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- Numeri essenziali e cosa significano
- Provenienze e concentrazioni
- Rotte, sbarchi e dinamiche recenti
- Asilo: flusso in calo ma più dinieghi
- Scuola e seconde generazioni
- Cittadinanza e integrazione
- Religione e composizione sociale
- Il lavoro: perché l’immigrazione è strategica
- Implicazioni pratiche per il Paese
Secondo il 31° Rapporto della Fondazione ISMU, l’Italia conta quasi 5,9 milioni di persone con cittadinanza straniera al 1° gennaio 2025: una crescita che ha conseguenze concrete su scuole, mercato del lavoro e sistemi di accoglienza. Questi numeri evidenziano come l’immigrazione sia ormai una variabile centrale per la tenuta demografica ed economica del Paese.
Numeri essenziali e cosa significano
I dati principali del rapporto fotografano una presenza straniera in aumento e una crescente integrazione, ma anche nuove tensioni sul fronte delle rotte, dell’asilo e dei servizi pubblici.
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- Presenze totali: circa 5.898.000 persone straniere presenti in Italia al 1° gennaio 2025, +143.000 rispetto all’anno precedente.
- Residenti: 5.371.000 iscritti in anagrafe; 188.000 soggiornanti regolari non iscritti; 339.000 stimati in condizione di irregolarità.
- Alunni con cittadinanza non italiana: circa 930.000, l’11,6% della popolazione scolastica nazionale.
- Arrivi via mare: stabili nel 2025 a 66.000; almeno 1.342 morti e dispersi nel Mediterraneo centrale nel periodo considerato.
- Domande d’asilo: 126.630 richieste nel 2025 (calo del 16,2% rispetto all’anno precedente); oltre 234.000 pratiche ancora pendenti a fine 2025.
- Acquisizioni di cittadinanza: oltre 1,6 milioni nel decennio 2015–2024, con più di 620.000 acquisizioni tra minori e under 20.
Provenienze e concentrazioni
La comunità più numerosa resta quella romena, con circa 1.053.000 residenti (19,6% del totale). Albanesi e marocchini seguono al 7,7% ciascuno. Insieme, queste tre collettività rappresentano oltre un terzo degli stranieri residenti.
Altre nazionalità significative includono cinesi e ucraini; Bangladesh, India, Egitto, Pakistan e Filippine contribuiscono ciascuna con quote pari o superiori al 3%. In totale, dieci cittadinanze raggruppano quasi due terzi degli stranieri residenti in Italia.
Rotte, sbarchi e dinamiche recenti
Negli ultimi due anni la diminuzione degli sbarchi è legata all’intensificazione delle attività di intercettazione in mare: tra il 1° gennaio 2023 e il 31 luglio 2025 sono state intercettate circa 236.000 persone, per il 78% al largo della Tunisia.
Di fatto la Libia è tornata a essere il principale punto di partenza: l’88% degli sbarchi nei primi otto mesi del 2025 ha avuto origine dalle sue coste. Le nazionalità più presenti tra gli arrivi dalla Libia nei primi dieci mesi del 2025 sono Bangladesh, Eritrea ed Egitto; dalla Tunisia, prevalgono guineiani, ivoriani e tunisini.
Le rotte restano estremamente pericolose. Se il 2023 aveva segnato una tragedia con oltre 2.500 morti, anche nel 2024 e nel 2025 la mortalità rimane elevata rispetto al numero degli arrivi.
Asilo: flusso in calo ma più dinieghi
Le richieste d’asilo seguono l’andamento degli ingressi. Nel 2024 sono state circa 151.000; nel 2025 la riduzione porta a 126.630 domande. Sul fronte delle decisioni, il tasso di diniego è salito: nei primi nove mesi del 2025 il 70,2% delle pratiche si è concluso con un rigetto.
I dinieghi colpiscono in particolare istanze provenienti da Bangladesh, Egitto e Tunisia; tra i richiedenti si osserva una differenza di genere nelle provenienze: maggiore presenza di latinoamericane tra le donne richiedenti, con Perù, Colombia e Venezuela in evidenza.
Scuola e seconde generazioni
La presenza di studenti stranieri è concentrata nel Nord: il Nord-Ovest accoglie il 38,3% del totale, il Nord-Est il 25,7%. Lombardia ed Emilia-Romagna sono le regioni con il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana; Milano è la provincia con il maggior numero assoluto (oltre 79.000), seguita da Roma e Torino.
Negli ultimi quattro anni la Lombardia ha registrato l’aumento maggiore in termini assoluti (+15.000 studenti stranieri), mentre le tendenze scolastiche mostrano uno spostamento: gli alunni stranieri crescono nei licei, restano stabili negli istituti tecnici e diminuiscono nei professionali. Tuttavia persiste un gap: tra gli italiani la quota di liceali supera il 53%, oltre 20 punti in più rispetto agli studenti senza cittadinanza italiana.
Il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati rimane significativo: Milano registra oltre mille presenze, alta anche la concentrazione in Sicilia, con Catania in evidenza.
Cittadinanza e integrazione
Il processo di stabilizzazione si riflette nelle naturalizzazioni: oltre 1,6 milioni di acquisizioni nel periodo 2015–2024. La residenza è il canale principale, seguito dalla trasmissione parentale ai minori; lo ius sanguinis e l’elezione mostrano invece segnali di crescita recenti.
Le comunità che più hanno ottenuto la cittadinanza in questo decennio sono albanesi, marocchine e romene, ma si osserva anche l’emergere di acquisizioni rilevanti tra brasiliani, indiani e bangladeshi.
Religione e composizione sociale
Al 1° luglio 2025 la composizione religiosa degli stranieri residenti mostra un calo relativo dei cristiani, che restano il gruppo più numeroso ma passano al 52,0% del totale. I musulmani salgono al 31,0%. Tra le altre fedi restano stabili buddisti, induisti e sikh.
Nel dettaglio, i marocchini costituiscono la maggioranza tra i musulmani; tra gli ortodossi i romeni sono la componente dominante. Tra i cattolici, filippini e peruviani sono tra i gruppi più numerosi.
Il lavoro: perché l’immigrazione è strategica
Con un’età media degli occupati oltre i 44 anni e un rapporto crescente tra addetti over‑55 e under‑35, l’economia italiana dipende in misura crescente dalla forza lavoro straniera. Nel 2024 la componente straniera nelle forze lavoro è cresciuta di oltre il 4%, arrivando a circa l’11% del totale; oltre 133.000 nuovi occupati nel 2024 erano cittadini stranieri.
In assenza di un ricambio demografico interno, conclude il Rapporto, l’immigrazione rimane l’unico strumento effettivo per colmare il fabbisogno strutturale di lavoratori nei prossimi anni.
Implicazioni pratiche per il Paese
Questi dati hanno effetti immediati: pressione su scuole e servizi locali, aumento della domanda di percorsi di integrazione e formazione professionale, necessità di rivedere politiche di accoglienza e riconoscimento delle competenze. Il crescente numero di naturalizzazioni indica inoltre che l’immigrazione non è più solo transito, ma processo di lungo periodo con ripercussioni demografiche e civiche.
La sfida per le istituzioni è bilanciare controllo delle frontiere e tutele umanitarie, investendo parallelamente in politiche di inclusione che favoriscano la partecipazione al mercato del lavoro e la riduzione delle disuguaglianze educative.












