Sud Sudan: ospedale di medici senza frontiere colpito, 450mila bambini a rischio malnutrizione

Nella notte del 3 febbraio, un ospedale gestito da Medici Senza Frontiere a Lankien, nello stato di Jonglei (Sud Sudan), è stato colpito da un raid aereo che ha distrutto il principale deposito di medicinali e costretto lo staff a fuggire. L’attacco e i saccheggi successivi interrompono servizi sanitari già fragili e aggravano una crisi umanitaria che mette a rischio centinaia di migliaia di persone.

Attacco ad una struttura sanitaria e saccheggi

Secondo MSF, il bombardamento ha colpito l’ospedale notturno di Lankien; un membro del personale ha riportato ferite lievi. Il magazzino principale è andato distrutto, rendendo inutilizzabili la maggior parte dei rifornimenti medici essenziali.

Poche ore prima, una clinica MSF a Pieri è stata saccheggiata da persone non identificate. Il personale delle due strutture si è allontanato insieme alle comunità locali; i loro spostamenti e le loro condizioni restano in molti casi ignoti mentre le organizzazioni cercano di ristabilire i contatti.

MSF afferma di aver fornito in anticipo le coordinate GPS di tutti i propri presidi al governo e alle parti in conflitto, e di aver ricevuto conferme di ricezione. L’organizzazione sottolinea che le forze armate governative sono l’unica componente in grado di condurre attacchi aerei nel paese.

Conseguenze immediate per la popolazione

Le strutture colpite erano spesso gli unici punti di assistenza sanitaria in vaste aree: senza di esse, migliaia di persone restano prive di cure di base, emergenze ostetriche e trattamenti per malattie acute.

  • Deposit distrutto: gran parte dei medicinali e dei materiali sanitari perduti;
  • Personale e pazienti sfollati: team costretti a evacuare, destinazione incerta;
  • Servizio sospeso: MSF era unico fornitore in alcune aree con circa 250.000 residenti;
  • Rischio sanitario ampliato: interrompendo cure per malattie croniche, gravidanze e malnutrizione.

Gul Badshah, responsabile operativo di MSF per il Sud Sudan, ha indicato che l’organizzazione valuterà le misure necessarie per garantire la sicurezza del personale e delle strutture, nonostante la consapevolezza delle grandi necessità della popolazione. MSF è attiva nella regione da decenni e segnala di aver curato milioni di pazienti nel Paese.

Accesso umanitario e restrizioni

Dalla fine di dicembre il governo ha imposto limitazioni agli aiuti in alcune aree di Jonglei controllate dall’opposizione, riducendo percorsi fluviali, aerei e terrestri. Queste restrizioni complicano la consegna di cibo terapeutico, medicinali e acqua potabile, con impatti particolarmente gravi su bambini, donne incinte e persone con malattie croniche.

Allarme malnutrizione e sfollamenti

Dalla capitale Juba, l’UNICEF segnala che oltre 450.000 bambini sono a rischio di malnutrizione acuta, una condizione che aumenta drasticamente la mortalità infantile se non trattata. Le violenze a Jonglei dall’inizio del 2026 avrebbero già causato lo sfollamento di circa 250.000 persone, concentrandosi soprattutto nelle aree settentrionali e centrali dello stato.

Noala Skinner, rappresentante UNICEF nel Paese, avverte che le zone interessate presentano livelli di malnutrizione tra i più elevati e che un bambino gravemente malnutrito senza cure ha probabilità di morte molto superiori rispetto a un bambino curato in tempo.

Il conflitto ha già determinato la chiusura di 17 strutture sanitarie a livello nazionale e almeno 10 episodi documentati di saccheggio di forniture sanitarie e nutrizionali, cinque dei quali nello stesso Jonglei.

Interventi umanitari in corso

Nonostante gli ostacoli, l’UNICEF e altri partner stanno cercando di rispondere: sono state inviate forniture per la depurazione dell’acqua, kit igienici e cibo terapeutico nella contea di Duk, dove si teme lo scoppio di un’epidemia di colera.

Rifornimenti medici, trattamenti antimalarici e scorte nutrizionali sono stati inviati anche ad Akobo, con l’obiettivo di raggiungere poco più di 10.000 persone in condizioni critiche. Tuttavia, la capacità di distribuire questi aiuti su scala più ampia rimane limitata dalle restrizioni e dalle minacce alla sicurezza.

La combinazione di attacchi diretti a strutture sanitarie, saccheggi e limitazioni all’accesso sta trasformando una crisi locale in un’emergenza umanitaria dai contorni sempre più gravi. L’evoluzione della situazione nelle prossime ore e giorni determinerà la possibilità di ristabilire servizi essenziali e proteggere i più vulnerabili.

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