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Mara Sattei arriva a Sanremo con un brano che porta la sua firma in solitaria e racconta l’inizio di una storia d’amore: una scelta che mette al centro la scrittura femminile e la capacità di mostrare vulnerabilità in un ambiente mediatico che impone spesso velocità e apparire. Oggi esce anche il suo nuovo album, che conferma una traiettoria artistica orientata al racconto personale e al tempo lungo del processo creativo.
Dopo collaborazioni di successo — da Fedez a Tananai, passando per l’apertura delle date italiane dei Coldplay — e numeri significativi in certificazioni, Sattei sceglie Sanremo per raccontare se stessa come autrice. Il pezzo in gara, Le cose che non sai di me, è scritto interamente da lei e parla dell’inizio del rapporto con Alessandro Donadei, compagno nella vita e presenza anche sul piano professionale.
Una firma inedita sul palco dell’Ariston
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Tra le proposte in gara, molte sono il risultato di team di autori. La particolarità del brano di Sattei è proprio la firma singola: un atto intenzionale per dare visibilità al ruolo delle cantautrici nel panorama musicale italiano. Per l’artista, la scrittura non è solo mestiere, ma modo per mettere a fuoco emozioni e momenti di vita.
La produzione del brano è curata dal fratello, conosciuto come thasup, insieme a Enrico Brun; la matrice sonora è complessa e pensata per valorizzare tanto la parte autoriale quanto la sua voce interpretativa. Nel disco che esce oggi, Che me ne faccio del tempo, emergono queste stesse tensioni: 16 tracce che alternano introspezione e collaborazioni importanti, tra cui nomi come Madame, Ultimo e Mecna, oltre ai featuring con Elisa e Noemi.
- Brano in gara: Le cose che non sai di me — scritto da Mara Sattei
- Album: Che me ne faccio del tempo — 16 tracce, in uscita oggi
- Produzione: thasup (fratello) e Enrico Brun
- Collaborazioni: Madame, Ultimo, Mecna; featuring con Elisa e Noemi
- Numeri e passaggi: aperture ai Coldplay, hit con Fedez e Tananai
La scelta di chiamare Mecna per la serata dei duetti nasce da una lunga stima reciproca: dopo anni di attesa, la collaborazione sui brani originali e sulla cover si è rivelata naturale. Sattei racconta di aver lavorato sull’arrangiamento pensando a una voce capace di dare intensità al testo scelto per la cover di serata.
Slow creativity e la necessità di fermarsi
Il nuovo album è anche il frutto di tempi dilatati. Sattei sottolinea come l’industria musicale moderna spinga verso numeri e rendimento rapido, ma che la scrittura abbia bisogno di pause per essere autentica. Fermarsi, per lei, è stato necessario non come rinuncia ma come cura: tempo per elaborare paure, insicurezze e ritrovare lucidità artistica.
Questo approccio si riflette nei testi, dove la parola d’ordine è spesso la fragilità. L’artista cita l’importanza di riconoscere i propri limiti e la bellezza di lasciare trapelare tristezza ed emozioni: ammettere di aver bisogno di aiuto o di prendersi una pausa non è un segno di debolezza, ma una pratica di cura personale.
In brani come Niagara emerge la fatica di portare sulle proprie spalle il peso degli altri e la difficoltà a chiedere sostegno: «Meglio che soffra io che gli altri», è l’attitudine che lei mette in discussione, invitando a invertire la prospettiva e a mettere prima la cura di sé.
Fede, immagine pubblica e scelte personali
La sua fede, vissuta in termini spirituali e personali, compare nel discorso senza volontà di confinarsi a etichette. Sattei critica la tendenza a interpretare la religiosità come imposizione o giudizio sociale, ribadendo invece il carattere intimo e non politico del suo credo.
Alla domanda su un’eventuale partecipazione all’Eurovision in caso di vittoria, lei evita prese di posizione nette sul piano decisionale: rispetto chi sceglierebbe di rinunciare, ma per ora il suo obiettivo resta arrivare a fine competizione senza “bruciarsi”, con attenzione alla propria integrità.
Il discorso sulle cantautrici resta centrale: Sattei richiama figure storiche italiane che hanno tracciato la strada, invitando a riconoscere lavoro e fatica dietro ogni testo. Per lei, dare visibilità a chi scrive e canta significa anche cambiare la percezione collettiva del ruolo femminile nella musica.
In un contesto mediatico che celebra la velocità e l’esposizione continua, l’esempio di Sattei punta sull’autenticità e sul valore del tempo creativo — elementi che, se ben comunicati, possono trovare risonanza anche nel pubblico più giovane e nelle piattaforme che contano oggi, da Sanremo a Google News e Discover.













