Valleverde rinfresca il guardaroba: scarpe eleganti che puntano sulla comodità

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Quando il gruppo della famiglia Silvagni ha rilevato Valleverde, ha deciso di spostare il marchio verso una fascia di prezzo più accessibile per conquistare consumatori in difficoltà economica: una scelta che oggi pesa sulle prospettive di tutto il comparto calzaturiero europeo. La partita non è solo commerciale: riguarda produzione, occupazione e le scelte politiche che possono proteggere il mercato interno.

Dal 2015 a oggi Valleverde ha rinnovato la sua offerta e consolidato la distribuzione, ma la fragilità dei consumi e l’ondata di importazioni dall’Asia mettono in discussione il futuro del settore.

Strategia commerciale e risultato 2025

Valleverde rimane un punto di riferimento per le scarpe che combinano comfort e stile. La società, ora parte del gruppo Silver1 guidato dalla famiglia Silvagni, ha puntato a un posizionamento più vicino alla domanda reale: maggiore accessibilità di prezzo per aumentare volumi e penetrazione.

Il 2025 ha segnato una lieve contrazione del fatturato, fermatosi a circa 29 milioni di euro. Un calo, secondo il management, dovuto a eventi internazionali e all’incertezza dei consumatori, ma comunque migliore della media di un settore che da due anni è in forte sofferenza.

Prodotto e innovazione

La collezione primavera-estate 2026 conferma la direzione intrapresa: modelli rinnovati per uomo e donna, materiali selezionati e attenzione al rapporto qualità-prezzo. Restano centrali caratteristiche storiche del marchio come la leggerezza delle suole e la morbidezza dei plantari, basata sul brevetto proprietario SoftSystem.

«Puntiamo su calzature flessibili, leggere e confortevoli», spiegano dai vertici dell’azienda, precisando che gli investimenti nella ricerca sui materiali e nella pelle — considerata più duratura e traspirante — sono ritenuti fondamentali per mixare qualità e sostenibilità.

  • Punti vendita: circa 1.300 in Italia.
  • Fatturato 2025: ~29 milioni di euro.
  • Investimenti: brevetti e materiali, con focus su pelle e tecnologie per il comfort.
  • Gamma: calzature, borse e accessori.

Il contesto che preoccupa

All’avvicinarsi del Micam, il Salone Internazionale della Calzatura, la preoccupazione dei produttori cresce. Il settore soffre per la compressione del ceto medio e per una domanda debole: eventi come la guerra in Ucraina, il blocco del canale di Suez e l’incertezza economica hanno ridotto consumi e fiducia.

Un altro fattore critico è la pressione delle importazioni a basso costo dall’Estremo Oriente. Secondo la direzione di Valleverde, questo fenomeno erode quote di mercato e rende la produzione europea meno competitiva: i grandi brand sportivi, in particolare, si riforniscono ormai direttamente dall’Asia, con inevitabili ripercussioni sugli stabilimenti locali.

La proposta avanzata dall’azienda è netta: limitare l’ingresso massiccio di merci a basso costo e sostenere la produzione in Europa e in Italia. Un effetto atteso sarebbe un aumento contenuto dei prezzi, compensato però da maggiore occupazione e qualità percepita, con benefici anche per i rivenditori.

Richiesta di politiche europee più decise

Oltre alle misure commerciali, Valleverde chiede un intervento politico più incisivo a livello comunitario. Da anni l’azienda promuove iniziative — tra cui il progetto denominato «Sveglia Europa» — per spingere verso un coordinamento europeo capace di rispondere in modo unitario alle dinamiche globali che penalizzano le industrie dell’Unione.

Il messaggio è chiaro: senza un’Europa più federata e pronta a decidere, la filiera manifatturiera corre il rischio di declino. Per i vertici del gruppo, una politica comune su dazi, incentivi alla produzione locale e tutela del mercato interno è una leva essenziale per invertire la tendenza.

Per il comparto calzaturiero italiano e per marchi storici come Valleverde, la posta in gioco riguarda non solo i conti aziendali, ma anche posti di lavoro e il presidio di competenze artigianali che hanno un valore strategico per l’economia europea.

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