Mostra sommario Nascondi sommario
Un nuovo rapporto delle organizzazioni della società civile mette in luce come l’uso di armi esplosive nelle aree abitate continui a provocare vittime e danni sistematici: le conseguenze non sono solo immediate, ma mettono a rischio norme umanitarie fondamentali. Perché questo conta oggi: la tendenza alla «normalizzazione» degli attacchi sulle città aggrava crisi già profonde e sollecita risposte politiche urgenti, a partire dagli impegni sottoscritti dagli Stati.
Il documento Explosive Weapons Monitor 2025, prodotto per l’International Network on Explosive Weapons (INEW) e rilanciato in Italia dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, aggiorna dati e scenari sull’impiego di ordigni esplosivi nelle aree popolate. Il quadro tracciato dagli analisti parla di una diffusione e di un impatto che restano elevati nonostante alcune flessioni annuali, e indica rischi concreti per la protezione dei civili e delle infrastrutture essenziali.
Dati chiave in breve
Jovanotti a Roma: strade chiuse e bus deviati per il concerto al Circo Massimo
Vuelta a España 2026: Jerez incorona Kung vincitore di tappa
- Morti civili: circa 22.600 persone uccise nel 2025 per l’uso di armi esplosive; il totale segna una riduzione del 21% rispetto all’anno precedente, attribuita in buona parte a cessate il fuoco in alcune aree.
- Responsabilità: il 56% delle vittime civili è ricondotto alle forze armate israeliane; tuttavia numerosi Stati e attori non statali risultano responsabili di aumenti di vittime in diversi teatri di guerra.
- Diffusione geografica: danni documentati in almeno 65 Paesi e territori; 13 contesti sono identificati come i più colpiti, tra cui Gaza, Siria, Ucraina, Yemen e Myanmar.
- Attori statali: le forze regolari sono attribuite all’85% degli incidenti che hanno danneggiato civili e infrastrutture, con oltre 17.000 eventi imputati a eserciti di 29 Stati.
- Attacchi agli aiuti e ai servizi: +52% di attacchi agli aiuti umanitari (almeno 1.688 casi), +64% di attacchi alle scuole (1.416 casi) e 1.272 incidenti che hanno colpito la sanità.
- Modalità d’uso: il 67% degli incidenti che ha colpito civili è stato causato da armi lanciate da aerei, seguite dal 20% di fuoco di terra e dal 13% di ordigni posizionati.
Questi numeri non sono solo statistiche: riflettono interruzioni di servizi essenziali, perdita di mezzi di sussistenza e una generazione di bambini privata dell’istruzione. In diversi casi, il danno cumulato rende le comunità dipendenti dagli aiuti esterni e mina la capacità di ripresa.
Conseguenze a medio e lungo termine
Il rapporto documenta effetti persistenti su agricoltura, reti idriche, scuole e ospedali. A Gaza, gli attacchi ripetuti alle infrastrutture per gli aiuti e alla produzione alimentare hanno ridotto la disponibilità locale di cibo, aumentando la dipendenza dall’assistenza internazionale. In Ucraina, migliaia di istituti scolastici sono stati danneggiati dall’inizio delle ostilità, con evidenti ripercussioni sull’accesso all’istruzione. In Libano si segnalano interruzioni sostanziali nell’approvvigionamento idrico dovute a colpi alle reti e alle strutture energetiche.
Secondo gli esperti dell’INEW, gran parte dell’impatto è prevedibile e prevenibile. Quando si impiegano armi esplosive in quartieri densamente popolati, il danno a civili e infrastrutture è un esito atteso, non una semplice conseguenza accidentale.
Cosa chiedono le ONG e quale ruolo per l’Italia
Alla luce dei risultati, la rete internazionale chiede un rilancio dell’attuazione della Dichiarazione politica del 2022 (EWIPA), che mira a limitare l’uso di armi esplosive nelle aree popolate e a rafforzare le tutele per i civili. La Rete Italiana Pace e Disarmo sollecita il Governo a tradurre gli impegni sottoscritti in politiche concrete.
- Adottare direttive e regole operative nazionali che limitino l’impiego di armi esplosive nelle aree urbane;
- Sostenere attivamente il processo multilaterale per implementare la Dichiarazione EWIPA e promuoverne l’adesione da parte di altri Stati;
- Garantire trasparenza e responsabilità nelle operazioni militari e proteggere gli operatori umanitari e le infrastrutture civili.
Per il coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo, la normalizzazione dei bombardamenti urbani non può essere tollerata: proteggere i civili è un dovere giuridico e morale che richiede misure concrete, non solo dichiarazioni formali.
Perché il tema riguarda anche i cittadini
La crisi normativa e l’aumento degli attacchi alle infrastrutture trasformano conflitti locali in emergenze regionali e globali: interruzioni nelle catene alimentari, flussi di sfollati, colpi ai servizi sanitari possono avere ripercussioni economiche e umanitarie diffuse. Inoltre, il comportamento degli Stati oggi stabilisce precedenti che influenzeranno la gestione dei conflitti futuri.
In sintesi: il rapporto 2025 conferma che le armi esplosive continuano a causare un onere umano e sociale elevato e che l’attuazione delle norme internazionali come la EWIPA resta cruciale per invertire la tendenza. La scelta politica degli Stati, Italia compresa, determinerà se questa strategia di protezione verrà rafforzata o rimarrà sulla carta.












