Mostra sommario Nascondi sommario
Un nuovo rapporto di Human Rights Watch riaccende i riflettori sul conflitto tra Israele e Hezbollah: negli ultimi giorni gli scontri si sono intensificati con lanci di razzi e droni e ondate di evacuazioni nel Sud di Beirut, mentre i civili tornano a pagare il prezzo più alto. La ripresa delle ostilità mette in discussione i fragili equilibri stabiliti dagli accordi precedenti e riapre dubbi urgenti sulla protezione delle popolazioni e sul rispetto del diritto internazionale.
Cosa documenta l’organizzazione
Secondo l’analisi di Human Rights Watch, il conflitto ha visto, fin dall’8 ottobre 2023, violazioni ripetute delle norme di guerra sul territorio libanese: attacchi indiscriminati contro civili, giornalisti, personale sanitario e siti legati alla ricostruzione, oltre a episodi in cui sono state impiegate sostanze come il fosforo bianco in aree abitate.
Zelensky a Londra, vertice con Starmer a Downing Street: possibili nuovi aiuti
Capolavoro accessibile al pubblico: cosa cambia per gli appassionati
La portata dei danni è stata vasta: tra settembre e novembre 2024, circa 1,2 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro case e interi centri di confine sono stati ridotti a cumuli di macerie. Sebbene il cessate il fuoco del 27 novembre 2024 prevedesse il ritiro israeliano dal Libano meridionale e lo spostamento dei combattenti di Hezbollah a nord del fiume Litani, le tensioni non si sono del tutto esaurite.
I fatti più recenti
Nei giorni scorsi c’è stata una nuova escalation: da una parte lanci di razzi e droni contro la zona difensiva israeliana di Mishmar HaCarmel, a sud di Haifa; dall’altra, raid mirati dell’esercito israeliano che hanno colpito militanti di alto profilo e strutture attribuite al movimento libanese.
In parallelo, l’esercito israeliano ha annunciato la creazione di una zona cuscinetto e ha emesso, nella notte tra l’1 e il 2 marzo, avvisi di evacuazione per oltre cinquanta località del Libano meridionale: il messaggio iniziale chiedeva ai residenti di spostarsi ad almeno 1.000 metri dalle proprie abitazioni. Diverse ore dopo, ai civili è stato detto di non farvi ritorno. In totale, il 2 marzo sono stati diffusi diciotto ordini di evacuazione legati a un’operazione pianificata contro l’istituto finanziario collegato a Hezbollah, al-Qard al-Hassan.
Perché queste azioni contano
La rapida successione di avvisi, attacchi e controffensive complica gli sforzi umanitari sul terreno e aumenta la probabilità di vittime civili. Le popolazioni costrette a fuggire trovano difficoltà di accesso a servizi essenziali e abitazioni sicure, e il danneggiamento delle infrastrutture rallenta ogni tentativo di ricostruzione a lungo termine.
- Dislocamento di massa: ritorno di flussi di sfollati e pressione su centri di accoglienza.
- Danni alle infrastrutture: abitazioni, ospedali e impianti civili colpiti o danneggiati.
- Rischio legale: attacchi a strutture ritenute legate a gruppi armati sollevano questioni sulla legittimità degli obiettivi.
- Isolamento umanitario: restrizioni e insicurezza ostacolano il lavoro delle organizzazioni internazionali.
Il quadro giuridico
HRW ricorda che l’utilizzo di una struttura civile da parte di un gruppo armato non la rende automaticamente un obiettivo legittimo. Le linee guida del Comitato Internazionale della Croce Rossa stabiliscono che chi svolge funzioni politiche o amministrative all’interno di formazioni che hanno anche un braccio armato può essere preso di mira solo se partecipa direttamente alle ostilità.
Inoltre, il diritto internazionale umanitario impone obblighi chiari: verificare che gli obiettivi siano militari, offrire preavvisi efficaci quando possibile e rispettare il principio di proporzionalità per minimizzare le perdite civili. L’adozione di tutte le precauzioni possibili non è facoltativa: è un requisito legale per ridurre il numero di vittime non combattono e salvaguardare servizi essenziali.
Secondo HRW, l’impunità favorisce la ripetizione delle violazioni. Senza indagini indipendenti e meccanismi di responsabilità credibili, il rischio è che gli abusi diventino ricorrenti, con le popolazioni civili sempre in prima linea.
Cosa può cambiare
Le raccomandazioni dell’ong sono rivolte anche agli alleati dei due schieramenti: esercitare pressione politica per limitare i danni a civili, sostenere l’accesso umanitario e promuovere indagini imparziali sulle presunte violazioni. Senza interventi esterni mirati, il ciclo di attacchi e rappresaglie rischia di consolidarsi.
In breve: la nuova ondata di scontri riporta al centro il nodo della protezione dei civili e l’urgenza di far rispettare norme internazionali che, se ignorate, si traducono in sofferenza umana e in una crisi che si autoalimenta.












