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Un film ispirato al dramma reale di Giulia Cecchettin arriva nelle sale il 5 novembre: attraverso la testimonianza della famiglia e la voce dell’attore protagonista, la pellicola punta a trasformare il lutto in un monito pubblico contro la violenza di genere. Perché questa storia conta oggi: non è solo un racconto privato, ma un appello a cambiare il modo in cui società e istituzioni affrontano le radici del problema.
Dal libro al set: un racconto che nasce dal dolore
Il film, intitolato Se domani non torno, trae spunto dal libro scritto da Gino Cecchettin, padre di Giulia, la studentessa di ingegneria biomedica assassinata dall’ex fidanzato pochi giorni prima della laurea nel novembre 2023. La sceneggiatura è firmata da Paola Randi insieme a Lisa Nur Sultan, ed è stata affidata a una regia deciso a mettere al centro la dimensione umana della perdita.
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Film su Giulia Cecchettin: Timi racconta la reazione del padre tra coraggio e tenerezza

Per l’attore Filippo Timi interpretare Gino è stata un’esperienza rilevante: ha scelto di restituire sullo schermo un uomo che reagisce con dignità e delicatezza, lontano da stereotipi di rabbia o vendetta. Questa lettura contribuisce a restituire peso e complessità a un tema spesso ridotto a titoli di cronaca.
Il vuoto lasciato da una scomparsa
La regista ha dichiarato di aver cercato nel libro la chiave per raccontare l’assenza che percorre una famiglia dopo un evento così traumatico. Non si tratta solo di descrivere un fatto: il film prova a esplorare le conseguenze emotive — il silenzio, le trasformazioni dei rapporti, la fatica quotidiana — per riaccendere l’empatia dello spettatore e facilitare un dialogo collettivo.
Questo approccio mira a far comprendere che la responsabilità non è solo individuale: quando la violenza è sistemica, serve una risposta condivisa e strutturata.
La Fondazione e l’impegno sul territorio
Dalla tragedia della famiglia Cecchettin è nata anche un’iniziativa pubblica: la Fondazione Giulia Cecchettin, che lavora per trasformare il lutto in azioni concrete contro la violenza di genere. Le attività promosse mettono al centro prevenzione, supporto alle vittime e formazione nei contesti scolastici.

- Supporto legale e psicologico per chi subisce violenza;
- Programmi educativi per adolescenti su affetti e relazioni sane;
- Campagne di sensibilizzazione per stimolare un cambiamento culturale e istituzionale;
- Sostegno alle famiglie colpite dal lutto e iniziative di memoriale civile.
Gli autori e la stessa fondazione sottolineano un punto politico e culturale: perdere tempo nel catalogare i femminicidi come “fatti di cronaca” rischia di minimizzarne la natura strutturale. Per intervenire davvero bisogna curare le cause, non solo i sintomi.
Cosa significa per il pubblico
Per gli spettatori il film offre due letture: da un lato la restituzione di una vicenda personale, dall’altro un invito ad interrogarsi su strumenti ed educazione necessari per prevenire nuove tragedie. Non è un semplice racconto di dolore, ma una proposta di responsabilità collettiva.
In sala dal 5 novembre, la pellicola può diventare uno spunto per iniziative locali: proiezioni seguite da incontri con esperti, laboratori nelle scuole e momenti di confronto con le associazioni che operano sul tema.
La scelta creativa di privilegiare l’intimità del lutto e la dignità del padre protagonista non stempera la gravità dei fatti: mette invece in luce la possibilità di una risposta pubblica e organizzata, capace di trasformare il ricordo in prevenzione attiva.











