La frequenza hz432 è chiamata anche “frequenza della gioia”, in netta antitesi con l’accordatura dell’altra hz440, ritenuta venefica e istituita obbligatoriamente al tempo dei regimi totalitari europei, pare per rendere la gente aggressiva e spietata. I primi studi furono di Rudolph Steiner, ma attualmente sono stati pubblicati vari libri da autori laureati in medicina. La frequenza Hz440 rovina l’orecchio umano e persino il legno degli Stradivari, che si contorce. Un movimento culturale, partito dall’Inghilterra, ne chiede legalmente l’abolizione. Tornando all’effetto della voce di Hvorostovsky sugli ascoltatori che ridono piangono e si contorcono come un violino Stradivarius, è certo che la vibrazione della sua voce fosse di 432Hz. Questo effetto HZ 432 l’ho subito anche io, con vari effetti collaterali; nonostante fossi avvezza, mentre dipingevo, a interminabili ascolti musicali, che, a seconda del mio umore, spaziano dal blus ai raga indiani per ottenere la pioggia o l ‘amore, dalle inebrianti czarde al sirtaki, da Čajkovskij a Sibelius a Liszt al puro flamenco di Granada/Siviglia, consumando inesorabilmente i solchi e le puntine dei giradischi…

E sì, ma non ero vaccinata per affrontare Dmitri Hvorostovsky. Da infinite distanze, egli mi ha portato su di un vassoio d’argento le musiche e i canti tradizionali russi, la profonda anima siberiana che un po’ si intravedeva in “Volga Volga-Katiuscia” ballata dai cosacchi… ma solo un po’. Sempre su di un vassoio d’argento gli struggenti canti di guerra del popolo sovietico, spinto alle frontiere a combattere i “quasi fratelli”. E le arie antiche come la seicentesca “Amarilli”, che l’innamorato spinge a squarciargli il petto per leggere il nome del suo amore…Ecco perché noi artisti veniamo spietatamente colpiti dalle vibrazioni della musica… siamo dominati dallo stesso centro energetico, il quinto, situato sulla spina dorsale all’altezza della gola, detto il chakra della comunicazione (verbale, visiva, auditiva). È di colore azzurro e, nella mia vita quotidiana, è ossessivamente dominante. Questo chakra, come tutti gli altri, è collegato ad un organo interno del corpo umano, esattamente l’ipofisi. Per Dmitri Hvorostovsky, questo azzurro centro energetico, sede della voce, e l’ipofisi sono stati determinanti. Per la sua vita e la sua morte.

Lidia Croce

9 dicembre 2021

In mostra a Peschici “La Voce della Russia”  di Lidia Croce

Rivive, in un olio su tela di Lidia Croce, in mostra dal primo dicembre a Palazzo della Torre nel centro storico di Peschici, il famoso baritono russo Dmitri Hvorostovsky.

Viene pianto ancora a calde lacrime da tutta la Russia e dalle sue ammiratrici che lo seguivano nei teatri lirici di tutto il mondo. Negli ultimi anni si ammalò  di cancro, ma tenne concerti fino a qualche mese prima della morte. Tutti si aspettavano la sua guarigione, invece all’improvviso smise di lottare, quattro anni fa. Aveva soltanto 56 anni. Dmitri, in venti anni di carriera, interpretò 95 opere liriche, in gran parte italiane. Numero mai raggiunto da nessun altro artista. Vinse tutti i premi internazionali possibili.

Lidia Croce è un’artista di origini canosine, opera da una vita a Siena, ma non ha dimenticato la Puglia, eleggendo Peschici come buen retiro. Poliedrica la sua vis artistica, che spazia dallo scultoreo Diomede  alle visioni epiche del cammino della “Francigena” verso la grotta dell’arcangelo Michele, ai colori dell’ “Agrumeto garganico”, al prospettico e futuribile “Risveglio di Kalena”, ai “Bimbi dell’Ilva”, per indicare le opere più note. 

Sulla sua decisione di dipingere il ritratto di Dmitri Hvorostovsky, spiega “Non è  stata una mia scelta.  Quando per caso due mesi fa, viaggiando sul web nel mondo musicale mondiale, finii su un canale russo, vidi questo cantante in concerto mentre eseguiva un brano di musica tradizionale russa. Ne rimasi folgorata”.

Catapultata nella sua voce, nella sua vita, oltre che nella sua immagine, la Croce, per curiosità, guardò gli oroscopi comparati, per cercare una ragione almeno astrologica al suo magnetismo. La trovò in un aspetto raro di congiunzione tra la propria luna e il sole di Dmitri in Bilancia, negli stessi gradi. Scoprì soltanto dopo che il personaggio era stimato come la migliore voce baritonale di tutti i tempi, era famosissimo nel mondo lirico ed era già morto.

Lidia Croce entrò in perfetta sintonia con il mondo di Dmitri, perché questo era anche il proprio rapporto con l’arte: irragionevole, folle, continuo, eppur logico e coerente… Ed ecco il suo desiderio di donare alla Russia un ritratto di Dmitri, in mezzo ai pentagramma che lo lambiscono, lo attraversano e imprigionano  come vere catene. 

Interessanti gli elementi grafici e coloristici del quadro della Croce, in cui appaiono spartiti di famosi musicisti russi, e la personificazione delle note.

Teresa Maria Rauzino

su “L’Edicola del sud”.

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