Elena Sofia Ricci: la danza la salva dal buio e riemerge la ragazza in lei

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Elena Sofia Ricci torna a danzare in pubblico dopo anni lontana dai palcoscenici: lo fa nel cortometraggio Infinito, dove il tango diventa mezzo di racconto e di cura personale. La notizia è rilevante oggi perché mescola cinema, danza e social media, portando un volto noto della recitazione italiana a confrontarsi con una forma d’arte che in passato aveva coltivato da ragazza.

Il cortometraggio, prodotto da Publispei e Verdiana Bixio e diretto da Kiko Rosati, mette al centro un gesto semplice e potente: il ballo come strumento di relazione. Accanto a Ricci danza Moreno Porcu, maestro noto per la sua partecipazione a Ballando con le Stelle, e insieme interpretano un tango sulle note di Oblivion di Astor Piazzolla.

Un ritorno alle radici

Ricci racconta di aver riscoperto la danza in un momento personale complicato: ha riaperto «cassetti» di sogni e ricordi, ha ripreso lezioni e prove per concedersi una riconnessione con quella parte di sé rimasta bambina. Non si tratta di un ruolo convenzionale, ma di un gesto autentico che mescola memoria, disciplina e riscoperta emotiva.

Per l’attrice la scena resta il suo luogo naturale, ma questa volta la performance non è né teatro né cinema nel senso tradizionale: è un piccolo film dove il corpo comunica ciò che le parole spesso non dicono.

Cosa sapere in breve

  • Titolo: Infinito (cortometraggio)
  • Regia: Kiko Rosati
  • Produzione: Publispei, Verdiana Bixio
  • Protagonisti: Elena Sofia Ricci e Moreno Porcu
  • Colonna sonora: “Oblivion” di Astor Piazzolla
  • Temi: rinascita personale, terapia attraverso l’arte, incontro emotivo

Il tango, nel film, non è solo movimento coreografico: è un’intimità condivisa, uno spazio dove i confini tra i corpi e tra le persone si fanno più sottili. La scelta di Piazzolla sottolinea il registro emotivo ed elegante della scena.

Perché potrebbe interessare il pubblico

Da un lato il progetto parla ai fan dell’attrice e agli appassionati di danza; dall’altro solleva questioni più ampie su come le arti possano favorire il recupero emotivo. In tempi in cui i contenuti culturali circolano rapidamente sui social, un cortometraggio come questo guadagna visibilità e stimola conversazioni su benessere, creatività e identità professionale.

La presenza di un volto televisivo legato al ballo come Porcu amplifica il ponte tra televisione popolare e cinema d’autore, potenzialmente attirando spettatori che altrimenti non si avvicinerebbero a un corto drammatico.

Nella sua condivisione sui social, Ricci ha spiegato di essersi concessa il tempo per tornare a danzare e per ritrovare la leggerezza di un passato senza troppe ombre. Ha descritto il processo come un riprendere fiato, un modo per «riconnettersi» con i propri desideri e per lasciare che l’arte lavori come spazio di cura.

In attesa di dettagli su eventuali proiezioni o distribuzione, il cortometraggio rappresenta comunque un esempio di come figure del cinema possano esplorare nuovi linguaggi espressivi e ricordare al pubblico il valore rigenerativo della danza.

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