Volontariato Abruzzo: tre territori si alleano per una nuova rete locale

La scena del volontariato abruzzese si compatta: è nata la Rete Regionale Abruzzo ODV aderente al Movimento di Volontariato Italiano (MoVI), un’aggregazione che mira a rafforzare capacità progettuali e peso istituzionale delle associazioni locali. Perché conta oggi: il nuovo soggetto promette di rendere più efficaci le risposte a ricostruzione, servizi sociali e contrasto allo spopolamento nelle aree interne.

La rete deriva dall’unione di reti già operative sul territorio: L’Aquila; Avezzano e Marsica; Valle Peligna-Subequana e Alto Sangro. Secondo una nota del Movimento, questa fase segna un passaggio da iniziative diffuse e isolate a un’organizzazione regionale pronta a rappresentare gli operatori del Terzo settore nei tavoli con enti pubblici e fondi europei.

Rete territoriale Aree principali di intervento
L’Aquila Ricostruzione urbana, servizi socio-sanitari
Avezzano e Marsica Sviluppo locale, solidarietà civile
Valle Peligna-Subequana Promozione delle comunità, inclusione
Alto Sangro Tutela del territorio, lotta allo spopolamento

I promotori spiegano che la nuova struttura non assorbe o cancella le singole associazioni: al contrario, punta a mettere in rete competenze e pratiche consolidate per rendere i progetti più sostenibili e incisivi. Sul piano operativo, questo significa maggiore capacità di partecipare a bandi, coordinare volontari e intervenire in emergenze locali.

  • Coordinamento: ridurre sovrapposizioni e migliorare l’efficacia delle azioni sul territorio.
  • Progettazione: accedere congiuntamente a risorse nazionali ed europee.
  • Rappresentanza: avere un unico interlocutore nelle relazioni con istituzioni regionali e locali.
  • Valorizzazione: promuovere servizi e iniziative che favoriscano inclusione e sostenibilità.

Per i cittadini e per le amministrazioni locali il cambiamento potrebbe tradursi in interventi più rapidi e coordinati, soprattutto nei settori della ricostruzione post-sisma e dei servizi socio-assistenziali. Gli organismi che fanno parte della rete dovranno ora definire statuti, organi e modalità operative per tradurre l’intesa politica in attività concrete.

Nei prossimi mesi il monitoraggio sarà sulla capacità della rete di trasformare l’accordo formale in progetti realizzabili e in governance condivisa: la prova sul campo arriverà dai bandi a cui parteciperanno e dalle risposte fornite alle esigenze delle comunità locali.

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