Camilleri, Adele e il lutto: la svolta che riscrive il personaggio

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Nel riproporre Il tailleur grigio nella collana recente, Antonio D’Orrico ricolloca il libro di Andrea Camilleri come un punto di svolta nella produzione dell’autore: non un semplice esperimento, ma l’indizio decisivo di una nuova stagione narrativa. Capire perché questo romanzo cambia registro è oggi utile per leggere la traiettoria finale di Camilleri e il modo in cui i suoi lettori reagirono al cambiamento.

Al centro del romanzo c’è una figura che sembra apparentemente familiare nell’universo camilleriano: una donna vedova. Ma Adele Picco non è una vedova qualunque: è l’asse su cui si costruisce l’enigma e, insieme, la rottura stilistica dell’autore.

Un’apertura ingannevole

All’inizio il libro assume le insegne del giallo: risvegli mattutini, piccoli riti quotidiani, lettere anonime che minacciano. Gli elementi sono i tipici segni d’avvio di un’indagine alla Montalbano, e il lettore è indotto a credere di trovarsi davanti a un noir classico.

Ma lo scenario muta rapidamente. Il protagonista, un ex direttore di banca al suo primo giorno di pensione, non vive una storia di sola investigazione: i suoi pensieri tornano ossessivamente al passato, alle missive anonime ricevute nel corso di decenni, e soprattutto alla donna che ha sposato. L’intreccio mescola l’inquietudine del mistero con una sensualità esplicita e, infine, con un cupo disincanto.

I necrologi e il lutto come trama

In una sequenza rivelatrice il protagonista sfoglia gli annunci di morte come chi percorre una mappa privata: il lutto diventa quasi un conforto rituale, e da qui si apre il tema centrale della vedovanza, ricorrente nella produzione camilleriana ma ridefinita qui in chiave più ambigua e meno consolatoria.

La presentazione di Adele è immediata e folgorante: giovane, elegante, una donna che nella disperazione conserva un’eleganza glaciale. Un dettaglio apparentemente banale — il contrasto tra le calze scure e le lunghe gambe — diventa il detonatore dell’ossessione del protagonista.

Il romanzo racconta poi una passione matrimoniale intensa, con riti erotici quasi ossessivi che alternano momenti di comicità a scene di forte carica erotica. Ma la commedia non regge fino alla fine: sotto la superficie ludica si annida una tensione che non trova sbocco.

Un romanzo ponte

Pubblicato nel 2008 per Mondadori, Il tailleur grigio appare oggi, nella lettura di D’Orrico, come l’atto inaugurale di quel ciclo che sarà poi etichettato come romanzo italiano — opere successive più asciutte, scritte in italiano standard, pubblicate tra il 2009 e il 2016. Per molti lettori questa svolta fu sorprendente, persino irritante: la voce di Camilleri si irrigidì, il dialetto e la musica linguistica che avevano caratterizzato la sua prosa sembrarono attenuarsi.

Le reazioni furono polarizzate. Alcuni accolsero con curiosità la nuova strada, altri avvertirono un tradimento del patto implicito tra autore e pubblico: la perdita di quella lingua «colorita» che aveva reso i suoi romanzi così riconoscibili. Non mancarono voci che sospettarono persino un’alterazione della paternità dell’opera, ipotesi che divertì l’autore più di quanto lo offendesse.

Una biblioteca d’influenze

Analizzando gli elementi stilistici e tematici emergono richiami a diversi modelli: il disagio claustrofobico di Simenon, la scrupolosità voyeuristica di Moravia, l’ossessione amorosa in chiave buzzatiana, la malinconia anatomica di Roth, accenti surrealisti alla Buñuel e sfumature hitchcockiane nella costruzione del sospetto. Tuttavia il tono complessivo è quasi dimesso: una sola apparizione di humor dissipa per un attimo l’atmosfera cupa.

Nonostante la pluralità d’influssi, il romanzo ha una sola vera protagonista morale: la presenza enigmatica di Adele, figura insieme seducente e predatoria che sposta l’equilibrio emotivo del narratore verso territori più freddi e spogli rispetto all’opera precedente.

Chi è Adele?

Adele appare come una creatura di celluloide: elegante, quasi artificiale, evocativa di dive in bianco e nero. Camilleri, da giovane, si formò guardando certi film popolari e portò con sé un immaginario legato all’operetta e al cinema classico; quella cultura visiva informa la figura di Adele, che incarna una femminilità sofisticata e al tempo stesso ambigua.

  • Ricordo cinematografico: proiezioni ripetute in gioventù di film popolari che hanno segnato il gusto dello scrittore.
  • Scelta teatrale: la predilezione dichiarata per l’operetta come modello di spettacolo e di sensualità raffinata.
  • Segno simbolico: la figura dell’eroina gaudente, qui capovolta in una «dark lady» che anticipa il nuovo tono delle opere successive.

Perché conta oggi

Rileggere Il tailleur grigio con la lente della recente riedizione significa comprendere meglio l’ultimo quarto della produzione camilleriana: non solo per l’evoluzione linguistica, ma per la svolta tematica che l’autore scelse in età avanzata. Il libro mostra che Camilleri non si arrese a uno schema, ma cercò di esplorare altri registri, accettando il rischio di perdere parte del suo pubblico pur di seguire una necessità espressiva.

In quest’ottica Adele Picco non è solo un personaggio: è l’innesco di una metamorfosi letteraria, l’emblema di un passaggio dal caleidoscopio di Viggato all’italiano lineare e freddo dei romanzi che seguirono. È una figura che, più che risolvere un mistero, lo genera.

Testo elaborato a partire dalla nota di Antonio D’Orrico al romanzo di Andrea Camilleri Il tailleur grigio, Sellerio 2026.

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