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I dati divulgati nel 2025 da UNICEF e dal CNCA rivelano uno squilibrio evidente: 12.142 minori non accompagnati sono sbarcati sulle coste italiane e circa 17.500 risultano ospitati in strutture residenziali, mentre soltanto il 4% è stato affidato a famiglie. Questo divario solleva questioni pratiche e sociali immediate sul modello di accoglienza e sulle opportunità di integrazione per i giovani migranti.
Il profilo delle famiglie affidatarie
Lo studio, basato su un questionario rivolto a 61 nuclei coinvolti nel progetto Terreferme, delinea famiglie motivate e con esperienze genitoriali consolidate. In generale gli affidatari hanno età comprese tra i 40 e i 60 anni, con una presenza significativa di over 60; la maggior parte è sposata o convivente e oltre il 60% ha figli propri.
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Elementi ricorrenti: titoli di studio medio-alti, stabilità economica e soddisfazione nelle relazioni familiari. Questi fattori emergono come condizioni favorevoli per accogliere minorenni in un contesto domestico invece che in strutture collettive.
- Arrivi 2025: 12.142 minori non accompagnati.
- Ospitalità attuale: ~17.500 in strutture residenziali.
- Affido in famiglia (ultimo anno): 4% dei casi.
- Caratteristiche degli affidatari: età 40-60+, esperienza genitoriale, stabilità economica.
Motivazioni e valori
Chi sceglie l’affido indica motivazioni che vanno oltre l’emotività: emergono valori come solidarietà, scambio culturale e fiducia nell’altro. La maggioranza degli intervistati percepisce i migranti come una risorsa culturale e respinge collegamenti automatici tra immigrazione e criminalità o perdita di posti di lavoro.
Nel report l’affido familiare è definito uno strumento efficace e meno oneroso rispetto alle strutture residenziali, capace di offrire ai minori un ambiente più favorevole allo sviluppo affettivo e sociale.
Le difficoltà pratiche dell’affido
Nonostante l’intenzione diffusa di accogliere, molti nuclei segnalano ostacoli concreti: procedure burocratiche complesse, carenze di supporto durante il percorso e incertezze amministrative. Sette affidatari su dieci hanno espresso dubbi iniziali che, senza adeguata assistenza, possono diventare deterrenti permanenti.
Queste criticità non riguardano solo la fase iniziale: la mancanza di un sistema di accompagnamento continuo mette a rischio la sostenibilità dell’accoglienza familiare sul lungo periodo.
Cosa chiedono CNCA e UNICEF
Le due organizzazioni sollecitano interventi mirati per rendere l’affido una pratica più accessibile e stabile. Tra le priorità indicate figurano criteri chiari di selezione, forme di affido più flessibili, investimenti nella raccolta dati e campagne di sensibilizzazione pubblica.
Secondo i rappresentanti coinvolti, è necessario costruire servizi che ascoltino la voce dei minorenni e che offrano supporto concreto alle famiglie affidatarie: formazione, sostegno economico e reti territoriali operative.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Minori sbarcati (2025) | 12.142 |
| Ospitati in strutture | 17.500 |
| Affidati a famiglie (ultimo anno) | 4% |
Il punto centrale resta pratico: ampliare l’affido significa non solo distribuire meglio risorse economiche, ma soprattutto offrire percorsi di crescita e integrazione più efficaci per i minori. Se lo scopo è garantire opportunità paritarie con i loro coetanei, il meccanismo di supporto alle famiglie affidatarie va potenziato e reso stabile.
Liviana Marelli del CNCA sottolinea che l’affido deve essere una responsabilità condivisa tra famiglia e istituzioni, mentre il coordinatore UNICEF, Nicola Dell’Arciprete, invita a rimuovere gli ostacoli che impediscono a più famiglie di aprirsi all’accoglienza. Le proposte messe sul tavolo puntano a rendere il modello sostenibile nel tempo e maggiormente accessibile, con impatto diretto sulla qualità della vita dei minori coinvolti.












