Cucina decoloniale a Torino: donne di quartiere diventano chef

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A Torino, nel vivace quartiere di Porta Palazzo, un nuovo ristorante nato nel 2025 sta trasformando l’accesso al lavoro e l’immagine delle comunità africane: Jigeenyi unisce cucina tradizionale, formazione professionale e pratica di solidarietà, con effetti concreti sulla vita di chi ci lavora e sulla rete locale. La sua storia è significativa oggi perché propone un modello non assistenziale di inclusione economica in un contesto urbano in cui le politiche di integrazione restano al centro del dibattito pubblico.

Jigeenyi è nato come progetto dell’associazione Renken Ets, attiva dal 2006 nella cooperazione tra Italia e Senegal, ed è operativo dal marzo 2025 a Borgo Dora. L’iniziativa è pensata per valorizzare competenze culinarie spesso trascurate e per offrire percorsi di inserimento lavorativo, con un’attenzione esplicita alle donne afrodiscendenti.

Un ristorante, molte funzioni

Dietro il banco non c’è solo ristorazione: si svolgono corsi di cucina, laboratori nelle scuole, cene a tema e degustazioni che servono tanto a formare quanto a costruire relazioni interculturali. L’obiettivo dichiarato è ridurre l’assistenzialismo creando opportunità di autonomia economica.

La direzione promuove un modello partecipativo: il personale è coinvolto nella programmazione e nella gestione dello spazio, più vicino a una comunità che a una classica gerarchia datore-dipendente. Questo approccio, spiegano le fondatrici, nasce anche dalla volontà di lavorare in chiave decoloniale, rompendo stereotipi sulle culture africane presenti in Italia.

Najah Hattani, 38 anni, di origini marocchine e tra le cuoche del locale, racconta che il suo lavoro ha cambiato la percezione nella sua comunità: l’idea che una donna con il velo non potesse svolgere ruoli professionali in cucina è stata messa in discussione dall’esempio quotidiano.

Legami con il quartiere

La posizione a pochi passi dal mercato di Porta Palazzo è strategica: fornitori di prossimità garantiscono prodotti freschi e un rapporto quotidiano con gli operatori locali, dalla macelleria halal al panificio fino alla cargo-bike che porta frutta e verdura stagionale.

L’interazione con la strada rende il locale spazio attraversabile e inclusivo: persone di origini diverse vi entrano e usano il ristorante come luogo di socialità e scambio culturale. I menu combinano sapori del Senegal, del Madagascar, del Marocco, del Gambia e del Mali, offrendo piatti che raccontano origini differenti ma dialogano tra loro.

Impatto e servizi offerti

  • Occupazione: creazione di posti di lavoro stabili per donne afrodiscendenti e altre persone del territorio.
  • Formazione: percorsi professionali in cucina e attività laboratoriali rivolte anche a giovani e scuole.
  • Integrazione: promozione di relazioni interculturali attraverso eventi e collaborazioni con fornitori locali.
  • Modello gestionale: governance partecipata che favorisce autonomia economica e coprogettazione.
  • Circuito solidale: parte degli utili verrà reinvestita in progetti educativi in Senegal per favorire una dinamica di circolarità.

Il nome stesso, Jigeenyi, deriva dal wolof e indica la figura femminile: una scelta simbolica che sottolinea la centralità delle donne nel progetto, pur mantenendo uno spazio aperto anche a uomini e persone trans.

Pur essendo una realtà giovane, la squadra guarda già alle prossime tappe: migliorare la stabilità contrattuale per i lavoratori e consolidare il riconoscimento del locale come risorsa collettiva del quartiere. L’obiettivo a medio termine è mantenere il modello sostenibile e restituire valore anche alle comunità di origine attraverso investimenti educativi.

In un momento in cui le città discutono di integrazione e lavoro, Jigeenyi si presenta come un esempio concreto di come la cultura gastronomica possa diventare leva economica e sociale, modificando immaginari e creando percorsi professionali misurabili.

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