Braccianti stranieri senza tetto e pagati in nero: allarme nelle campagne

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Il tredicesimo rapporto di Medici per i diritti umani mette sotto la lente la Piana di Gioia Tauro: condizioni abitative degradate, lavoro irregolare e isolamento sociale persistono nonostante le campagne stagionali, con conseguenze immediate per la salute pubblica e la tutela dei diritti fondamentali. La relazione porta dati e testimonianze che sollevano questioni urgenti sul funzionamento delle politiche migratorie e delle filiere agricole italiane.

Piana di Gioia Tauro resta uno spazio dove soluzioni temporanee sono diventate strutturali. Nel periodo di maggiore attività oltre mille lavoratori vivono in tende e moduli abitativi privi delle condizioni minime di sicurezza e igiene: bagni inutilizzabili, assenza di illuminazione prolungata e cumuli di rifiuti spesso dati alle fiamme con rischi respiratori certi.

Abitare ai margini

Molti braccianti trascorrono le notti in alloggi precari e le giornate raccogliendo agrumi per paghe che mediamente si aggirano sui 50 euro al giorno. Per raggiungere i campi affrontano strade trafficate e buie in bicicletta, una situazione resa più pericolosa dagli eventi meteorologici intensificatisi negli ultimi mesi nel Sud Italia.

Medu è intervenuta direttamente nelle aree note come la tendopoli di San Ferdinando e il campo container di Contrada Russo, offrendo supporto legale e orientamento sanitario ai lavoratori stagionali. Le visite hanno documentato anche un aumento di persone con dipendenze e disturbi psichici, fenomeni che complicano ulteriormente l’assistenza e l’inclusione sociale.

Lavoro e registrazione delle giornate

Nonostante un lieve incremento della formalizzazione contrattuale rispetto alle stagioni precedenti, rimane uno scarto sostanziale tra le giornate effettivamente lavorate e quelle riportate in busta paga. Questa discrepanza mantiene i lavoratori in una condizione di forte precarietà e dipendenza dal datore di lavoro.

Nel rapporto si segnala inoltre come il meccanismo del Decreto Flussi abbia avuto esiti non previsti: alcune persone entrate regolarmente non sono riuscite a completare le procedure di assunzione e regolarizzazione, contribuendo a una nuova forma di esclusione.

Cosa chiede Medu

Le raccomandazioni del rapporto puntano a sostituire gli interventi emergenziali con risposte strutturali, a garantire diritti civili e sanitari e a rafforzare controlli lungo la filiera agricola. Indicazioni che, se attuate, inciderebbero sulla vita quotidiana di centinaia di lavoratori e sulla trasparenza del mercato del lavoro agricolo.

  • Accoglienza diffusa: attivare un piano strutturale di soluzioni abitative integrate nei centri urbani, non più basato su campi temporanei.
  • Sostituire risposte temporanee: la tendopoli e il campo container non devono rimanere l’unica opzione per centinaia di persone.
  • Accesso ai diritti di base: garantire residenza, codice fiscale e medico di base senza barriere burocratiche.
  • Trasparenza nel lavoro: controlli efficaci contro contratti irregolari e giornate non registrate, con maggiore tutela lungo tutta la filiera.
  • Revisione del Decreto Flussi: semplificare procedure e renderle realmente orientate alla tutela per evitare nuove esclusioni.

Le implicazioni sono concrete: condizioni igienico-sanitarie precarie possono tradursi in emergenze di salute collettiva, mentre pratiche lavorative irregolari distorcono la concorrenza e mantengono fragili intere comunità. Per chi consuma prodotti agricoli quelle che oggi appaiono come criticità lontane sono questioni che riguardano la trasparenza della filiera e la responsabilità sociale delle imprese.

Per ora, conclude il dossier, ciò che si osserva nella Piana non è un picco stagionale ma l’effetto di scelte politiche e amministrative ripetute nel tempo: intervenire significa ripensare strumenti normativi, servizi pubblici e controlli sul lavoro, prima che le condizioni peggiorino ulteriormente.

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