Mostra sommario Nascondi sommario
Alla seconda giornata di “Automotive 2026” a Milano è emerso un monito chiaro: il settore europeo dell’auto è in una fase di svolta che richiede decisioni rapide e coordinate. Tra dati preoccupanti, la spinta dei marchi cinesi e la pressione delle norme europee, il tema centrale resta come coniugare innovazione, produzione e domanda dei consumatori.
L’evento, promosso dal movimento #FORUMAutoMotive ideato da Pierluigi Bonora, ha messo sotto la lente lo stato di salute dell’industria: i volumi di vendita in Europa nel 2025 sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto al 2024 e l’Italia ha segnato una flessione, segno di una ripresa molto debole rispetto ai livelli pre-pandemia.
Capacità produttiva, concorrenza e rischio sovracapacità
Garante privacy ordina rimozione dei deepfake su Mentana: Striscia sotto accusa per violazione
Carabinieri, chiude l’anno accademico 2025/2026 della scuola ufficiali
Analisti e manager hanno sottolineato che la sovraccapacità produttiva in Europa rischia di aggravarsi con la progressiva localizzazione delle case cinesi nel continente. Questo movimento aumenta la pressione competitiva su impianti e fornitori europei, già impegnati in una costosa transizione tecnologica.
Secondo gli scenari presentati, la quota di mercato dei produttori cinesi in Europa è destinata a crescere sensibilmente entro il 2030. In Italia la loro penetrazione è salita rapidamente nell’ultimo anno, sostenuta da marchi come BYD, Chery e Leapmotor.
Regole, investimenti e domanda: lo stallo italiano
Più voci hanno puntato il dito contro una transizione «imposta» dalle normative che spesso definiscono obiettivi e tempistiche senza generare prima la domanda necessaria per giustificare nuovi investimenti. Manager e operatori lamentano la mancanza in Italia di condizioni favorevoli per attirare capitali e realizzare progetti industriali su larga scala.
In questo contesto si profila un contrasto: da un lato la spinta alla decarbonizzazione voluta dalle istituzioni, dall’altro la necessità di politiche che favoriscano consumi e produzioni sostenibili prima di vincolare rigidamente i costruttori.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale e della centralità del cliente
Tra le opportunità più citate figura l’intelligenza artificiale, vista come leva per progettare veicoli più performanti e più aderenti alle aspettative degli utenti. Esperti del settore sottolineano che l’innovazione da sola non basta: serve integrazione tra competenze digitali, know‑how industriale e una chiara identità di prodotto.
Rimettere il consumatore al centro, hanno detto diversi relatori, significa ripensare modelli di offerta e servizi attorno a preferenze reali, non a imposizioni tecniche. Questo approccio potrebbe anche aiutare a rilanciare la domanda di auto nuove e ridurre la pressione sul mercato dell’usato.
- Per le imprese: necessità di agilità e concentrazione su efficienza e qualità per restare competitive.
- Per i lavoratori: rischio di discontinuità occupazionale se le politiche non favoriscono investimenti sul territorio.
- Per i consumatori: attenzione ai costi crescenti e alla maggiore scelta tra nuove tecnologie e vetture usate.
- Per le istituzioni: priorità a misure che stimolino la domanda e l’attrattività degli investimenti.
| Ambito | 2024 | 2025 | Proiezione 2030 |
|---|---|---|---|
| Europa (quota complessiva) | ~9% | ~9–10% | fino al 13% |
| Italia | ~3% | ~6–7% | in aumento |
I dirigenti intervenuti — tra cui rappresentanti di società di consulenza, centri ricerca e case automobilistiche — hanno anche richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare formazione e ricerca. La competitività futura, hanno spiegato, si gioca su ecosistemi che uniscano progettazione, standard di sicurezza e sostenibilità.
Guglielmo Caviasso di Stellantis ha messo l’accento su tre leve decisive: integrazione, innovazione e identità. Secondo lui, l’Europa può contare su un patrimonio storico nell’automotive che resta un vantaggio competitivo se saprà combinarlo con nuove tecnologie e strategie di prodotto.
Il messaggio finale dell’incontro è pragmatico: la trasformazione del settore non è più solo una questione tecnologica, ma una sfida industriale, sociale e politica che richiede risposte coordinate e tempestive. Senza un piano che stimoli domanda, attragga capitale e aggiorni competenze, il rischio è che l’Europa perda terreno rispetto a concorrenti più rapidi nel mettere prodotto e prezzo sul mercato.












