Una ferita ancora aperta quella delle Foibe, dove migliaia d’italiani furono trucidati in modo efferato dalla milizia della Jugoslavia di Tito, sul finire della seconda guerra mondiale.

Anche il Gargano ha pagato con la vita. Sono molti i garganici che non fecero più ritorno a casa: di Vieste furono sette le vittime, di Vico del Gargano due, di Peschici una.

Nino Santucci, 93enne di Ischitella, ha conosciuto vari concittadini che hanno vissuto nell’Ex – Jugoslavia di Tito durante quel periodo. “Ricordo di aver conosciuto un soldato che mi ha raccontato tutte le sevizie che ricevevano – ha raccontato Nino – Quando un soldato italiano veniva fatto prigioniero dai comunisti di Tito, erano guai. Preferiva morire”. Nino ricorda anche di un’intera famiglia di Ischitella che scappò dalla Dalmazia, dove lavoravano la terra. Questi avevano negli occhi l’orrore di quei maltrattamenti inumani.

Altra preziosa testimonianza è quella di Domenico Lombardi di Vico del Gargano, nipote di Nicola Tavaglione, militare e fascista che in quel periodo era nell’Ex – Jugoslavia dopo esser partito per l’Albania. “È sempre risultato disperso – ha riferito Domenico – anche se ho una data di morte, quella del 31 ottobre 1944 in Montenegro. In questo documento è riportato che c’è stata questa battaglia contro i comunisti di Tito, e pare sia rimasto ucciso”. Di suo zio Nicola, Domenico conserva numerose foto di quand’era militare.

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