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L’articolo di Domani sul tema “Fare soldi spennando gli hater: ecco il nuovo business dei vip” segnala che negli ultimi mesi sono aumentate le richieste di denaro inviate a utenti ritenuti autori di commenti offensivi: il fenomeno riguarda influencer, vip e politici e prende varie forme.
Secondo il pezzo di Domani, citato nell’RSS che ha lanciato l’inchiesta, la strategia funziona quando una lettera legale induce l’utente a pagare per evitare un processo; questo è il centro della critica rappresentata dal titolo e dall’analisi.
Negli ultimi mesi anche associazioni e cronache nazionali hanno descritto casi simili: un articolo ripreso da Imgpress riporta che «influencer, vip, calciatori e politici si affidano a studi legali e strane società per avanzare richieste di risarcimento in denaro nei confronti dei cittadini autori di messaggi ritenuti diffamatori».
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La spiegazione giuridica di come si arriva a richieste di risarcimento è descritta da fonti legali: secondo LaLeggePerTutti un commento sui social diventa diffamazione quando offende la reputazione e viene comunicato a più persone, e per la diffusione online la norma prevede spesso l’aggravante.
Quel quadro normativo è usato, nelle lettere che circolano, per giustificare pretese economiche; ma alcuni osservatori — tra cui il Codacons, ripreso dalla cronaca — avvertono che pratiche di massa possono apparire come «pesca a strascico» e rischiare di diventare tentativi impropri di estorsione.

Come funziona il nuovo “business” e quali rischi pone
I meccanismi descritti dalle fonti sono ricorrenti: uno studio legale invia una lettera con richiesta economica; il destinatario, spaventato dall’idea di dover affrontare un procedimento penale o spese legali, è incentivato a pagare per chiudere la questione.
LaLeggePerTutti chiarisce che la prova in questi casi passa da screenshot, data/ora e identificazione dell’autore, e che i tribunali valutano la gravità, la diffusione e la posizione sociale della vittima per quantificare un eventuale risarcimento.
Per questo motivo esperti e associazioni sottolineano due punti: da un lato la legge tutela la reputazione e permette azioni legali se sussistono gli elementi della diffamazione; dall’altro lato, pratiche sistematiche che chiedono somme a molti utenti senza aprire davvero un processo sollevano dubbi di illegittimità.
Cosa possono fare gli utenti e cosa dicono le associazioni
Le fonti legali spiegano che chi riceve una richiesta può raccogliere prove e rivolgersi alla Polizia Postale o chiedere consulenza legale prima di pagare. LaLeggePerTutti elenca inoltre i criteri che i giudici usano per quantificare il danno.
Dal canto suo il Codacons, citato dalle cronache, offre assistenza legale ai cittadini per valutare la correttezza delle pretese e «contestare qualsiasi pratica che possa rappresentare un tentativo di estorcere denaro», definendo il fenomeno «preoccupante».
Il tema riguarda dunque sia il confine tra critica e reato sia il modo in cui il diritto viene usato nella pratica quotidiana dei social: con “Fare soldi spennando gli hater” come keyword, la discussione unisce giornalismo d’inchiesta, segnalazioni associative e spiegazioni giuridiche.
Sources
- Google News / Domani (RSS) — ha fornito il titolo e l’angolazione dell’inchiesta sul nuovo business che prende di mira gli hater.
- Imgpress — ha documentato la denuncia del fenomeno e la segnalazione del Codacons sulle richieste di risarcimento inviate da studi legali.
- LaLeggePerTutti — ha spiegato quando un commento sui social configura diffamazione e quali prove e parametri servono per chiedere o contestare un risarcimento.











