Un nuovo allarme di emergenza lanciato da FEWS NET indica che tra 20 e 25 milioni di persone in Somalia, Etiopia e Kenya necessitano oggi di aiuti alimentari urgenti. La crisi è direttamente collegata all’eccezionale scarsità di piogge registrata negli ultimi mesi e rischia di aggravarsi nei prossimi mesi se l’assistenza non viene ampliata rapidamente.
La regione del Corno d’Africa sta sperimentando una stagione delle piogge (ottobre-dicembre) tra le più secche mai osservate, un fenomeno che gli esperti riferiscono in gran parte al ritorno di La Niña. Questo schema climatico altera le correnti oceaniche e atmosferiche nel Pacifico equatoriale, con effetti a catena su precipitazioni e temperature a livello globale.
Le coltivazioni e i pascoli locali mostrano già danni severi. A meno di tre anni dalla drammatica siccità del 2020–2023, la produttività agricola è nuovamente sotto pressione: FEWS NET stima che la siccità sia la causa principale per il 50–55% delle persone che oggi richiedono assistenza umanitaria.
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Situazione alimentare
Secondo le proiezioni attuali, senza un significativo incremento degli interventi di cibo, acqua e nutrizione, la crisi classificata come fase IPC 3 potrebbe estendersi e intensificarsi fino a maggio. In diverse aree della Somalia sono già stati segnalati fenomeni compatibili con la fase IPC 4, dove aumenti della malnutrizione e livelli di fame diffusi sono una prospettiva concreta.
Le previsioni per la stagione delle piogge di marzo-maggio (MAM) presentano però molta incertezza: se il periodo 2026 registrasse precipitazioni inferiori alla media, l’insicurezza alimentare acuta potrebbe peggiorare in modo marcato.
- Persone a rischio: 20–25 milioni in Somalia, Etiopia, Kenya
- Quota attribuita alla siccità: 50–55% dei casi
- Precipitazioni previste: per molte aree meno del 50% della media stagionale; alcune zone potrebbero riceverne meno del 30%
- Condizioni della vegetazione: al di sotto del 60% dei livelli tipici nelle aree più colpite
La regione si regge su due stagioni pluviometriche fondamentali: una più estesa e una più breve, entrambe indispensabili per il rifornimento delle falde, il ripristino dei pascoli e la produzione agricola. Le piogge brevi, quest’anno particolarmente scarse, seguono una serie di eventi irregolari nel 2025 e temperature molto elevate durante la stagione secca, peggiorando il quadro complessivo.
Molti punti d’acqua sono ormai in condizioni critiche: pozzi e sorgenti risultano prossimi al secco o in stato di allerta, e in diverse zone etiopiche — tra cui Afder, Liban, Dawa, Dollo, Shabelle e Korahe — la disponibilità di acqua e pascoli è estremamente limitata. In Somalia le condizioni dei pascoli ora sono inferiori a quelle registrate nelle peggiori stagioni del 2016/2017 e del 2021/2022.
Impatto sui raccolti e sui mezzi di sussistenza
I raccolti della finestra agricola di gennaio-febbraio hanno subito perdite significative che riducono subito la disponibilità di alimento per le famiglie contadine e agropastorali e comprimono le scorte di mercato a livello regionale. Il risultato atteso è un aumento dei prezzi alimentari e una riduzione dei redditi per le famiglie povere, che dipendono dalla vendita dei raccolti e dai lavori stagionali.
In alcune aree — come il Kenya sudorientale e la Somalia nordoccidentale — le comunità affrontano già la terza stagione consecutiva con raccolti sotto la media, un pattern che erode progressivamente la resilienza e aumenta la dipendenza dall’assistenza esterna.
Per evitare un ulteriore deterioramento della situazione sono necessari interventi rapidi e su scala: ampliamento degli aiuti alimentari, punti di distribuzione acqua sicura, programmi di nutrizione per bambini e donne in gravidanza, e misure mirate per sostenere i pastorali e i piccoli agricoltori. Monitoraggio continuo e flessibilità nelle operazioni saranno cruciali, dato il grado di incertezza climatica sulle stagioni future.
La finestra d’azione è già ristretta: senza un aumento tempestivo della risposta umanitaria, le conseguenze sulla salute, sull’economia rurale e sulla sicurezza alimentare della regione rischiano di consolidarsi nei mesi a venire.












