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La copertina del numero di febbraio di Finzioni è firmata da Stefano Bessoni, che presenta anche un progetto editoriale inedito insieme a Peter Greenaway. Il libro, una raccolta di cento micro-racconti del regista inglese rielaborati dall’artista italiano, propone un dialogo tra parola e immagine che mette al centro il tema del buio e invita il lettore a partecipare attivamente alla costruzione del senso.
Regista, illustratore e animatore stop-motion attivo dal 1989, Stefano Bessoni ha realizzato la cover del magazine poco prima dell’uscita — per Bakemono Lab — di He Read Deep Into The Night / Si immerse nella lettura fino a notte fonda, opera in cui cento brevi testi di Peter Greenaway diventano la materia prima per una serie di tavole che non illustrano semplicemente ma suggeriscono, provocano e lasciano spazio all’immaginazione.
Immagini che sollecitano il lettore
Bessoni spiega che la sua pratica non rientra nel tradizionale concetto di illustrazione commerciale: preferisce lavorare su progetti che gli consentano di usare l’immagine come strumento espressivo e non come mera didascalia. Nella collaborazione con Greenaway l’obiettivo è stato esplicitamente quello di trasformare i micro-racconti in stimoli visivi, più che in una trasposizione letterale.
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Secondo l’artista, il panorama dell’illustrazione contemporanea è segnato da tendenze ripetitive e logiche di mercato che spesso attenuano la carica provocatoria delle immagini. Per questo motivo la sua scelta è quella di costruire figure che suggeriscano storie, conflitti interiori e poesia senza fornire spiegazioni esaustive: il senso si forma nella mente del lettore.
La sua poetica si muove fra fiaba e inquietudine, con personaggi intrisi di malinconia che abitano un “mondo sotterraneo” di ossessioni, gioco e follia. La copertina per Finzioni, confessa, è una sorta di autoritratto in miniatura: uno sguardo da bambino che esplora il buio con matita e colore.
Le parole come comando e come spunto
Peter Greenaway porta nel progetto una predilezione per la sintesi estrema: i suoi testi brevissimi puntano a concentrare idee, emozioni e paradossi in poche righe. Allo stesso tempo, l’autore inglese non rinuncia alla vastità creativa: cataloghi di progetti, liste di idee e bozze lunghe quanto una vita artistica compongono il suo archivio mentale.
Nonostante l’età — Greenaway è ottantatré anni — la sua energia creativa resta intensa. Molti dei suoi scritti nascono come frammenti, come inventario di possibilità da esplorare, e in questo lavoro con Bessoni trovano una forma inedita che mescola frammento letterario e apparato visivo.
Il risultato è un libro che non vuole chiudere il racconto ma aprirlo: immagini e parole si offrono al lettore come pezzi di un gioco da ricomporre personalmente.
- Titolo: He Read Deep Into The Night / Si immerse nella lettura fino a notte fonda
- Autori: Peter Greenaway (testi) e Stefano Bessoni (rielaborazione visiva)
- Editore: Bakemono Lab
- Formato: cento micro-racconti con corredo di immagini e grafica sperimentale
- Temi: buio, memoria, ossessioni, dialogo tra parola e immagine
Per i lettori questo progetto è rilevante almeno per tre ragioni concrete: mette in discussione i confini tra illustrazione e letteratura; riporta al centro la pratica del lettore attivo; e offre un esempio di come il «tema del buio» venga trattato oggi non solo come elemento estetico ma come esperienza sensoriale e meditativa.
La fascinazione di Bessoni per il buio ha radici biografiche: gli studi in scienze biologiche e l’esperienza di esplorazioni sotterranee — tra grotte e ambienti dove la vista smette di funzionare normalmente — hanno lasciato un’impronta duratura sulla sua ricerca estetica. Quel tipo di tenebra, lontana dal semplice nascondiglio, diventa qui un campo di indagine emotiva e visiva.
Greenaway, dal canto suo, conferma che la brevità può essere uno strumento potente: concentrare significa anche liberare spazio per la fantasia del lettore e per l’interpretazione delle immagini.
Il libro, la copertina e la sezione fumetti del numero di Finzioni offrono così una piccola mappa di come oggi possa funzionare la collaborazione tra parola e immagine: non più illustrazione che spiega, ma lavoro che provoca, suggerisce e consegna al pubblico frammenti da riassemblare.
Per chi segue l’evoluzione dell’editoria illustrata e dei linguaggi visivi contemporanei, questa pubblicazione rappresenta un punto di osservazione utile per capire come artisti e autori provino a resistire all’omologazione e a riaprire spazi di sperimentazione sensibile.












