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Fondata nel 1969 e ancora nelle mani della famiglia, una piccola realtà delle Langhe sta riscrivendo con discrezione il profilo del Nebbiolo territoriale: vini riconoscibili, moderni nella lettura ma fedeli al territorio. Ho assaggiato tre etichette recenti — uno spumante metodo classico, un Langhe Nebbiolo e un Barbaresco di cru — per capire che senso hanno oggi queste proposte per chi sceglie bottiglie quotidiane o da conservare.
Una cantina che parla del luogo
Alle porte di Barbaresco, l’azienda resta fedele a una filosofia semplice: prodotti da uve autoctone e vinificazioni asciutte, con un approccio rispettoso della materia prima. La conduzione familiare, oggi affidata alla seconda generazione, punta su vini monovarietali e su affinamenti in grandi botti che enfatizzano il carattere del suolo più che la manipolazione in legno.
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La cantina ha un volto moderno, ma il racconto torna spesso al vigneto: esposizioni, età delle viti e composizione dei suoli diventano gli assi centrali delle scelte agronomiche ed enologiche.
Tre assaggi: note e abbinamenti
Ho proceduto seguendo una progressione naturale, dal più leggero al più strutturato, per valutare la coerenza stilistica dell’azienda.
Alta Langa (Chardonnay)
Le uve provengono da colline intorno a Neviglie, quasi a 500 metri di quota. La presa di spuma avviene in bottiglia dopo una prima fermentazione controllata in acciaio e un periodo sui lieviti di circa 24 mesi. Al calice mostra un giallo paglierino vivo e un perlage sottile e continuo.
Al naso emergono sensazioni floreali, agrumi e una nota di mela fresca; in bocca è cremoso senza essere stucchevole, grazie a un residuo zuccherino contenuto. Ottimo come apertura, si abbina con grazia a piatti di pesce leggeri e antipasti vegetali.
Langhe DOC Nebbiolo
Vite a circa 300 metri su terreni calcareo-sabbiosi; la vinificazione include una breve tecnica di macerazione che regala freschezza e immediatezza al vino. Il colore è un rubino chiaro con riflessi più scuri e la fragranza aromatica è di chiara impronta floreale.
Al palato si presenta slanciato, con tannini misurati e un equilibrio che lo rende un compagno quotidiano versatile: funziona bene con carni bianche, salumi e formaggi semistagionati.
Barbaresco DOCG Bordini (cru)
Il cru Bordini, esposto a Sud e posizionato tra i 300 e i 330 metri, ospita vigne di lunga età — molte superano i sessant’anni — che trasmettono profondità aromatica. La fermentazione segue pratiche tradizionali; l’affinamento dura intorno ai 12-15 mesi in legno e in vasche di grande volume per preservare l’identità varietale.
Il bouquet è segnato da violetta e spezie delicate, poi evolve verso note più complesse. In bocca è persistente, raffinato e sostenuto da una freschezza vivace; la gradazione si attesta sui 14°. Si sposa con piatti robusti — brasati, arrosti e selvaggina — e regge anche sapori intensi di cucine lontane.
- Alta Langa — Chardonnay; altitudine ~480–500 m; rifermentazione in bottiglia, 24 mesi; note: perlage fine, agrumi, crema; abbinamenti: aperitivo, pesce leggero.
- Langhe DOC Nebbiolo — Nebbiolo; altitudine ~300 m; lieve macerazione carbonica; note: floreale, slanciato, tannini morbidi; abbinamenti: carni bianche, salumi, formaggi.
- Barbaresco DOCG Bordini — Nebbiolo cru; 300–330 m, vigne storiche; affinamento ~12–15 mesi in legno/grandi botti; note: violetta, spezie, evoluzione terziaria; abbinamenti: brasati, selvaggina, formaggi stagionati.
Questi assaggi mostrano un filo comune: vini radicati nel territorio ma costruiti per comunicare subito con chi li beve. Per il consumatore significa trovare scelte coerenti sia per l’uso quotidiano sia per la conservazione in cantina.
Se cercate una realtà di riferimento nelle Langhe che unisca memoria agricola e leggibilità contemporanea, questa cantina merita attenzione. I tre vini provati offrono alternative chiare: dalla bollicina gastronomica al Nebbiolo di tutti i giorni fino al Barbaresco di cru, capace di durata e di abbinamenti impegnativi.












