Gargano, 29 marzo 2021. Prosegue lo sciame sismico registrato in prossimità dell’epicentro del recente terremoto che si è scatenato nel mare Adriatico, a circa 90 km dalle Isole Tremiti, con una magnitudo 5.6 della scala Richter. Nelle ultime 48 ore, i sismografi della Sala di Sorveglianza dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a Roma (INGV), hanno registrato oltre cento scosse, con punte di oltre 3.0 di magnitudo.

Il Gargano, che nella classificazione di rischio sismico è compreso nella zona 2, di rischio medio-alto, è una terra che annovera nella sua storia una serie di terremoti abbastanza violenti. Lo stesso nome delle isole “Tremiti”, secondo quanto ha riportato il latino Tacito, deriva da “Tremerum o Tremorum”, cioè “terremoto”, forse in riferimento ad un antico sisma che sconvolse quel territorio.

Significativo è stato il terremoto del 1223, con epicentro nei pressi di Vico del Gargano e una magnitudo di 6.0, che distrusse l’antica Siponto e altri centri garganici. Da allora, il Re Manfredi, divenuto per la morte di Corrado erede e signore del paese, edificò la nuova città in un luogo più sano e meglio protetto dalle incursioni dei pirati: l’attuale Manfredonia.

Il 30 luglio 1627, alle ore 10.50 del mattino, in un’afosissima giornata d’estate priva di vento, si scatenò una vera e propria catastrofe per tutto il Gargano e intera provincia di Foggia. Una violentissima scossa di terremoto, di magnitudo 6.7, con epicentro localizzato presso San Severo, ha generato uno tsunami che colpì la costa medio-adriatica, dall’Abruzzo al Gargano. Molte le vittime, oltre le 4.500 in tutta la provincia. L’onda d’urto del maremoto, proveniente da Lesina, attraverso l’area di San Severo e giungendo sino alle porte di Foggia.

Cartina dell’epoca che evidenzia i luoghi danneggiati dal terremoto del 1627.

Appena dopo 19 anni, il 31 maggio 1646, seguì un altro sisma con epicentro localizzato nella foresta Umbra e magnitudo 6.72, il più forte di sempre registrato in Puglia. Centinaia i morti, la scossa fu in grado di agitare le acque del Lago di Varano. Interi centri garganici, chiese e castelli di epoca medievale rasi completamente al suolo.

Epicentri macrosismici dei terremoti garganici avvenuti nel corso del XVII secolo, tra 1627 e 1688 (fonte: INGV)
Il terremoto garganico del 31 maggio 1646 descritto da una fonte storica della seconda metà del XVII secolo (Sarnelli, 1680) – Fonte INGV

Giungendo più ai giorni d’oggi, sono ancora ricordate dagli anziani le rovinose scosse del 1948, 1951 e 1955. In quest’ultima, del 9 febbraio 1955, l’area interessata maggiormente fu Monte Sant’Angelo, con gravi danni agli edifici pubblici e privati. Nella cittadina, pochi attimi dopo la scossa, la gente si riversò nelle strade invocando il Santo Patrono e dirigendosi nella Celeste Basilica per pregare e ringraziare S. Michele per lo scampato pericolo e la mancanza di vittime.

Un articolo dell’epoca annuncia la notizia del terremoto del 1955.

Negli ultimi decenni sul Gargano si sono registrati altri due terremoti importanti, per fortuna senza vittime. Il 30 settembre 1995, con epicentro al centro del Gargano, una scossa del 5.2 recò danni ad alcune strutture. Ad Ischitella, ad essere lesionate furono la Chiesa del Purgatorio, la Chiesa di San Francesco e la Chiesetta della Madonna delle Grazie. 11 anni dopo, il 29 maggio 2006, un sisma di 4.9, con punto di faglia tra Carpino e Cagnano Varano, recò danni al campanile della Chiesa Madre di Ischitella.

Articolo di Valerio Agricola

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