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Il Salone del Mobile 2026 si chiude confermando il ruolo centrale per l’industria dell’arredo: 316.342 visitatori provenienti da 167 Paesi, un incremento del 4,5% rispetto al 2025. In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e disordini nei trasporti, la fiera ha dimostrato di restare una piattaforma concreta per export, relazioni commerciali e opportunità di business.
Partecipazione e segnali di resilienza
La manifestazione ha attratto operatori esteri per il 68% del totale, un valore che rimane ai livelli record dell’anno precedente e sottolinea la funzione del Salone come veicolo di internazionalizzazione per le imprese italiane.
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Con circa 1.900 brand presenti da 32 Paesi, gli organizzatori descrivono l’evento come la rappresentazione di un settore capace di reagire alle criticità: la forte componente industriale si è unita a proposte culturali e novità espositive per sostenere incontri e contratti.
Come è stata gestita la crisi di marzo
La guerra in Medio Oriente e le prime cancellazioni dei voli a metà marzo avevano aperto una fase di incertezza, con pressioni per rimandare o annullare l’evento. La direzione ha scelto di mantenere il calendario, implementando iniziative mirate di promozione internazionale e procedure accelerate per l’ingresso di delegazioni straniere.
Il risultato è stato un recupero parziale delle assenze iniziali: se alcune gallerie mediorientali hanno rinunciato all’ultimo momento, molte delegazioni commerciali e stampa dalla stessa area — Libano, Emirati, Arabia Saudita — sono comunque arrivate in fiera.
Dati chiave
- 316.342 presenze totali
- Visitatori da 167 Paesi
- +4,5% rispetto al 2025 (circa 302.000 presenze)
- 68% operatori esteri sul totale
- Circa 1.900 brand presenti, da 32 Paesi
- Prossimo appuntamento: 13-18 aprile 2027
Provenienze e mercati in crescita
La classifica dei principali Paesi mostra una mappa della domanda in trasformazione. La Cina resta il primo mercato per affluenza, con numeri vicini ai livelli pre-pandemici ma in calo rispetto al 2025.
In Europa si registrano incrementi significativi per Germania (+5,1%) e Spagna (+8,7%), mentre Austria e Belgio segnano progressi a doppia cifra e a una cifra rispettivamente. Stati Uniti e Regno Unito sono in netta crescita (+8,8% e +10,4%), e fuori classifica emergono aumenti marcati da Canada (+28%) e Messico (+15%).
Si nota inoltre il rafforzamento di aree come il Mercosur — con il Brasile al quarto posto — e della Corea del Sud, che aiutano a compensare il calo dall’India, influenzato da rincari e cancellazioni aeree.
Novità espositive e prospettive commerciali
Tra le novità confermate per il 2027 c’è il ritorno del padiglione Raritas, dedicato ai pezzi unici e da collezione, e il debutto del padiglione Contract, pensato per grandi progetti e commesse internazionali. Il settore Contract è valutato intorno ai 68 miliardi di euro a livello globale, un mercato che gli organizzatori intendono intercettare con una proposta mirata.
Ha riscosso inoltre successo l’iniziativa “La notte bianca degli archivi”, che entrerà a far parte in modo stabile del calendario del Salone, rafforzando il legame tra design, storia e promozione culturale.
Cosa cambia per le imprese
Per le aziende italiane il Salone resta uno snodo strategico: non soltanto vetrina di prodotto, ma luogo dove tessere relazioni commerciali, ottenere visibilità internazionale e testare nuovi segmenti di mercato. In tempi di volatilità globale, mantenere un appuntamento fisso con buyer e operatori esteri si conferma una leva importante per la ripresa e la crescita.
La prossima edizione (13–18 aprile 2027) sarà osservata con attenzione dal settore: da essa dipenderanno, in parte, le strategie di internazionalizzazione e le opportunità di commesse in un mercato sempre più competitivo.












