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Le dimissioni di Diana Bianchedi dal ruolo di capodelegazione della Nazionale hanno acceso un confronto istituzionale che potrebbe cambiare la guida del calcio italiano. La vicenda mette in gioco l’autonomia delle federazioni e domani — con la riunione del CONI — si definirà se avviare o meno la strada del commissariamento della FIGC.
La scintilla: la scelta di Bianchedi
Meno di due mesi dopo la nomina, la ex schermitrice e dirigente sportiva ha lasciato l’incarico, motivando il passo indietro con le osservazioni pubbliche del ministro per lo Sport. Il punto sensibile è il duplice ruolo che ricopriva: vicepresidente vicaria del CONI e capodelegazione della Nazionale, una combinazione che aveva già suscitato dubbi sul piano della compatibilità istituzionale.
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Secondo quanto ricostruito, l’intervento del ministro Andrea Abodi sulle dinamiche interne della Giunta del CONI, in particolare riguardo al commissariamento di un’altra federazione, ha innescato la reazione della dirigente. Il presidente della FIGC, Giovanni Malagò, ha preso le difese di Bianchedi e ha criticato l’intervento ministeriale, accusandolo di entrare in questioni che dovrebbero restare nell’ambito dell’autonomia sportiva.
Il cuore della disputa: norme e tesseramenti
Il caso Bianchedi è però solo un elemento di un dossier più ampio. All’origine della possibile azione di commissariamento non ci sono le dimissioni, ma una questione tecnica precedente: il mancato tesseramento del neo eletto presidente della Federcalcio e i dubbi sulla conformità del suo incarico alle norme dello sport italiano.

La valutazione spetta agli organi del CONI, che stanno raccogliendo pareri giuridici destinati a orientare la decisione. Il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, ha fissato la riunione della Giunta nazionale per il 6 ottobre alle 13 e ha annunciato che dopo quel passaggio si terrà il Consiglio nazionale per affrontare il tema in modo organico.
Buonfiglio ha inoltre reso noto che i pareri legali prodotti dall’ente saranno condivisi con i presidenti delle federazioni, per evitare interpretazioni difformi e favorire la trasparenza del processo.
Cosa rischia la FIGC e quali sono i prossimi passi
- Decisione della Giunta CONI (6 ottobre): esame dei pareri giuridici e possibile proposta al Consiglio nazionale.
- Valutazione formale: il commissariamento resta un’ipotesi da verificare, non una misura già adottata.
- Impatto operativo: un eventuale commissario potrebbe prendere temporaneamente le decisioni di governance della FIGC, con effetti su nomine e attività amministrative.
- Ricadute politiche e reputazionali: la vicenda solleva questioni sul rapporto tra istituzioni politiche e autonomie sportive, con possibili ripercussioni sul piano internazionale.
Da parte sua, Malagò appare determinato a mantenere la carica e richiama il percorso elettorale che lo ha portato alla presidenza, dichiarandosi fiducioso sulla legittimità del proprio mandato. La sua posizione sarà uno dei fattori considerati dagli organi di controllo, ma non l’unico: peseranno i pareri tecnici e l’interpretazione delle norme sportive.
Per atleti, club e tifosi l’effetto immediato è soprattutto di incertezza: cambiamenti nella gestione federale possono rallentare decisioni amministrative e strategiche. Sul piano istituzionale, invece, la disputa segna un confronto più ampio sul confine tra controllo politico e autonomia delle strutture sportive.
Nei prossimi giorni la situazione rimane fluida: la convocazione della Giunta e del Consiglio nazionale del CONI rappresentano la prossima tappa cruciale. Quel che è certo è che la decisione non sarà solo tecnica ma avrà anche un forte valore simbolico per la governance dello sport italiano.











