legge californiana non potevano essere sostenute perché i fatti contestati sarebbero avvenuti nel New Jersey. Inoltre la qualificazione del rapporto tra Lively e la produzione è risultata decisiva: il tribunale ha ritenuto che, in alcune ipotesi, l’attrice fosse una collaboratrice autonoma e non una dipendente, con conseguenze sul diritto di proporre specifiche richieste risarcitorie.
Perché la decisione conta ora
La riduzione delle accuse cambia la strategia processuale e le possibilità di esito per entrambe le parti. Per Lively significa che dovrà concentrare la sua azione su presunti abusi contrattuali e su episodi di ritorsione, mentre per Baldoni si riduce l’area di esposizione pubblica su altre contestazioni.
Il verdetto ha anche rilevanza più ampia: mette in evidenza come la giurisdizione e la qualificazione del rapporto lavorativo possano influire sull’esito di cause legate a presunte molestie sul set — un punto sensibile nell’industria dell’intrattenimento che continua a confrontarsi con richieste di responsabilità civile e reputazionale.
Le prossime mosse e il possibile impatto
Lo staff legale di Lively ha annunciato che intende proseguire e che la battaglia si concentrerà sul dimostrare una campagna di screditamento pianificata contro l’attrice. La stessa Lively potrebbe essere chiamata a deporre nel processo del 18 maggio.
Dal lato pratico, gli sviluppi avranno conseguenze su:
- la gestione delle controversie sul set tra professionisti autonomi e produzioni;
- la strategia difensiva in casi che coinvolgono accuse reputazionali;
- la tempistica e l’attenzione dei media nei confronti del film e dei suoi protagonisti.
Nei prossimi mesi il procedimento civile a New York sarà il banco di prova per verificare se le tre accuse residue reggeranno in giudizio e quale peso avranno sulle rispettive carriere e sull’immagine pubblica dei protagonisti.












