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Nel periodo di Natale la Comunità di Sant’Egidio ha acceso tavole di festa in tutta Italia e nel resto del mondo, trasformando un semplice pranzo in un gesto di integrazione e solidarietà. L’iniziativa, che mette insieme persone senza fissa dimora, anziani, famiglie in difficoltà e rifugiati, assume oggi valore politico e sociale mentre aumentano le tensioni internazionali e le richieste di aiuto.
La celebrazione principale si è svolta nella basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma, ma lo stesso modello è stato replicato in circa cento città italiane e in una settantina di Paesi esteri. Complessivamente hanno partecipato circa 80mila persone in Italia e circa 250mila nel mondo: numeri che testimoniano la portata dell’iniziativa e il suo impatto quotidiano sulle reti di assistenza.
Un pranzo che racconta storie
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La tavola romana ha visto convivere volti molto diversi: chi è stato accolto tramite i corridoi umanitari, persone fuggite da conflitti come quello di Gaza, e chi vive da anni sul territorio grazie al supporto della Comunità. Il menù era quello della tradizione natalizia, pensato per ricreare l’atmosfera di casa e offrire un momento di socialità a chi ne ha necessità.
- Portate tipiche: lasagne, polpettone, lenticchie e panettone.
- Partecipanti: senza dimora, anziani, famiglie in difficoltà, rifugiati.
- Volontari: organizzazione e servizio garantiti da centinaia di volontari locali.
- Solidarietà telefonica: il numero solidale 45586 resta attivo fino al 27 dicembre per sostenere le attività.
Andrea Riccardi, fondatore della Comunità, ha sottolineato che il pranzo non è un evento isolato ma parte di un impegno continuo: «Vogliamo che ogni persona qui venga riconosciuta e non venga lasciata nell’anonimato», ha detto, richiamando l’importanza della prossimità come antidoto alla solitudine.
Un impegno che dura tutto l’anno
Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha ricordato che queste giornate natalizie si inseriscono in un percorso permanente di assistenza: «Non ci limitiamo alle feste — ha spiegato —, lavoriamo ogni giorno per accogliere e favorire l’integrazione». Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha portato il saluto della città ringraziando l’associazione per il contributo alla coesione urbana e auspicando che questo esempio aiuti a diffondere pace e speranza.
Al pranzo erano presenti anche ospiti con storie particolari: una donna di 92 anni che partecipa da decenni e un bambino arrivato da Gaza, che ha recitato una filastrocca per ribadire il rifiuto della guerra come soluzione ai conflitti. Questi interventi hanno reso evidente la dimensione intergenerazionale e internazionale dell’appuntamento.
Prossime tappe: carceri e nuove distribuzioni
Le attività della Comunità proseguiranno nei giorni successivi con distribuzione di pasti e regali anche all’interno di istituti penitenziari. A Roma sono previste iniziative nelle carceri di Rebibbia e Regina Coeli già a partire dal 26 dicembre, grazie all’impegno dei volontari locali e al supporto raccolto tramite il numero solidale.
Per i lettori interessati a conoscere come partecipare o sostenere l’iniziativa, il canale telefonico rimane attivo fino al 27 dicembre; nel resto dell’anno la Comunità continua a gestire servizi quotidiani di assistenza, accompagnamento medico-sociale e progetti di integrazione sul territorio.
In un periodo segnato da crisi e conflitti, la rete di Sant’Egidio mostra come l’aiuto concreto e la convivialità possano contribuire a ricostruire legami sociali e a dare un segno tangibile di speranza nelle comunità locali.












