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“Fate qualcosa per Isola Farnese. Siamo isolati, la scala che ci hanno dato non risolve i problemi di chi come me è impossibilitato a percorrere 141 gradini con le sue gambe. Così è difficile, sembra di rivivere un nuovo lockdown”. A parlare al telefono con l’Adnkronos è Tinto Brass, 50 anni di vita a Isola Farnese alle spalle, che lancia un appello diretto alle istituzioni perché il borgo alle porte di Roma non resti ostaggio delle frane di gennaio.
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Accessibilità dopo la frana
Il regista racconta come la frana abbia di fatto bloccato l’accesso allo storico borgo e come la tanto annunciata riapertura, avvenuta tramite la scala pedonale, non sia una soluzione per tutti. “Ora stanno cercando di aprire un’altra strada che passa attraverso il parco di Veio ma sarà accessibile solo in casi di emergenza perché prima devono mettere in sicurezza un ponte. In alternativa, ci hanno messo a disposizione una scala che però conta 141 scalini”, sottolinea, mettendo a fuoco il tema centrale: l’accessibilità reale per gli anziani e per chi ha problemi di mobilità.
Vita quotidiana sospesa
Brass non nasconde la propria difficoltà quotidiana: “Ormai da tempo ho dei problemi di deambulazione che mi rendono molto difficile camminare. Attualmente non c’è un accesso al borgo e la fatica è immensa, come si può immaginare”. Le sue parole danno voce a una parte di popolazione che, pur tecnicamente “collegata” con l’esterno, continua a vivere l’isolamento come se le frane avessero chiuso il borgo ieri. A preoccupare è anche l’incertezza sui tempi: “Ora abbiamo saputo che vorrebbero fare un tunnel ma le notizie sono vaghe, e non si capisce quali siano i tempi”, osserva il regista.
A fianco del cineasta interviene la moglie, Caterina Varzi, che prova a tenere insieme riconoscenza e frustrazione: “La popolazione non è abbandonata. La protezione civile e la Croce Rossa sono molto gentili e disponibili, ma questo non risolve i problemi di una quotidianità che non è una quotidianità normale. In caso di emergenza è previsto l’elisoccorso, ma non si può certo stare così”. Il paradosso è tutto qui: l’emergenza sanitaria è coperta, ma la vita di tutti i giorni resta sospesa.
Memorie e preoccupazioni
Brass lega l’attuale crisi alla memoria lunga del borgo. Da mezzo secolo la sua casa è qui, nell’ultimo “baluardo” cinematografico di un luogo che definisce poetico e stratificato di storie: “Me lo ricordo quando ci vivevano tanti artisti, tra cui Philippe Leroy, poi mano mano si è spento”, racconta. E rievoca gli anni di “Salon Kitty”: “Quando ho fatto ‘Salon Kitty’ mi chiamavano dal bar, non avevo nemmeno il telefono in casa”, dice sorridendo. Oggi, invece, il sorriso lascia spazio alla preoccupazione: “Al momento siamo ancora bloccati, spero davvero facciano presto qualcosa”.
Interventi delle istituzioni
Sul fronte istituzionale, il presidente del XV Municipio Daniele Torquati, ieri ha annunciato nuovi incontri con i residenti e ha rivendicato gli interventi messi in campo: la scala pedonale in ferro per sostituire il sentiero nel bosco privato, il presidio h24 della guardia medica, la Croce Rossa di notte e il 118 allertato per l’elisoccorso, oltre ai lavori per la strada di collegamento dal borgo alla Cassia bis riservata ai mezzi di soccorso. Torquati ha spiegato che sul costone non è possibile intervenire in modo risolutivo e che si sta lavorando a reti, paramassi e a una futura galleria di protezione, con tempi stimati in circa due mesi per il progetto esecutivo e una nuova ordinanza attesa per definire uso della scala, strada e ulteriori interventi.
Un quadro che, visto dal borgo, si traduce nell’appello di Brass: trasformare promesse e progetti in soluzioni concrete e rapide, prima che il “nuovo lockdown” di Isola Farnese diventi una normalità insostenibile.












