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Un progetto che mette insieme una diga da 67 milioni di metri cubi e un parco eolico nello stesso territorio ha riacceso il dibattito in Capitanata: da un lato la promessa di nuovi megawatt, dall’altro la preoccupazione per le risorse idriche, il paesaggio e le attività agricole. La vicenda è salita all’attenzione pubblica nelle ultime settimane mentre procedono le fasi autorizzative a livello comunale e regionale.
Ai proponenti, il binomio diga-eolico viene presentato come una soluzione integrata per alimentare la rete locale e garantire accumulo idrico; per i critici invece si tratta di un paradosso — definito da alcuni come un “offshore al contrario” — perché concentra infrastrutture energetiche e idriche in un’area fragile e strategica.
Che cosa prevede il piano
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Il progetto principale contempla la realizzazione di una vasta opera di sbarramento con una capacità dichiarata di circa 67 milioni di metri cubi, accanto alla quale verrebbero installate turbine eoliche su aree contigue. I promotori parlano di sinergia tra accumulo idrico e produzione rinnovabile, utile soprattutto nei periodi di punta della domanda elettrica.
Al momento non esiste ancora una decisione definitiva: la procedura amministrativa include valutazioni paesaggistiche e una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che dovranno chiarire limiti e condizioni.
Perché interessa oggi
I motivi per cui la questione è rilevante sono concreti e immediati: la Capitanata è una delle aree agricole più importanti del Mezzogiorno e l’intreccio tra gestione dell’acqua e produzioni locali può cambiare redditi e usi del suolo. Inoltre, il tema si inserisce nel più ampio dibattito nazionale su come conciliare transizione energetica e tutela del territorio.
- Risorse idriche: la diga potrebbe modificare disponibilità e qualità dell’acqua per irrigazione.
- Paesaggio e biodiversità: l’installazione di pale eoliche in prossimità dell’invaso solleva questioni su frammentazione degli habitat e impatto visivo.
- Economia locale: possibili ricadute occupazionali ma anche rischi per coltivazioni e turismo rurale.
Posizioni in campo
Proponenti e amministratori sottolineano benefici energetici e potenziali investimenti pubblici e privati per le infrastrutture locali. Secondo queste fonti, l’accoppiamento diga-parco eolico permetterebbe una gestione più flessibile dell’energia rinnovabile e una maggiore autosufficienza.
Dall’altra parte, associazioni ambientaliste e rappresentanti degli agricoltori chiedono maggiore trasparenza sulle valutazioni tecniche e sull’impatto reale delle opere. I dubbi principali riguardano la durata effettiva dei benefici, il consumo di suolo e la compatibilità con i bacini idrici sotterranei che alimentano le coltivazioni.
Cosa succederà nei prossimi mesi
La procedura autorizzativa prevede diversi passaggi formali: studi di fattibilità, la VIA, consultazioni pubbliche e infine una decisione della Regione. È nelle fasi di consultazione che si concentra l’attività delle parti interessate, con incontri pubblici e osservazioni tecniche che possono rimodulare il progetto.
| Voce | Impatto potenziale | Chi è coinvolto |
|---|---|---|
| Capacità d’accumulo (67 mln m³) | Maggiore riserva idrica, possibili alterazioni delle portate | Comuni, agricoltori, gestori idrici |
| Parco eolico | Produzione di energia rinnovabile, impatto paesaggistico | Aziende energetiche, associazioni ambientaliste |
| VIA e consultazioni | Possibile modifica del progetto o condizioni vincolanti | Regione, cittadini, tecnici indipendenti |
La complessità del caso richiede dati tecnici e confronto aperto: la decisione non riguarderà solo il bilancio energetico, ma la gestione delle acque, la tutela del paesaggio e la sostenibilità delle attività economiche locali.
Per chi segue la vicenda, i prossimi appuntamenti utili saranno la pubblicazione degli esiti della VIA e le date delle consultazioni pubbliche: momenti in cui si potranno conoscere nel dettaglio varianti progettuali, mitigazioni previste e vincoli ambientali imposti.
Resta centrale la domanda che accompagna il progetto: è possibile conciliare l’obiettivo di aumentare la produzione di energie rinnovabili con la necessità di proteggere territori agricoli e risorse idriche? La risposta dipenderà dalle scelte tecniche, dal controllo delle autorità e dal dialogo con le comunità locali.












