Denny Mendez: costretta a difendere la sua italianità, alla figlia insegna la dignità

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Denny Mendez è tra gli ospiti del Festival del Cinema Italiano sul Lago Trasimeno, dove presenta Unicorni, il nuovo film diretto da Michela Andreozzi. Nel ruolo di Faio — regista radiofonica ironica e anticonformista — l’attrice porta sullo schermo temi di attualità come identità, pregiudizio e genitorialità: questioni che toccano direttamente famiglie e scuole oggi.

Perché Faio

Per Mendez la scelta del personaggio nasce dall’autenticità del ruolo: Faio non si accontenta delle apparenze, parla senza filtri e osserva il mondo con curiosità critica. L’attrice racconta di essersi sentita vicina a questo approccio, perché anche il suo percorso professionale ha spesso richiesto di superare stereotipi consolidati.

Nel film Faio diventa la voce critica di un programma radio — una figura che spinge chi ascolta a mettere in discussione convinzioni date per scontate. È una presenza capace di mescolare serietà e leggerezza, qualità che, secondo Mendez, fanno funzionare il racconto senza appesantirlo.

Un film che parla alle famiglie

Unicorni segue la storia di Blu, un bambino di nove anni deciso a esprimere la propria identità, e al contempo il percorso di crescita dei suoi genitori. Per l’attrice, la pellicola è un invito all’ascolto: il primo atto di affetto, dice, è aprirsi al dialogo invece che giudicare.

Essere madre le ha dato una prospettiva personale sul tema. Con una figlia di dieci anni, Mendez confessa di aver vissuto la storia con maggiore intensità e spera che il film aiuti adulti e bambini a guardarsi con più empatia.

Maternità e valori

Parlando di maternità, Mendez descrive sé stessa come una madre protettiva ma attenta a non invadere: accompagna la figlia nelle scelte, cerca di trasmettere rispetto e dignità e punta su un’educazione improntata alla curiosità e all’apertura culturale.

La bambina è cresciuta tra due culture — italiana e americana — e per la madre questa doppia appartenenza è un valore da coltivare: un orizzonte internazionale che stimoli il rispetto delle differenze.

Pregiudizi, identità e responsabilità

Mendez racconta di aver sperimentato personalmente i pregiudizi, legati tanto all’aspetto quanto alle origini o al modo di parlare. Ma quelle esperienze, osserva, l’hanno resa più determinata. Oggi sente la responsabilità, come artista e come madre, di promuovere un “incontro” culturale fondato sul dialogo.

Si rivolge in modo particolare ai giovani di seconda generazione: l’appello è a fare comunità, a raccontarsi, a partecipare alla vita culturale e ai media. Più voci che incontrano il pubblico possono cambiare la percezione collettiva, secondo Mendez.

Nella riflessione sulla rappresentanza cita il caso di chi, pur essendo cittadino italiano, si è trovato a dover ribadire la propria identità nazionale: una dinamica che conosce bene e che sottolinea la necessità di superare l’obbligo di “dover spiegare” da dove si viene.

  • Ascolto: il film sollecita adulti e ragazzi a praticarlo come primo atto di cura.
  • Rappresentanza: la presenza di storie diverse nel cinema e nei media aiuta a ridurre i pregiudizi.
  • Educazione: promuovere rispetto e dignità come valori quotidiani, anche a scuola e nei social.
  • Comunità: far rete tra giovani di seconda generazione per essere più visibili e influenti.

Sul set con Michela Andreozzi

La collaborazione con la regista, già compagna di lavoro a teatro, è stata definita positiva: Andreozzi favorisce il confronto e il lavoro collettivo, concedendo spazio agli attori per costruire i personaggi. Mendez apprezza la fiducia ricevuta e cita anche la produzione — Paco Cinematografica — per il sostegno al progetto.

Il film ha infine trovato nella rassegna del Trasimeno un momento di dialogo diretto con il pubblico: manifestazioni di questo tipo, dice l’attrice, avvicinano il cinema alle persone e valorizzano contesti territoriali spesso poco esplorati dagli schermi premiati e dalle grandi piazze cinematografiche.

Carriera e sguardo al futuro

Dal successo a Miss Italia agli anni tra teatro, tv e cinema, Mendez racconta la sfida principale: liberarsi delle etichette e far parlare il proprio mestiere. Per lei la differenza oggi la fanno preparazione, studio e costanza, più delle scorciatoie offerte dalla velocità dei social.

Definisce Unicorni una tappa importante, ma non l’approdo: lavora a nuovi progetti in cinema, televisione e teatro e si considera ancora in costruzione — passo dopo passo.

Il messaggio che vorrebbe restasse dopo la visione è semplice e pratico: più ascolto, meno pregiudizio. Un invito che riguarda non solo gli spettatori, ma anche chi produce cultura e informazione.

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