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In Sierra Leone una doppia risposta pratica alla crisi climatica e alla salute pubblica sta guadagnando terreno: da una parte il rimboschimento urbano, dall’altra la diffusione di cucine più efficienti costruite localmente. Questi due interventi puntano a ridurre la deforestazione, l’inquinamento domestico e al contempo creare posti di lavoro, soprattutto per giovani e donne.
Freetown cerca di diventare “più verde”
La capitale, con densità abitativa tra le più alte del continente, ha lanciato un ambizioso programma di riforestazione per stabilizzare i pendii e mitigare il rischio di frane. Dopo la tragica frana del 2017, che lasciò centinaia di vittime e vasti danni, le autorità e numerose organizzazioni hanno accelerato la messa a dimora di alberi.
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Il piano punta a raggiungere 5 milioni di alberi entro il 2030: finora sono stati certificati oltre 1,25 milioni di nuovi esemplari, inclusi circa 300.000 di mangrovie nelle aree costiere. Un sistema digitale con QR code permette ai volontari di registrare foto e dati di ogni piantumazione, creando un database accessibile per il monitoraggio e la manutenzione.
Una rivoluzione “in cucina”
Alla periferia di Freetown, lungo la strada che porta verso Bo e Kenema, si producono e assemblano le cosiddette stufe ad alta efficienza. Sono realizzate da piccole officine e cooperative che coinvolgono studentesse e giovani lavoratori.
Le stufe riducono drasticamente il consumo di combustibile: in media consumano fino al 60% in meno di legna o carbone rispetto ai metodi tradizionali a fuoco vivo. La conseguenza è doppia: meno alberi abbattuti e una significativa diminuzione dei fumi nocivi che si accumulano nelle abitazioni, soprattutto durante la stagione delle piogge.
- Ambiente: riduzione della pressione sulle foreste e recupero di aree costiere con mangrovie.
- Salute: minor esposizione a fumi domestici, responsabili di molte malattie respiratorie.
- Economia locale: nuove opportunità produttive per officine e cooperative giovanili, con una domanda crescente.
Dietro la produzione ci sono collettivi come la Girls Energy Action Development Initiative: studentesse che imparano a piegare, saldare e testare i componenti — bracieri in ceramica, cassetti per la cenere e pannelli metallici — trasformando abilità tecniche in reddito. In alcune officine la produzione arriva a tre stufe al giorno, circa 20 a settimana; l’obiettivo a medio termine è raggiungere mille unità l’anno.
Il prezzo rimane una barriera: ogni stufa costa tra i 200 e i 300 leoni, somma superiore a quella dei metodi tradizionali per molte famiglie, ma l’acquisto è visto come investimento per la durata e l’efficienza del prodotto. Il progetto ha ricevuto supporto da programmi internazionali, tra cui iniziative dell’Unione Europea e della cooperazione tedesca, insieme al lavoro di ong italiane.
Perché conta oggi
Le conseguenze sono concrete e immediate. A livello continentale si stima che l’inquinamento domestico legato alla cottura a biomassa provochi circa 600.000 morti l’anno, per lo più donne e bambini. In Sierra Leone oltre l’80% delle famiglie usa legna o carbone per cucinare: migliorare le tecnologie domestiche significa dunque incidere su mortalità, qualità della vita e tempo disponibile per attività produttive e formative.
Il cambiamento coinvolge anche obiettivi pubblici: il governo ha indicato come priorità la diffusione di metodi di cottura puliti a un milione di famiglie entro il 2030, collegando così le iniziative locali a strategie nazionali più ampie.
Storie di integrazione
A Kenema, il racconto personale di chi lavora alle stufe mette in luce l’aspetto sociale dell’intervento. Lamin, 40 anni, frequenta una scuola professionale per persone con disabilità dove impara la lavorazione dei metalli; sogna di aprire un negozio con la famiglia. La formazione tecnica qui non è solo abilità: è strumento di reinserimento e di autonomia economica per chi ha vissuto lutti e conseguenze della guerra civile.
Per molti giovani e donne coinvolti, la produzione di stufe è una via concreta per «prendersi cura» della propria comunità, riducendo rischi ambientali e costruendo fonti di reddito dignitose.
Prospettive e rischi
Se da un lato la combinazione di rimboschimento e cucine efficienti offre soluzioni pratiche, permangono sfide: la scala della produzione e l’accessibilità economica restano limitazioni, così come la necessità di programmi di manutenzione degli alberi piantati. Senza continuità finanziaria e monitoraggio a lungo termine, i risultati rischiano di essere temporanei.
Per questo gli esperti sottolineano l’importanza di politiche integrate che uniscano incentivi economici, formazione tecnica e sostegno alle microimprese locali. Solo così le iniziative possono trasformarsi in impatti sostenibili nel tempo.
In Sierra Leone la strategia è chiara: puntare su soluzioni semplici ma diffuse, capaci di salvare foreste, ridurre morti evitabili e generare opportunità di lavoro direttamente nelle comunità colpite dalla crisi climatica e dalla vulnerabilità economica.












