Combinata nordica: nuova team sprint mista decide se resta nel programma olimpico

Questo weekend a Lahti la Coppa del Mondo di combinata nordica introduce un format sperimentale che potrebbe avere ripercussioni concrete: la nuova prova mista a coppie, in programma sabato, sarà osservata non solo per lo spettacolo ma anche per il suo valore politico-sportivo in vista dei Giochi del 2030. L’esito del test interessa atlete, atleti e federazioni perché potrebbe influenzare la sopravvivenza della disciplina nel programma olimpico.

La classifica generale è ormai segnata: nel circuito femminile la Sfera di cristallo è già nelle mani della norvegese Ida Maria Hagen, mentre in campo maschile l’austriaco Johannes Lamparter viaggia con un vantaggio rassicurante.

Il vero focus, però, è sul debutto della Team Sprint Mista. Si tratta di una staffetta inedita: coppie composte da un uomo e una donna eseguiranno ognuna un salto sul trampolino, poi affronteranno lo sci di fondo alternandosi in quattro frazioni da 1,5 km ciascuna. L’ordine previsto vedrà l’atleta maschile partire e correre nei segmenti dispari, con la donna a chiudere la prova.

Il format modifica sensibilmente il ruolo delle frazioni sugli sci: la presenza di un giro aggiuntivo rispetto alle team sprint tradizionali mette ancora più enfasi sulle doti di resistenza e sulla gestione del ritmo, e rende determinante la performance femminile nella fase conclusiva della gara.

  • Composizione: coppie miste (1 uomo + 1 donna).
  • Fasi: un salto a testa sul trampolino, poi 4 frazioni da 1,5 km in alternanza.
  • Ordine: uomo nei giri 1 e 3; donna nei giri 2 e 4 (la donna taglia il traguardo).
  • Obiettivo: dimostrare la fattibilità di una prova mista come soluzione per garantire parità di genere con un minor impatto sulle quote olimpiche.

Perché tutto questo conta ora? Il Comitato Olimpico Internazionale richiede parità di genere nelle discipline; per la combinata nordica le opzioni sono essenzialmente due: ampliare il programma prevedendo gare femminili regolari oppure rischiare che la specialità venga esclusa dal programma dei Giochi. Il test di Lahti è quindi anche un tentativo pragmatico di mostrare al CIO una via alternativa: una prova mista che, pur diversa dalle tradizionali gare individuali e a squadre, potrebbe contribuire a riequilibrare i numeri senza stravolgere le quote complessive.

La proposta non è priva di limiti: alcuni osservatori sottolineano che una staffetta mista non sostituisce completamente la presenza di un intero circuito femminile e che la riassegnazione dei posti olimpici rimane un tema delicato. Altri accolgono il formato come un compromesso praticabile, che permette di mantenere la visibilità della disciplina sul palcoscenico internazionale.

Nei prossimi mesi le federazioni e il CIO valuteranno risultati e feedback tecnici; intanto, la gara di sabato a Lahti sarà il primo banco di prova sotto gli occhi della comunità sportiva. Se l’evento funzionerà dal punto di vista tecnico e televisivo, potrebbe diventare uno strumento persuasivo nella discussione sul programma di Milano-Cortina 2026 e, soprattutto, sui Giochi alpini del 2030.

La posta in gioco è chiara: non si tratta solo di una novità agonistica, ma di una possibile soluzione per preservare la naturale continuità della combinata nordica nel quadro olimpico. Appuntamento a sabato, per vedere se la prova saprà convincere tecnici, atleti e decision maker.

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