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Riccardo Scamarcio ha ricevuto il premio per la migliore interpretazione maschile alla Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti per I figli della scimmia di Tommaso Landucci, l’unico film italiano premiato in quella categoria: un riconoscimento che dà visibilità a un piccolo progetto indipendente ora nelle sale con Medusa Film. La vittoria riguarda non solo l’attore, ma anche il destino del cinema italiano nei mesi segnati dallo strapotere dello streaming e da un pubblico sempre più distratto.
Un ruolo che rimette in gioco l’attore
Nel film Scamarcio interpreta il padre di un ragazzo con disabilità, un personaggio complesso e sfaccettato che mette alla prova l’attore su territori emotivi meno convenzionali rispetto alle sue parti più famose. Il premio a Venezia è stato accolto come il riconoscimento di una prova misurata e intensa, capace di allontanare definitivamente lo spettro del cliché del «bello e dannato».
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Scamarcio vive da tempo tra la produzione e la recitazione, lavorando anche dietro le quinte per sostenere progetti piccoli ma ambiziosi. È questo duplice ruolo — interprete e produttore — a permettergli di scegliere film come quello di Landucci e di investire energie anche creative oltreché economiche.
Perché ha deciso di partecipare al progetto
L’attore racconta di essersi sentito subito coinvolto dalla sceneggiatura e dallo sguardo del regista: il personaggio era descritto in modo tridimensionale, con contraddizioni interne che lo rendevano stimolante da interpretare. Non è stata una scelta calcolata sul piano dell’immagine, ma una risposta alla possibilità di raccontare una storia umana senza facili semplificazioni.
Entrare in produzione, aggiunge, non è nata come vanità ma come necessità: produrre gli ha permesso di incidere sulle scelte creative e di sostenere autori emergenti, anche a costo di mettere risorse proprie sul tavolo.
Quello che il premio significa per il cinema italiano
La notizia arriva in un momento critico: il modello di fruizione mutato dallo streaming e il calo generale della soglia di attenzione — accentuato dall’uso pervasivo dei telefonini — mettono sotto pressione la sopravvivenza di film pensati per essere visti e percepiti come esperienze collettive.

- Segnale per le sale: un piccolo film che trova riconoscimento internazionale può spingere i distributori a rischiare titoli non mainstream.
- Fronte produttivo: la produzione indipendente resta schiacciata dalle major e dai grandi player dello streaming.
- Ricerca e innovazione: opere come quella di Landucci dimostrano che esiste spazio per la sperimentazione, se sostenuta con coraggio.
- Comportamento del pubblico: la sfida più ampia è recuperare la capacità di attenzione necessaria per dare valore a storie lente e complesse.
Radici personali e formazione
Scamarcio racconta una formazione segnata dal teatro, «un luogo che mi ha dato disciplina», e dall’appoggio dei genitori, che hanno accettato la sua scelta professionale senza eccessive resistenze. Per lui la recitazione è stata una via di autodeterminazione: un’ossessione che si è trasformata in mestiere grazie anche alla comprensione della famiglia.
La sua storia personale — la perdita del padre e la nascita della figlia — ha spostato gli equilibri: la paternità gli ha dato nuovi punti di riferimento, mentre il legame con la madre mantiene vivo il rapporto con la propria origine.
Collaborazioni e metodo
Nel confronto con registi come Nanni Moretti e Paolo Sorrentino, Scamarcio segnala differenze di metodo. Con Sorrentino ha avvertito maggiore libertà d’azione; con Moretti, invece, la regia tende a controllare in modo più netto la scena. Per un attore che predilige l’istinto e la spontaneità, quella divergenza può influire sul senso di autonomia creativa.
Questa tensione tra disciplina e istinto è esattamente il motivo per cui, come produttore, Scamarcio sceglie progetti che gli permettono di contribuire anche a livello editoriale: non solo per proteggere la propria carriera, ma per lasciare spazio a storie che altrimenti faticherebbero a trovare un pubblico.
Un giudizio sul presente e uno sguardo al futuro
Per l’attore il problema principale del cinema italiano risiede nella struttura produttiva e nella distribuzione indipendente, spesso soffocata dal dominio delle grandi piattaforme. Il risultato è una drastica riduzione dello spazio per la ricerca artistica e per opere che richiedono tempo e attenzione.
Tuttavia, la vicenda de I figli della scimmia rappresenta anche un motivo di speranza: un film piccolo ma solido può ancora farsi notare e riaprire discussioni su come sostenere l’innovazione cinematografica in Italia. Per chi ama il cinema, la sfida rimane quella di preservare le occasioni di visione che favoriscono l’incontro tra pubblico e storie non omologate.












