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A Parigi, tre donne hanno trasformato i sapori dell’infanzia in un progetto che racconta identità e migrazione: un piccolo locale nel X arrondissement dove i piatti parlano di Russia, Iran e Libano. A poco più di un anno dall’apertura, il loro menu — centrato sui pirojkis — è diventato un ponte tra memorie familiari e scelte sostenibili.
Dietro la facciata color salvia, a due passi dalle stazioni Gare du Nord e Gare de l’Est, il ristorante si muove tra la funzione di tavola calda di quartiere e quella di laboratorio personale. Gli orari sono concentrati soprattutto sulla pausa pranzo, i tavoli sono pochi e l’atmosfera ricorda una cucina di casa: ordine discreto, caffè di qualità e una cucina che lavora per il giorno dopo.
Tre storie che si incontrianno intorno a un bancone
Le fondatrici non hanno un passato uniforme: Maryam, nata in Francia da famiglia iraniana, ha fatto il percorso dalla televisione alla formazione per chef; Anna, originaria di Mosca, arrivata agli studi in giurisprudenza e poi all’insegnamento; Sandra, cresciuta tra Montréal e Beirut, con esperienze nella grafica e nell’organizzazione eventi. Il punto di svolta è arrivato quando, lavorando insieme in ristorazione, hanno scelto di mettere a fuoco un menu che raccontasse le loro radici.
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Il risultato non è una fusione casuale, ma una rilettura attenta di ricette tramandate e di ingredienti stagionali: ogni piatto nasce da ricordi frammentari, appunti di famiglia e prove in cucina, con l’obiettivo dichiarato di usare prodotti di filiera corta e di stagione.
La ricerca è anche personale. Per Maryam, imparare il farsi è servito a ricucire un pezzo della propria storia familiare; la cucina è stata la via principale per ritrovare profumi e sapori che la lingua domestica non le aveva sempre trasmesso.
Pirojkis: piccoli pani, grandi memorie
I pirojkis sono la specialità della casa: esterno croccante, interno morbido, ripieni che richiamano ingredienti e tecniche di tre tradizioni diverse. Non si tratta di ricette fossilizzate ma di versioni rielaborate, dove la memoria familiare dialoga con la stagionalità.
| Ripieno | Ispirazione | Nota |
|---|---|---|
| Pollo, noci e melassa di melograno | Cucina persiana | Accostato al tahdig, il riso croccante tipico |
| Spinaci con sumac | Cucina libanese | Profilo leggermente acidulo e aromatico |
| Ripieni dolci ispirati alle ricette di famiglia | Tradizioni miste | Rivisitazioni moderne di dessert casalinghi |
Queste proposte vengono affiancate da dolci della tradizione, reinterpretati secondo lo stesso principio: ricette tramandate ma adattate ai prodotti del momento e a pratiche sostenibili.
- Menu costruito sui ricordi di famiglia e su prove in cucina.
- Ingredienti scelti per stagionalità e provenienza locale.
- Locale pensato come punto di incontro più che come ristorante formale.
Sul muro del locale spiccano foto d’infanzia: i ritratti delle tre, in bianco e nero, suggeriscono un archivio personale condiviso. In una mensola affollata ci sono ricettari consumati, alcuni segnati da appunti e post‑it: non solo dosi, ma note di vita quotidiana. Un libro di cucina appartenuto alla madre di Maryam conserva pagine segnate e liste della spesa, tracce di una cura che — dicono loro — è essenziale per ottenere sapori che sopravvivono al tempo.
Il nome del locale, scelto con cura, mescola lingue e simboli: Almas significa “diamante” in arabo, persiano e russo e contiene anche un riferimento alle iniziali delle titolari, un richiamo alla loro comune appartenenza alla terra e alle storie che portano con sé.
Per il lettore, luoghi come questo rappresentano qualcosa in più di un pasto: sono punti di osservazione sulle dinamiche della città globale, dove le cucine della diaspora diventano veicolo di memoria e dialogo. A Parigi, la piccola osteria delle tre donne dimostra come la gastronomia possa funzionare da archivio affettivo e da pratica sostenibile, al passo con una domanda pubblica sempre più attenta alla provenienza e al racconto dietro ciò che si mangia.
Se si cerca un motivo per andarci oggi: il locale propone un’esperienza concreta di cucina di respiro transnazionale, fondata su prodotti locali e ricette di famiglia—un modello che risponde alla crescente curiosità verso narrazioni culinarie autentiche e responsabili.












